BOBBIO RACCONTA I VECCHI
DEL 2000
"Non so come sarà il futuro Mi accontento di essere un testimone" "La saggezza degli anziani? Cancellata dalla rapidità dei cambiamenti" |
| Ha 89 anni Norberto Bobbio, uno dei pensatori italiani più noti di questo secolo. Da
qualche tempo parla e scrive da "vecchio", senza nessuna remora. I ricordi del
passato emergono continuamente anche nel suo scritto sulla vecchiaia (De
Senectute, Einaudi 1996).E di ricordi Norberto Bobbio ne ha tanti: ricordi di un
secolo, fra guerre, dittature, carestie, grandiose conquiste giuridiche, successi
personali, svilimenti, perdite di amici, compagni, orizzonti, incomprensioni.
| Professor Bobbio, il 1999 è l'anno dedicato all'anziano. Per una casualità
interessante noi ci troviamo a celebrare quest'anno la fine del secolo e
l'inizio del nuovo Millennio. Che percezione ha di questo secolo che si
chiude |
"Il Novecento è stato un secolo drammatico, che ha conosciuto due guerre
mondiali. La prima, agli esordi, fu una guerra che ha visto coinvolte le più civili
nazioni del mondo. La tregua di vent'anni (sono pochi vent'anni!) è stata funestata da
regimi dittatoriali. Pensiamo a che cosa è stato il fascismo e cosa il nazismo e cosa
ancora è stata l'Unione sovietica. E poi la Seconda guerra mondiale, la più
sanguinosa della storia, che ha lasciato a terra oltre cinquanta milioni di morti. La
Seconda guerra mondiale si è conclusa con le bombe su Hiroshima e Nagasaki,
bombe che oggi sono considerate "bombette", rispetto a quelle che giacciono negli
arsenali delle superpotenze, capaci di sterminare più volte l'intera umanità. Pensare a
ciò che è accaduto e a quello che potrebbe accadere è terrificante. Però non c'è mai
solo il male da una parte e il bene dall'altra. La storia umana continua a procedere
fra male e bene. In questo secolo ci sono stati progressi enormi, soprattutto per
quanto riguarda la salute degli uomini, per cui io, che sono sempre stato una persona
cagionevole, ho il privilegio di andare verso i novant'anni, grazie ai progressi della
medicina. Questo per dire anche gli aspetti positivi del nostro secolo. Dal punto di
vista del mio temperamento io mi sento più pessimista che ottimista, però faccio mia
una recente osservazione del Papa: l'importanza che ha assunto nella politica
mondiale, il problema del riconoscimento della Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo. Indubbiamente questa è stata una delle grandi scoperte della cultura per
quanto riguarda la convivenza pacifica fra gli uomini. Come sarà, allora, il prossimo
millennio? Sarà quello della guerra sterminatrice, oppure quello della maggiore e più
perfezionata garanzia dei diritti umani? Io non sono in grado di rispondere a questa
domanda".
| Però esiste la responsabilità individuale... |
"Certo, la responsabilità è di tutti, soprattutto di coloro che hanno funzioni dirigenti,
sia nel campo materiale, sia in quello spirituale".
| Come si pone la sua esperienza della vecchiaia? |
"Siccome io ho una tendenza a vedere le cose più verso il lato negativo, che in
quello positivo, quando ho scritto il De Senectute ho considerato questa materia
soprattutto nel suo aspetto negativo. La vecchiaia è il momento in cui tutto si
affievolisce. Si accorciano le prospettive di futuro e accorciandosi queste
prospettive uno si rivolge soprattutto a rimuginare sul passato. Fra le tre dimensioni
del tempo, quella che viene a contare di più è quella del passato. Il vecchio non si
proietta tanto verso il futuro, quanto si riversa sul passato. Per esprimere questo
stato d'animo con una parola, potrei parlare di "melanconia". La mia vecchiaia è una
vecchiaia melanconica. Mi volto e vedo il passato che non torna più, vedo tutte le
persone care che mi hanno circondato e che mi hanno voluto bene e non ci sono
più, guardo i tanti progetti che non sono riuscito a realizzare e che non ho più il
tempo di realizzare. Emerge un senso di rallentamento, di una vita che si vive al
rallentatore. Quello che io riuscivo a fare negli anni della maturità, ora non lo faccio
più o se riesco lo faccio con grande lentezza e con insoddisfazione, perché mi rendo
conto che non mi riesce bene. Scrivo una lettera e poi, alla fine, quando la rileggo,
dico: "Una volta la scrivevo meglio!"".
| Che considerazione presta, secondo Lei, la nostra società riguardo ai
vecchi? |
"La mia impressione è che una società che si sviluppa così rapidamente non è certo
una civiltà che possa comprendere i vecchi. Il vecchio, che una volta era
considerato un sapiente e che raccoglieva la sapienza del gruppo, oggi è messo ai
margini. Assistiamo ad un processo di emarginazione dei vecchi. Tempo fa ho letto il
resoconto di una ricerca fatta sull'atteggiamento dei giovani nei confronti dei vecchi
ed emergeva un risultato veramente sconfortante e deprimente. I vecchi sono
considerati brontoloni, sono coloro che credono di sapere ma non sanno nulla di ciò
che sta succedendo, bisognerebbe confinarli in una specie di isola e lasciarli morire
in pace perché non possono più dare nulla. Ecco, a me pare che ciò possa
considerarsi una tendenza prevalente dei giovani nei confronti dei vecchi. La
cosiddetta saggezza del vecchio si trasforma in un'abissale ignoranza davanti a quella
che è la realtà del mondo che cambia in fretta
| Molte persone anziane vivono sole. Che influenza ha, secondo lei, la
televisione sul modo di vivere la vecchiaia? |
Questa è una domanda difficile. So che nelle comunità degli anziani spesso, per
tenerli tranquilli, li si mette davanti alla televisione. È un modo per preservare
l'anziano dalla noia, dal taedium vitae. Non ho elementi per dire che effetto la
televisione può avere sull'aspetto spirituale della vita, ma è difficile che essa possa
avere un incidenza molto benefica dal momento che gli spettacoli televisivi sono, per
lo più, piuttosto banali e miseri".
| Lei ora si appresta a partecipare a questo scivolamento nel Millennio
prossimo. Con quali attese, con quali speranze, con quali entusiasmi
accoglie il futuro che viene? |
"Il miglioramento dell'umanità dipende dal miglioramento dei singoli uomini, uno per
uno. Non si può prevedere se gli uomini miglioreranno dal punto di vista dei
costumi, dal punto di vista della moralità, dei rapporti sociali. So soltanto che
l'umanità progredirà solo se la maggior parte degli uomini progrediranno. Non so se
questa ipotesi si avvererà o se prevarrà il contrario. Sarebbe un atto di eccessivo
orgoglio, da parte mia, dare ragione all'una o all'altra ipotesi di futuro. Io sono
soltanto uno spettatore, fin quando sarò in vita, di ciò che vedo". |