Un saggio di Claude Allègre, scienziato
e ministro dell'Istruzione francese, su un problema apertoSCIENZA senza Dio? Il dialogo dopo il conflitto Dai tempi di Galileo la religiosità cattolica è considerata un ostacolo al progresso della
conoscenza. Ma oggi i pericoli integralisti arrivano da altri mondi. Lo sostiene un laico
che indica le strade da seguire nell'era dell'ingegneria genetica |
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| Claude Allègre, "Dio e l'impresa scientifica. Il millenario conflitto tra religione e
scienza", pagine 218, lire 35.000, Raffaello Cortina, Milano | Galileo? Non è proprio il caso di mitizzarlo. Non ha inventato il metodo sperimentale, e neppure il
telescopio. Era un ingegno brillante, per carità, ma anche molto presuntuoso: credeva di poter fare
tutto da sé, rifiutò di incontrare Keplero che pure lo ammirava, e pretese di sostituirsi alla Chiesa
nell'interpretazione della Bibbia. Per questo fu condannato. Darwin? La sua teoria dell'evoluzione
poggia in gran parte su congetture indimostrate. E se non fosse stato per Lamarck non avrebbe mai
concepito l'idea che l'uomo potesse discendere dalla scimmia. Non per niente Lamarck era
francese...
Ci siamo capiti: il libro di Claude Allègre, "Dio e l'impresa scientifica", lascia trapelare qua e là una
certa dose di sciovinismo. Il che non toglie nulla all'acutezza dell'analisi e alla sua attualità in tempi di
risorgenti attriti tra laici e cattolici.
La religiosità è un ostacolo al progresso della conoscenza? C'è ancora posto per il sacro nella
società tecnologica? Siamo destinati a una secolarizzazione totale, o torneranno a prevalere i
fondamentalismi? Sono le domande alle quali Allègre, biochimico, professore all'Università di Paris VII
e tirannico ministro della Pubblica Istruzione nel governo Jospin, cerca a suo modo di rispondere.
Anni fa, l'insolito connubio tra due fisici, i fratelli Bogdanov, e il teologo Jean Guitton aveva generato
un bestseller di straordinario successo, "Dio e la scienza": i nuovi traguardi della cosmologia e della
genetica, concludevano gli autori, non smentiscono le Sacre Scritture. Anche per John Polkinghorne,
fisico di Cambridge e pastore anglicano, le teorie del caos e i paradossi della meccanica quantistica
sono altrettante conferme della presenza di Dio. E nel suo ultimo libro Antonino Zichichi spiega
perché crede in "colui che ha fatto il mondo". La stessa enciclica "Fides et ratio" di Giovanni Paolo II
- il Papa che ha riabilitato Galilei e Darwin, - è tutta tesa a dimostrare che non può e non deve esserci
contraddizione tra verità sperimentale e verità rivelata. Allègre non è esattamente un uomo di fede, e il
suo libro fin dal titolo si propone come controcanto "laico" a quello di Guitton. Il rapporto tra scienza
e religione, secondo lui, è sempre stato e continua a essere una "liaison dangereuse". Pericolosa
soprattutto per gli scienziati. Nel Medioevo fu proprio la Chiesa a fare da madrina alle prime università,
e la Bibbia era il principale oggetto di studio. Ma dopo avere attratto la scienza nel proprio territorio, il
Cristianesimo ha cercato di controllarla e di orientarla, e non riuscendoci l'ha perseguitata.
Alla radice di questo conflitto, secondo Allègre, c'è "un'opposizione di poteri più che di saperi". Se
nel '400 e '500 i re cattolici finanziavano generosamente i grandi navigatori e incoraggiavano la ricerca,
nel '600 il clima cambia bruscamente: la condanna di Galileo è un messaggio di "volontà di potenza
indirizzato al mondo da un papato che vacilla" di fronte all'avanzata della scienza. Invece il
protestantesimo e la Chiesa d'Inghilterra mostrano maggiore apertura, accogliendo senza troppe
resistenze l'eliocentrismo e le idee di Newton. Ma va anche detto che molti grandi scienziati, da
Copernico a Mendel, furono chierici, e che gli astronomi della Compagnia di Gesù umiliarono Galilei
nello studio delle comete. E oggi, paradossalmente, sono certe sette protestanti americane a
capeggiare le crociate contro Darwin in nome del creazionismo e a tentare di imporre un
insegnamento "biblicamente corretto" della geologia e della biologia nelle scuole. Senza contare che
l'oscurantismo alligna anche presso altri culti. L'Islam, che in passato aveva nutrito geni come
Avicenna e Averroé, sprigiona forze integraliste che vedono nell'insegnamento delle scienze un
attentato al Corano. E perfino il Buddhismo tibetano nega che la realtà ultima possa formare oggetto
di ragionamento o di conoscenza dimostrabile. Se ieri studiosi come Frijof Capra cercavano di
conciliare la fisica delle particelle con il Tao e il misticismo orientale, oggi il dialogo è rivolto più che
altro alle fedi monoteistiche, e in particolare al cristianesimo. Dopotutto, l'ipotesi del Big Bang
sancisce la superiorità della cosmogonia giudaico-cristiana, e le scoperte dei genetisti, che
riconducono le origini della specie a una sola regione, sembrano corroborare il mito dell'Eden e di
Adamo ed Eva.
Le cose si complicano quando entrano in gioco le scienze applicate. Soprattutto nel delicatissimo
settore della medicina e della biologia. Agli inizi dell'800, - ricorda Allègre - la Chiesa si oppose alla
vaccinazione antivaiolosa, in forza del principio che "Dio risparmia chi vuole". E l'epidemia di colera
del 1832 a Roma fu presentata come un castigo divino per la rivoluzione di due anni prima. Per non
parlare dell'ostetricia: nello stesso periodo monsignor Bouvier, vescovo di Mans, in caso di parti difficili
raccomandava di sacrificare la madre, aprendola con un rasoio (soluzione peraltro caldeggiata, a suo
tempo, dagli stessi giacobini, ma su questo l'autore preferisce sorvolare).
Oggi, poi, che le conquiste dell'ingegneria genetica insidiano la sacralità dell'uomo e dell'embrione, la
sensibilità cattolica torna a ribellarsi. Sulla procreazione assistita, dice Allègre, la Chiesa "dovrà
ammorbidire la propria posizione". Ma bisogna comprendere la sua difficoltà a mettersi al passo con
l'evoluzione sociale. Il muro-contro-muro non serve, occorre aprire un dialogo tra teologi e scienziati, e
per questo entrambe le parti devono dare prova di elasticità mentale. I biologi sono uomini consapevoli
delle loro responsabilità, sono stati i primi a darsi un codice di autodisciplina, e così hanno fatto i
medici in materia di fecondazione in vitro (almeno in Francia). Tuttavia, per costruire la nuova "etica
del vivente", la scienza non basta. Le regole devono essere il frutto di un dibattito sociale molto
allargato. "Se prendere decisioni ignorando i dati scientifici è irresponsabile oltre che stupido,
prendere decisioni etiche in nome della sola scienza finirebbe per trasformare gli scienziati in
sacerdoti, in profeti, cosa che non deve mai succedere". Ma se è vero che ci vuole elasticità, in Italia
chi deve fare il primo passo? |