RASSEGNA STAMPA

7 MARZO 1999
SEBASTIANO MAFFETTONE
Filosofia e psicologia
La mente salva la psicoanalisi
Una teoria olistica del mentale oltre le critiche ermeneutiche e scientifiche
"Temi e problemi di psicoanalisi", a cura di Luigi Longhini e Mauro Mancia, Bollati Boringhieri, Torino 1998, pagg. 286 L. 6O00.
Ludwig Wittgenstein. nelle sue lezioni cambrigensi degli anni 30, ipotizzò tra i primi che una spiegazione psicoanalitica correva il rischio di confondere cause con ragioni. Queste ultime derivavano direttamente da ciò che diceva il paziente, mentre lo spiegare per cause era associato con il tentativo di formulare leggi del tipo di quelle delle scienze naturali. Da allora in poi, molti critici - pur orientati in maniera affatto diversa gli unì dagli altri - hanno sostenuto che non si dovrebbe confondere lo studio psicoanalitico di ragioni, intenzioni, motivi, e in genere del significato di ciò che si fa, con l'indagine scientifica sulle cause. Questa tesi è stata argomentata in differenti modi e con differenti stili e interessi teorici. E' stato detto, così, che bisognava auspicare la distinzione tra indagini che non avevano molto in comune, proprio perché si trattava di cose diverse su cui investigare, dato che per l'appunto le ragioni non sono cause e viceversa. Oppure, che la psicoanalisi presuppone una logica diversa da quella standard, così come ì suoi metodi di ricerca e di conferma sarebbero diversi da quelli tipici delle scienze naturali.
Questi presupposti sono poi curiosamente comuni a svariati approcci filosofici alla psicoanalisi, spesso, addirittura conflittuali reciprocamente per la metodologia filosofica adoperata e le intenzioni teoriche sottostanti. Filosofi ermeneutici e storicisti, e comunque interessati a un primato delle scienze umane, come Ricoeur, MacIntyre e Habermas hanno così criticato Freud e la psicoanalisi per avere finalità scientifiche nel senso positivista del termine. Mentre invece filosofi, della scienza, come Ernst Nagel, Popper e Grünbaum hanno contestato la capacità scientifica della psicoanalisi, misurata sul metro di quella delle leggi delle scienze di natura. Stranamente, infine, tutta questa discussione, che pure aveva avuto momenti di notevole interesse teorico, è stata messa da parte cadendo in una sorta di limbo o comunque di dimenticatoio.
Merito precipuo del volume collettaneo su Temi e problemi in psicoanalisi, ben curato da Luigi Longhini e Mauro Mancia (pregevole, per esempio, la bibliografia finale, soprattutto per una scelta né troppo inclusiva né troppo austera dei testi), è costituito proprio dal recuperare questo tipo di discussione, dispiegandola, in molti e attenti saggi, sotto i nostri occhi. Dandole tutta l'importanza teorica che merita, come per esempio fa nella documentata Introduzione al volume. Ma anche facendoci capire perché quella stessa discussione è finita - come si diceva - nel dimenticatoio. E il perché sta nel carattere olistico del mentale. Se si prende sul serio il mentale, infatti, le due tendenze, quella scientista e quella umanista, che in Freud a prima vista appaiono inconciliabili, non sono affatto tali. E non lo sono perché non sono un capriccio di Freud ma un'esigenza necessaria per un'indagine seria del mentale, data appunto la sua natura olistica.
Fa quindi bene Mancia a chiedersi, in uno dei saggi pubblicati in questo volume, se sono valide le critiche, mosse alla psicoanalisi, per poi concludere con plausibili argomenti che no, non lo sono. Come fanno altrettanto bene Giorgio Mattana e Antonella Vezzaro ad approfondire e a ricostruire le critiche dei filosofi della scienza e degli ermeneutici alla psicoanalisi, per analizzare di rimando le contromosse degli psicoanalisti, a cominciare dalla seconda metà degli anni 50. Pure stimolante è l'astratta presentazione di "panorami" di epistemologia psicanalitica di Garella e Napolitano, anche se qualche volta si lasciano prendere la mano dal formalismo. E sono altrettanto apprezzabili i contributi di Balsamo, Mascitelli, Meotti, Morpurgo e Stella, che tutti affrontano la questione dello statuto epistemologico della psicoanalisi da una pluralità di prospettive comunemente orientate a difendere il paradigma psicoanalitico da critiche non sufficientemente giustificate. Tutto ciò costituisce una risposta seria a una sfida teorica oramai tradizionale. Tra i due atteggiamenti possibili, infatti, quello di far finta di niente e quello di rispondere con acribia, un intellettuale serio e responsabile ha il diritto-dovere di scegliere il secondo. Come fanno appunto curatori e autori di questo volume.
Dato loro quanto è giusto, e prendendo per buone le loro riposte a critici ermeneutici e scientifici della psiconalisi, viene però da chiedersi: "e allora?". Quale è la via che il superamento eventuale di alcune critiche aprioristiche al paradigma psicanalitico suggerisce agli studiosi? Dopotutto, se la psicoanalisi ha una forte vocazione teoretica, questo problema non è da buttar via. La risposta può prendere le mosse dall'ultimo capitolo di Mancìa, dedicato alla causalità psichica. Il punto di incontro, e perché no? di scontro, tra psicoanalisti e filosofi forse non consiste più nel dibattito sulle credenziali scientifiche della psicoanalisi. Ma piuttosto sul rapporto complesso che si instaura tra modi diversi di riflettere sul mentale, e sulle sue relazioni con il corpo e l'ambiente.
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