Una rilettura della figura del gesuita francese
Teilhard, nel relativo si nasconde
l'assoluto | Il mondo della materia ha al vertice Dio |
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| Bernardo Razzotti, "Teilhard de Chardin", Edizioni Messaggero Padova, Pagine 176. Lire 19.000 | A volte anche il dato biografico di un personaggio cessa di essere semplicemente un
numero per assumere un alto significato. Chi conosce la biografia di Pierre Teilhard
de Chardin sa che lo scienziato gesuita era solito dire che avrebbe desiderato morire
in un giorno di Pasqua e il fatto che la sua morte sia proprio avvenuta alla vigilia
della Pasqua del 1955 può essere letto emblematicamente come il suggello a una
vita di fede e di studio che ha trovato il suo compimento proprio nel giorno della
Resurrezione. E crediamo che tutta la vicenda umana e scientifica di questo discusso
gesuita (che non ebbe la soddisfazione di veder pubblicato Il fenomeno umano
quando era ancora in vita) vada letta in questa prospettiva, che inquadra l'opera di
Teilhard de Chardin in una situazione di perenne "avvento". Un "avvento" dove non
si attende un semplice "accadimento", ma l'evoluzione di tutte le cose verso Dio, il
"punto Omega" che costituisce l'unico punto di convergenza della creazione.
E se il punto di arrivo è il "punto Omega", la partenza è invece l'uomo. Quella di
Teilhard, dunque, come scrive l'autore di questo saggio, è una visione "avente per
base il mondo della materia e per vertice Dio, in una lettura unitaria e in una
penetrante escavazione di tutta la filosofia, la teologia e la scienza che Teilhard
rilegge in chiave fenomenologico-antropologica per l'uomo del nostro tempo".
Il "punto Omega" rispecchia il bisogno dell'Assoluto e secondo Teilhard tutto
questo coincide con il concetto che la vera religiosità è quella cosmica. E a questo
punto il saggio, dopo aver ricercato in precedenti filosofie analogie e paralleli con il
pensiero teilhardiano, mette a confronto, per contrapporli, Teilhard con Einstein,
facendo leva su una lettura "parziale" del pensiero einsteiniano, anch'esso tutto
permeato da una intima esigenza di "assoluto". Va ricordato, infatti, che l'asserto
"tutto è relativo" costituisce la premessa del discorso einsteiniano, che dimostra
come al di là dei "relativismi" esista invece qualcosa di "assoluto". Teilhard ed
Einstein, dunque, possono essere accomunati in questa loro "passione" per
l'Assoluto, quasi un intrinseco bisogno di andare oltre al relativismo della realtà nella
quale ci è dato di vivere.
Molto attento ai testi fondamentali (soprattutto Il fenomeno umano e L'ambiente
Divino), il saggio presenta l'itinerario filosofico del gesuita, che può essere riassunto
nei quattro momenti fondamentali: la presenza di Dio nel mondo, l'umanità in
cammino, il senso dello sforzo umano e il Cristo totale. E su questo itinerario
Teilhard scommette sull'uomo, punto chiave della storia del mondo, l'umanità in
cammino, il senso dello sforzo umano e il Cristo totale. E su questo itinerario
Teilhard scommette sull'uomo, punto chiave della storia del mondo e rappresentante
di una umanità in cammino che il gesuita vede in continua crisi di crescenza. Ma
forse questa crisi di crescenza è la condizione perenne dell'uomo, che secondo
Teilhard non è uno "sconosciuto", ma una "soluzione di tutto ciò che noi possiamo
conoscere".
La sensazione che si riceve leggendo queste pagine è che Teilhard abbia ancora
oggi molto da dire e se all'inizio degli anni Sessanta leggere Teilhard (nelle edizioni
francesi originali) voleva dire essere in qualche modo à la page, riavvicinarsi oggi a
questo "gesuita proibito" significa ascoltare una voce che può ancora contribuire
non a rinforzare una moda, ma a inserirsi in dibattiti esistenziali come il posto
dell'uomo nell'universo o il rapporto fra scienza e fede. |