RASSEGNA STAMPA

6 MARZO 1999
GABRIELE DE SIMONE
Il secolare disaccordo tra fede e scienza secondo Allègre
Se cercate l'orologio cosmico lo troverete nel "Grande codice"
Cristo riletto alla luce della teoria quantistica
Claude Allègre, "Dio e l'impresa scientifica", Raffaello Cortina. Pagine 218. Lire 35.000
Una scrittura fluida e il brillante argomentare della buona tradizione francese rendono affascinante il libro di Claude Allègre, Dio e l'impresa scientifica. E se nel "millenario conflitto tra religione e scienza" che l'autore esamina e ripercorre, il lettore riuscisse a non parteggiare per l'uno o l'altro dei due contendenti, il suo piacere sarebbe ancora maggiore. Ma è un terreno, questo, dove le neutralità sono difficili. Peraltro il "laicista" Allègre, geochimico nonché contestato ministro della pubblica istruzione e della ricerca nel governo Jospin, una lancia a favore della religione sembra spezzarla a inizio libro a proposito dello "scandalo Galilei". Perché, egli ci dice, il grande fiorentino non fu affatto il tenero agnello in balia del Santo Uffizio, fu piuttosto un ostinato, presuntuoso e arrogante difensore di una teoria, l'eliocentrismo, che non riuscì a dimostrare e che invano i suoi amici, a cominciare dai gesuiti del Collegio romano per finire al suo ammiratore Maffeo Barberini, eletto papa nel 1623 con il nome di Urbano VIII, gli consigliarono di presentare come molto meno scomoda ipotesi di lavoro. Non è tanto, allora, nel processo a Galilei che vanno ricercate le vecchie colpe della Chiesa quanto nella sua opposizione, pressoché sistematica, a tutto ciò che la scienza è venuta scoprendo, dalla forza di gravità di Newton, ritenuta gravida di forze occulte, all'atomismo, visto come nemico dell'Eucarestia. Quanto alla teoria darwiniana dell'evoluzione della specie, la Chiesa ha finito con il dirigerla a patto che si veda in essa un processo guidato dal Creatore. E nel Big Bang, invece, ritenuto fino a prova contraria l'atto fondante dell'Universo, Pio XII ha scorto il possibilissimo e biblico segno di una Creazione. Ma tutto ciò è acquisizione recente, di un secolo in cui la fisica quantistica ha rimescolato ogni cosa. Non per niente Jean Guitton ha scritto: "Non si comprende più nulla e questo è il segno della presenza di Dio". Altro segno, per chi voglia vedercelo, è che ci sono più sinapsi nel cervello umano che stelle nell'universo. In un universo, e qui la fede può lasciare il posto allo sgomento, che ci vede ubicati all'estrema periferia della nostra galassia uguali, cosmologicamente parlando, a una banalità persa nell'immenso. Né, come ben sappiamo, esiste alcun indirizzo cosmico di quel Purgatorio o, meglio ancora, Paradiso cui pensiamo un giorno di bussare. Le neuroscienze, poi, da parte loro, interpretano il pensiero e ciò che ne deriva come un prodotto del cervello punto e basta, in questo modo, secondo Allègre, portando a scartare l'esistenza di una Mente o Anima che grandi scienziati come John Eccles avevano tentato di dimostrare con l'aiuto della fisica quantistica. In ogni modo, neuroscienze o no, noi siamo e restiamo figli della Bibbia, di questo Libro dei libri su cui si fondano le religioni monoteiste e che i Romani non ebbero, i Cinesi e gli Indiani non vollero. Per Allègre la Bibbia, grazie anche alla Riforma protestante e alle Università che a partire dal XII secolo, da Parigi a Bologna, la presero in carico facendola leggere, studiare, discutere, è diventata un ponte tra il cosmo e l'uomo introducendo nel mondo la Storia, della natura e dell'uomo.
"Venuto meno il tempo ciclico degli Egiziani e dei Cinesi, venuta meno la metempsicosi degli Indiani, il mondo ha una storia e l'uomo ne è il protagonista".
Questa storia è occidentale e dice quanto il fattore religioso sia stato decisivo per definire la geografia scientifica del mondo e mettere la scienza in condizione di fiorire qui piuttosto che là, in terra protestante secondo Allègre, piuttosto che cattolica. Ma come va avanti, oggi, il millenario conflitto? Va avanti con una scienza che procede e procederà sempre, ma che, di fronte alla grande domanda "Chi siamo, da dove veniamo" deve decidersi a rispondere, senza vergogna: "Non lo so e non lo saprò mai". Va avanti con una scienza che, se non deve provare l'esistenza di Dio, non può affermare che Dio non esiste. Quanto al Cristo, il suo esserci è per Allègre un po' come quello della meccanica quantistica: dimostrato "dall'insieme delle sue conseguenze".
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Filosofia e Religione