RASSEGNA STAMPA

2 FEBBRAIO 1999
EMANUELE SEVERINO
Un saggio di Popper
Parmenide tradito dall'Occidente
La cultura - si pensa spesso - deve innanzitutto affrontare i problemi più urgenti. Così ci troviamo ad aver sempre in mano i secchi d'acqua, senza mai pensare a ciò che ha provocato l'incendio. Ad esempio - ma è exemplum princeps - si continua a parlare della nostra appartenenza all'"Occidente"; però si sa ben poco del significato autentico di questa parola. Notevole, comunque, l'affermazione seguente: "La nostra civiltà occidentale è basata sulla scienza di Copernico, Galileo, Keplero e Newton. Ma la scienza... è la continuazione della cosmologia dei Greci. È pertanto corretto affermare che la nostra civiltà occidentale fu fondata dai Greci". A sostenerlo è Karl Popper, nel suo libro Il mondo di Parmenide (Edizioni Piemme). Popper è un epistemologo e un filosofo che i benpensanti considerano "culturalmente corretto".
Tuttavia, per lui, Parmenide sta alla radice e al centro del pensiero greco e dunque dell'intera civiltà occidentale. Egli scrive addirittura che "grandi scienziati come Boltzmann, Minkowski, Weyl, Schrödinger, Gödel e, soprattutto, Einstein hanno concepito le cose in modo similare a Parmenide e si sono espressi in termini singolarmente simili". E che cosa afferma Parmenide? Afferma - secondo Popper - che non esiste alcun mutamento; che il Tutto, cioè l'"Essere", è eterno e immutabile; che quindi il divenire del mondo è una gigantesca illusione; e sono illusioni anche i colori, i suoni, le forme, le qualità e la molteplicità delle cose. Non è immaginabile una dottrina più paradossale. Aristotele scrive che, "stando ai ragionamenti, pare che queste", indicate da Parmenide, "debbano essere le conseguenze, ma stando alle cose è pressoché follia pensare in questo modo". Eppure Platone riconosce che Parmenide è "venerando e terribile", e insieme a tutta la filosofia greca, Aristotele incluso, si impegna a fondo per salvare il mondo dall'annientamento a cui viene spinto dal pensiero di Parmenide. Per Hegel, Parmenide scopre la categoria fondamentale del sapere: l'"Essere". Ed è ancora Parmenide a stare al centro del pensiero di Heidegger. Ma Popper preferisce considerare la presenza decisiva di Parmenide nel sapere scientifico. Il mio pensiero filosofico è spesso chiamato "neoparmenidismo". Un'espressione impropria. E a volte viene ricondotto alla teoria einsteiniana della relatività, cioè a qualcosa da cui è invece essenzialmente lontano. Eppure Parmenide è qualcosa di unico nella storia dell'uomo. Per un verso egli ha aperto la strada del nichilismo dell'Occidente, ossia ha pensato che le cose sono nulla. Anzi è rimasto l'unico ad affermarlo in modo esplicito. Per altro verso egli ha indicato un sentiero abissalmente diverso da quello percorso dall'Occidente: il sentiero dove si giunge a scorgere che ogni istante è eterno, che eterna è ogni cosa, ogni relazione, ogni qualità, ogni situazione. Che cosa può sapere di tutto questo la "nostra" cultura? L'Occidente ha voltato le spalle a Parmenide avvertendo soltanto, più o meno confusamente, che la sua grandezza è simile a quella dell'apocalisse, da cui tutti vogliono salvarsi ma che nessuno, fuggendo, può perdere di vista. Anche per Popper la grandezza di Parmenide ha unicamente questo carattere profondamente negativo. A suo avviso è stato per confutare la grandiosa follia della dottrina parmenidea che è sorto l'atomismo greco, cioè la teoria scientifica fondamentale da cui è scaturita l'intera scienza occidentale e lo stesso parmenidismo degli scienziati contemporanei summenzionati: ai quali, dunque, Popper si oppone, riproponendo rispetto ad essi l'atteggiamento assunto dall'atomismo nei confronti di Parmenide. Limitatamente a questo versante negativo, e nonostante l'arbitrarietà dell'interpretazione, Popper non è però fuori strada quando parla della visione "pessimistica" di Parmenide e scrive che per il grande Greco la luce, il cambiamento, il movimento, il non essere, il calore, la giovinezza, l'amore, la bellezza, la poesia sono tutte illusioni; e che invece "la gelida verità" è la morte, ossia la notte, l'oscurità, l'immobilità e la pesantezza eterna della materia. Tutto l'Essere è come la luna, che è una massa oscura e senza mutamento, il cui crescere e calare sono dovuti al gioco illusorio della luce del sole. Non è fuori strada questo discorso di Popper, se si avverte che nel pensiero di Parmenide tutte le cose sono nulla, sì che ad essere eterno e immutabile rimane soltanto quel puro "Essere" che, come pura luce, acceca ed è cieco. Eppure come rimane lontano, anche Popper, dalla splendente profondità di questo pensiero che lascia dietro di sé ogni altra sapienza dell'Occidente e dell'Oriente!
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