Il secolare disaccordo tra fede e scienza secondo Allègre Se cercate l'orologio cosmico lo troverete nel "Grande codice" Cristo riletto alla luce della teoria quantistica |
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| Claude Allègre, "Dio e l'impresa scientifica", Raffaello Cortina. Pagine 218. Lire 35.000 | Una scrittura fluida e il brillante argomentare della buona tradizione francese
rendono affascinante il libro di Claude Allègre, Dio e l'impresa scientifica. E se nel
"millenario conflitto tra religione e scienza" che l'autore esamina e ripercorre, il
lettore riuscisse a non parteggiare per l'uno o l'altro dei due contendenti, il suo
piacere sarebbe ancora maggiore. Ma è un terreno, questo, dove le neutralità sono
difficili. Peraltro il "laicista" Allègre, geochimico nonché contestato ministro della
pubblica istruzione e della ricerca nel governo Jospin, una lancia a favore della
religione sembra spezzarla a inizio libro a proposito dello "scandalo Galilei". Perché,
egli ci dice, il grande fiorentino non fu affatto il tenero agnello in balia del Santo
Uffizio, fu piuttosto un ostinato, presuntuoso e arrogante difensore di una teoria,
l'eliocentrismo, che non riuscì a dimostrare e che invano i suoi amici, a cominciare
dai gesuiti del Collegio romano per finire al suo ammiratore Maffeo Barberini, eletto
papa nel 1623 con il nome di Urbano VIII, gli consigliarono di presentare come
molto meno scomoda ipotesi di lavoro.
Non è tanto, allora, nel processo a Galilei che vanno ricercate le vecchie colpe della
Chiesa quanto nella sua opposizione, pressoché sistematica, a tutto ciò che la
scienza è venuta scoprendo, dalla forza di gravità di Newton, ritenuta gravida di
forze occulte, all'atomismo, visto come nemico dell'Eucarestia. Quanto alla teoria
darwiniana dell'evoluzione della specie, la Chiesa ha finito con il dirigerla a patto che
si veda in essa un processo guidato dal Creatore. E nel Big Bang, invece, ritenuto
fino a prova contraria l'atto fondante dell'Universo, Pio XII ha scorto il
possibilissimo e biblico segno di una Creazione. Ma tutto ciò è acquisizione recente,
di un secolo in cui la fisica quantistica ha rimescolato ogni cosa. Non per niente
Jean Guitton ha scritto: "Non si comprende più nulla e questo è il segno della presenza di
Dio".
Altro segno, per chi voglia vedercelo, è che ci sono più sinapsi nel cervello umano
che stelle nell'universo. In un universo, e qui la fede può lasciare il posto allo
sgomento, che ci vede ubicati all'estrema periferia della nostra galassia uguali,
cosmologicamente parlando, a una banalità persa nell'immenso. Né, come ben
sappiamo, esiste alcun indirizzo cosmico di quel Purgatorio o, meglio ancora,
Paradiso cui pensiamo un giorno di bussare. Le neuroscienze, poi, da parte loro,
interpretano il pensiero e ciò che ne deriva come un prodotto del cervello punto e
basta, in questo modo, secondo Allègre, portando a scartare l'esistenza di una
Mente o Anima che grandi scienziati come John Eccles avevano tentato di
dimostrare con l'aiuto della fisica quantistica.
In ogni modo, neuroscienze o no, noi siamo e restiamo figli della Bibbia, di questo
Libro dei libri su cui si fondano le religioni monoteiste e che i Romani non ebbero, i
Cinesi e gli Indiani non vollero. Per Allègre la Bibbia, grazie anche alla Riforma
protestante e alle Università che a partire dal XII secolo, da Parigi a Bologna, la
presero in carico facendola leggere, studiare, discutere, è diventata un ponte tra il
cosmo e l'uomo introducendo nel mondo la Storia, della natura e dell'uomo.
"Venuto meno il tempo ciclico degli Egiziani e dei Cinesi, venuta meno la
metempsicosi degli Indiani, il mondo ha una storia e l'uomo ne è il protagonista".
Questa storia è occidentale e dice quanto il fattore religioso sia stato decisivo per
definire la geografia scientifica del mondo e mettere la scienza in condizione di fiorire
qui piuttosto che là, in terra protestante secondo Allègre, piuttosto che cattolica.
Ma come va avanti, oggi, il millenario conflitto? Va avanti con una scienza che
procede e procederà sempre, ma che, di fronte alla grande domanda "Chi siamo,
da dove veniamo" deve decidersi a rispondere, senza vergogna: "Non lo so e non
lo saprò mai". Va avanti con una scienza che, se non deve provare l'esistenza di
Dio, non può affermare che Dio non esiste. Quanto al Cristo, il suo esserci è per
Allègre un po' come quello della meccanica quantistica: dimostrato "dall'insieme
delle sue conseguenze". |