RASSEGNA STAMPA

6 MARZO 1999
FRANCO GABICI
Una rilettura della figura del gesuita francese Teilhard, nel relativo si nasconde l'assoluto
Il mondo della materia ha al vertice Dio
Bernardo Razzotti, "Teilhard de Chardin", Edizioni Messaggero Padova, Pagine 176. Lire 19.000
A volte anche il dato biografico di un personaggio cessa di essere semplicemente un numero per assumere un alto significato. Chi conosce la biografia di Pierre Teilhard de Chardin sa che lo scienziato gesuita era solito dire che avrebbe desiderato morire in un giorno di Pasqua e il fatto che la sua morte sia proprio avvenuta alla vigilia della Pasqua del 1955 può essere letto emblematicamente come il suggello a una vita di fede e di studio che ha trovato il suo compimento proprio nel giorno della Resurrezione. E crediamo che tutta la vicenda umana e scientifica di questo discusso gesuita (che non ebbe la soddisfazione di veder pubblicato Il fenomeno umano quando era ancora in vita) vada letta in questa prospettiva, che inquadra l'opera di Teilhard de Chardin in una situazione di perenne "avvento". Un "avvento" dove non si attende un semplice "accadimento", ma l'evoluzione di tutte le cose verso Dio, il "punto Omega" che costituisce l'unico punto di convergenza della creazione. E se il punto di arrivo è il "punto Omega", la partenza è invece l'uomo. Quella di Teilhard, dunque, come scrive l'autore di questo saggio, è una visione "avente per base il mondo della materia e per vertice Dio, in una lettura unitaria e in una penetrante escavazione di tutta la filosofia, la teologia e la scienza che Teilhard rilegge in chiave fenomenologico-antropologica per l'uomo del nostro tempo". Il "punto Omega" rispecchia il bisogno dell'Assoluto e secondo Teilhard tutto questo coincide con il concetto che la vera religiosità è quella cosmica. E a questo punto il saggio, dopo aver ricercato in precedenti filosofie analogie e paralleli con il pensiero teilhardiano, mette a confronto, per contrapporli, Teilhard con Einstein, facendo leva su una lettura "parziale" del pensiero einsteiniano, anch'esso tutto permeato da una intima esigenza di "assoluto". Va ricordato, infatti, che l'asserto "tutto è relativo" costituisce la premessa del discorso einsteiniano, che dimostra come al di là dei "relativismi" esista invece qualcosa di "assoluto". Teilhard ed Einstein, dunque, possono essere accomunati in questa loro "passione" per l'Assoluto, quasi un intrinseco bisogno di andare oltre al relativismo della realtà nella quale ci è dato di vivere. Molto attento ai testi fondamentali (soprattutto Il fenomeno umano e L'ambiente Divino), il saggio presenta l'itinerario filosofico del gesuita, che può essere riassunto nei quattro momenti fondamentali: la presenza di Dio nel mondo, l'umanità in cammino, il senso dello sforzo umano e il Cristo totale. E su questo itinerario Teilhard scommette sull'uomo, punto chiave della storia del mondo, l'umanità in cammino, il senso dello sforzo umano e il Cristo totale. E su questo itinerario Teilhard scommette sull'uomo, punto chiave della storia del mondo e rappresentante di una umanità in cammino che il gesuita vede in continua crisi di crescenza. Ma forse questa crisi di crescenza è la condizione perenne dell'uomo, che secondo Teilhard non è uno "sconosciuto", ma una "soluzione di tutto ciò che noi possiamo conoscere". La sensazione che si riceve leggendo queste pagine è che Teilhard abbia ancora oggi molto da dire e se all'inizio degli anni Sessanta leggere Teilhard (nelle edizioni francesi originali) voleva dire essere in qualche modo à la page, riavvicinarsi oggi a questo "gesuita proibito" significa ascoltare una voce che può ancora contribuire non a rinforzare una moda, ma a inserirsi in dibattiti esistenziali come il posto dell'uomo nell'universo o il rapporto fra scienza e fede.
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