La coscienza e i suoi problemi| I rapporti tra la filosofia trascendentale e l'elemento psichico che riemerge negli studi sulla mente |
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| Riccardo Luccio, "Psicologia generale. Le frontiere della ricerca", Roma-Bari, Laterza 1998,- pagg. 176, L. 16.000. | I volumi di Riccardo Luccio Psicologia generale. Le frontiere della ricerca da poco pubblicato da Laterza, presenta con rara lucidità gli ultimi sviluppi di una psicologia che dà aiuti decisivi alla filosofia trascendentale. Messa così può sembrare una dichiarazione un po' strana, ma, credo, solo fino a un certo punto. L'analogia tra mente e computer, di là dalla sua effettiva applicabilità - che appare più che dubbia; Luccio ha tra l'altro il merito di indicare con chiarezza i termini dell'ascesa e della caduta di un mito recente - indica il livello a cui vengono posti i problemi della psicologia generale: quello di una rappresentazione della possibilità della percezione e della coscienza che è, al tempo stesso, una descrizione della possibilità della scienza, quanto dire, per l'appunto, della filosofia trascendentale.
Tutta la topica che ne consegue (e cioè le possibilità e i limiti della analogia, i conflitti tra i modelli computazionali e quelli ecologici, il significato e la possibilità delle "immagini mentali" ecc.) costituisce un capitolo di storia della teoria della conoscenza che guadagna in chiarezza quando non sia inteso soltanto come la storia di una rappresentazione dell'anima ma, per l'appunto, come il modo in
cui, anche oggi, la filosofia e i suoi problemi (anzitutto quello della referenza, ossia del modo in cui la mente aderisce alla realtà) possono ricevere luce dalla psicologia.
Rispetto a una simile impostazione, oggi i tempi appaiono più propizi, e questo per motivi piuttosto ovvi. Se il linguaggio viene meno nelle sue promesse di mediazione tra mente e mondo, salgono le azioni filosofiche della psicologia., è quello che è successo negli ultimi quindici anni, in cui si è assistito, da una parte, alla riduzione della speranza di risolvere tutte le questioni di referenza attraverso il linguaggio e, dall'altra, alla crescita impetuosa della filosofia della mente. E, se seguiamo la bella ricostruzione offerta da J.Alberto Coffa in La tradizione semantica da Kant a Carnap (recensito da Diego Marconi su questa pagina l'8 novembre 1998), questo movimento oscillatorio risale almeno all'impostazione del problema trascendentale in Kant, con le due opzioni che ne sono seguite: da una parte, quella - più o meno legata alla psicologia -, di trovare nell'anima l'apriori della conoscenza, d'accordo con l'impostazione aristotelica secondo cui l'anima è in qualche modo tutti gli enti che conosce; dall'altra, il tentativo di de-psicologizzare quanto più possibile il problema dell'apriori, mostrando che non si tratta di una forma (o di un insieme di forme) con cui l'anima afferra il mondo, ma piuttosto di un insieme di strutture che risultano vere per quelle che in ultima istanza sono delle convenzioni partecipate.
Ed è chiaro che, in questo orizzonte, il linguaggio sembra essere la chiave di volta della filosofia. Ma, per l'appunto, una volta che si sia posto l'accento sugli apriori linguistici, a meno che non si scelga la via tanto, facile quanto vacua della identificazione tra essere e linguaggio, resterà da spiegare in che termini questi apriori possano congiungersi al mondo (sia come mondo di oggetti, sia come totalità logica di idee), ossia ciò che Kant ha definito come il problema dello schematismo. E questo, ovviamente, il linguaggio non può farlo da solo, perché le parole, da sole, non ci guidano alle cose né ai teoremi. Senza ricorrere necessariamente a neuroni, retine e cristallini, si dovrà comunque tirare in ballo l'anima, e dunque la psicologia.
Bisogna, si capisce, intendersi sul significato di "psicologia". Come avvertiva Husserl, tra una psicologia fenomenologica e una fenomenologia trascendentale (per esempio) sussiste un parallelismo, che però non può in alcun modo ridursi a identità, giacché in quel caso verrebbe meno la stessa idea della fenomenologia; ed è spesso la mancanza di questa avvertenza che ha determinato un paradossale sospetto filosofico nei confronti della psicologia, non solo da parte dei "platonisti" come Frege (per i quali il teorema di Pitagora esisterebbe, idealmente, anche se nessuno l'avesse mai pensato), ma da parte degli stessi "aristotelisti" (come, per l'appunto, Husserl e, in una certa misura, Kant).
Il problema è dunque essenzialmente quello di riconoscere - secondo la formula di Merleau-Ponty - uno psichico che non è quello della psicologia. Ovviamente, uno può dire che la psicologia in cui si può tradurre il De anima, la Critica della ragion pura ed Esperienza e giudizio non è la psicologia di cui sì parla di solito quando si critica lo psicologismo, perché non è di quest'anima conoscitiva che ci si occupa quando si parla solitamente di uno che, per esempio, ha "problemi psicologici".
Il punto, però, è proprio questo: non è certo di "problemi psicologici" che si occupa una psicologia generale come quella esposta nel libro di Luccio, cosi come è una vera e propria ontologia e teoria della conoscenza che sta alla base, per esempio, dei lavori di Paolo Bozzi. E d'altra parte c'è molta cattiva filosofia che non parla se non di "problemi psicologici", senza volerlo e senza saperlo. Questa, del resto, è una esperienza che può fare chiunque entrando in una libreria e guardando nella sezione di psicologia. Da una parte, si trovano le descrizioni virtualmente più intime dell'individuo, o più archetipiche, o più patologiche: come funziona al proprio interno la coscienza (e soprattutto come non funziona). Dall'altra, invece, si trova qualcosa che non è semplicemente la fenomenologia della coscienza, ma è per l'appunto anche la possibilità della scienza.
Questa seconda psicologia è a tutti gli effetti una parte della filosofia (e non un "ospite momentaneo", come sosteneva Kant), se non altro perché non è escludendo l'empirico che si sarà risolto il problema del trascendentale, così come non è sostenendo che la filosofia non ha proprio nulla a che fare con la scienza che se ne potrà rafforzare l'identità. |