RASSEGNA STAMPA

26 FEBBRAIO 1999
STEFANIA GIORGI
PROCREAZIONE MONTECITORIO
L'età fertile della convivenza
La camera approva i nuovi requisiti per l'accesso
Dopo il finto "coup de théâtre" del sì alle coppie di fatto, si è ripreso ieri a discutere sul metafisico problema della loro definizione. Stabili, ma quanto stabili? con quale certificato di garanzia di affidabilità e durata? Responso dell'aula: potranno accedere alle tecniche di fecondazione assistita "coppie di adulti maggiorenni di sesso diverso coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile". La camera ha così approvato il nuovo articolo 5, modificando il testo unificato della commissione affari sociali che alla parola "convivenza" affiancava l'avverbio "stabilmente". E bocciando un profluvio di emendamenti che ricamavano su questo stesso concetto. La decisione è passata a larga maggioranza (260 voti contro 52). Sull'emedamento Taradash - conviventi senza aggettivi - si sono ritrovati anche Popolari e Ccd. "Ci si riferisce a conviventi residenti, che assumono l'impegno bilaterale di essere padre e madre di quel figlio, il nascituro, fin dal concepimento, ha due genitori. Questo mi tranquillizza rispetto ai suoi diritti" (Giovanardi, Ccd). "Credo si debba evitare che l'accesso a un atto medico-chirurgico possa trasformarsi per una coppia in elemento di vessazione, di aggravamento burocratico" (Fioroni, Ppi). Per Gloria Buffo "evitare che venga fissato in un certo numero di anni di convivenza il criterio per stabilirne la stabilità", è questione "di buonsenso e di rispetto della libertà e della responsabilità dei cittadini. Non vorrei che qui si pensasse di introdurre surrettiziamente la questione delle unioni civili, che non è materia di questo provvedimento e che è oggetto di dibattito in tutta Europa. Spero che quanti affermano che non è possibile introdurre materie estrenee in un provvedimento concernente la cura della sterilità dimostreranno lo stesso rigore quando saranno suggerite altre questioni improprie: penso a una serie di proposte relative all'embrione". Liquidato il problema della stabilità della coppia si passa al limite di età per i genitori, fissato dal testo unificato a 52 anni. La discussione si fa più movimentata. Alla fine passa, stavolta di stretta misura (178 sì e 164 no) l'abolizione del limite di età. L'aula stabilisce che si parli solamente di "età potenzialmente fertile". "Sarà la natura a decidere", dice Taradash. "Saranno di volta in volta le coppie insieme ai medici, a decidere quale sia l'età entro la quale accedere alle tecniche di procreazione assistita" (Tiziana Valpiana, Prc). Il limite risulta insensato soprattutto per il no alla fecondazione eterologa che prevedeva l'apporto di gameti esterni, "e se la coppia possiede gameti perché limitare nell'età la possibilità di procreare?" (Lucchesi, Ccd). Anche perché, come non manca di sottolineare Tiziana Parenti (Sdi) "non si può stabilire per legge che l'età della menopausa per una donna siano i 52 anni". "Si pensa di tutelare la salute della donna facendo ricorso a una rigidità temporale che però non funziona" dice Maura Cossutta che propone una commissione di studio - bocciata - che non si limiti all'apporto di tecnici e addetti ai lavori, ma preveda "il contributo e il pensiero critico delle donne". Mantovano (An) si preoccupa dei poveri figli adolescenti di madri settantenni; Filocamo (Fi) degli uomini: "occorre anche verificare se l'uomo sia d'accordo, ad una certa età, che la sua amante possa avere un figlio, altrimenti deciderebbe tutto la donna". Burani Procaccini (Fi) e Procacci (Verdi) si interrogano sul "tipo" di genitori offerti al nascituro. Ma "questo non spetta a una legge dello Stato. Altrimenti dovremmo stabilire per legge che è bene non ricorrano alla procreazione assistita le madri depresse o i padri assenti, o le famiglie povere" ( Buffo). A raffica si prosegue l'esame degli emendamenti. Un ritmo che stronca il relatore . Confuso, frastornato, chiede aiuto al presidente. Si arriva all'esame dell'articolo 6, sul cosiddetto "consenso informato". Cè non tira fuori dal cilindro l'emendamento discusso in commissione che adombrava tribunali dell'embrione e comizi di bioetica. Ma resta il percorso a ostacoli che la coppia dovrà superare per vedersi consentito l'accesso alla fecondazione assistita. Una superfetazione maligna di esperti, moduli e questionari da compilare in duplice copia. Il consenso informato non riguarderà, infatti, solo le conseguenze di carattere sanitario - i rischi dell'anestesia, le complicanze legate all'intervento, i rischi di abortività, l'elevata incidenza di gravidanze extrauterine e plurigemine... - ma anche gli effetti psicologici e le conseguenze di natura giuridica. Il consenso, che sarà una sorta di pre-riconoscimento del nascituro, potrà essere revocato da ciascuno dei soggetti fino al momento della fecondazione dell'ovulo. E qualora la struttura autorizzata ritenesse di non poter procedere all'intervento, dovrà fornire alla coppia motivazione, naturalmente scritta. Il dibattito è sospeso. Riprenderà martedì per dar tempo al comitato dei nove di verificare gli articoli successivi rispetto alle novità intercorse (il no all'eterologa rende "preclusi" quelli relativi alla donazione e conservazione dei gameti). Il prossimo punto caldo - su cui è fin troppo facile prevedere scontro in aula - sarà l'articolo 16, che riguarda la sperimentazione sugli embrioni. Per l'intanto a dare la linea ai cattolici che non hanno digerito il voto sulle coppie di fatto ci pensa l'"Osservatore Romano". Scrive il teologo Gino Concetti: "Si tratta di una legge permissiva, la cui attuazione è rimessa alla volontà dei singoli soggetti. Non sarà vincolante per i cattolici che non vogliono servirsene".
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vedi anche
La legge sulla fecondazione