RASSEGNA STAMPA

21 GENNAIO 1999
ANTONIO POLITO
Sos contro il Dna in vendita
Appello via Internet: una multinazionale ha comprato tutti i dati genetici dell'Islanda
SE TI svegli una mattina e trovi sul computer una disperata e-mail degli psichiatri islandesi che chiedono il tuo aiuto per salvare il mondo; e la mattina dopo ne trovi un'altra dei medici islandesi, e poi un'altra ancora del movimento per i diritti dell'uomo islandese, capisci che qualcosa di grande - e forse di terribile - sta accadendo in Islanda. E allora alzi il telefono e chiami l'Islanda, Reykjavik, sede della Decode Genetics, e ti risponde il Diavolo in persona. Kari Stefansson, un omone di 49 anni, scienziato geniale col gusto degli affari e l'hobby del basket, il viso da guerriero vichingo incorniciato da barba e capelli bianchi, è la causa di tanta indignazione: ha in mano qualcosa di prezioso che può fare di lui un santo o un nazista, il salvatore dell'umanità sofferente o il Grande Fratello del Duemila. E' il protagonista di un thriller che non ha niente da invidiare al "Senso di Smilla per la neve", che sa di ghiacci che custodiscono il segreto della vita, di medioevo e di fantascienza, del Bene e del Male. UN INTERO paese, l'Islanda, ha deciso di vendere a quest'uomo il suo Dna, la storia più intima di ognuno dei suoi abitanti. Tutti i segreti genetici dei 270 mila islandesi sono stati appena ceduti dal governo, con voto a maggioranza del Parlamento, alla sua società privata. E' il brevetto che può portare alla più grande svolta nella medicina dai tempi di Ippocrate. Ogni cittadino di quest'isola ha sei mesi per dire no, poi non potrà più tirarsi indietro, e dovrà consegnare il suo campione di sangue a lui, nuovo padrone del Dna d'Islanda. "Ma chi mi paragona ai medici nazisti non dovrebbe neanche avere diritto di parola. Qui l'ingegneria genetica non c'entra niente. Anzi, per me è come quell'idolo pagano che un vescovo islandese del dodicesimo secolo si rifiutò di benedire perché - disse - da qualche parte doveva pur esserci il Male".
Il Bene invece, assicura lui, è qui, in quest'isola dove il sole sorge a stento. Il caso ha voluto che gli islandesi posseggano un inestimabile tesoro genetico. La prima e ultima mescolanza della loro storia risale infatti al nono secolo, quando i coloni normanni fusero il loro sangue con gli schiavi portati dall'Irlanda. Da allora, nessun immigrato si è più azzardato a spingersi fin qui, ai confini del mondo abitabile. Il risultato è la popolazione più "pura" che esista sulla faccia della Terra. Tutti biondi, tutti con gli occhi azzurri, è come se appartenessero tutti alla stessa famiglia. E, in qualche modo, è proprio così. Tanto per dare l'idea, l'elenco telefonico è organizzato per nomi di battesimo, e i cognomi (che la legge proibisce di cambiare) sono solo dei patronimici. La genealogia di ogni islandese è un libro aperto, perché di tutti si conoscono i genitori, i nonni, i cugini, gli antenati. Quando un islandese muore, i giornali pubblicano, insieme all'annuncio, l'albero genealogico della famiglia. "Questo popolo - dice Stefansson - non ha nient'altro per ricordarsi di se stesso: né monumenti, né cultura, né musica nazionale. Nient'altro se non la memoria familiare". Rintracciare dunque le modificazioni genetiche casuali, che avvengono frequentemente negli uomini proprio come Darwin aveva immaginato, diventa qui molto più facile. Per esempio: i 570 malati di tumore della mammella che vivono in Islanda discendono tutti dallo stesso errore, la banale cancellazione di un segmento infinitesimale di Dna in un prete di nome Einar, vissuto nel sedicesimo secolo. In un altro posto del mondo, lo stesso male potrebbe derivare da centinaia di differenti mutazioni, e nessuno potrebbe dire di una donna meticcia di New York in quale antenato cercare per trovare il guasto originario. Qui, il gene responsabile è uno solo: il Brca2. La straordinaria peculiarità di questo popolo, insieme a un efficiente servizio sanitario che ha annotato ogni singola malattia importante dal 1915 a oggi, ne fa un laboratorio perfetto per le ambizioni di Kari Stefansson. Paragonando infatti il Dna di ogni malato a quello dei parenti sani, è possibile individuare la mutazione genetica responsabile del male. A quel punto, trovare la cura sarebbe molto più facile. "Per evitare l'enfisema - dice Stefansson - non bisogna fumare, perché ogni malattia è sempre una combinazione di cause ambientali e genetiche. Ma non tutti i fumatori si ammalano di enfisema. Il nostro "database" può capire perché". Fino a ora, le scoperte della medicina sono avvenute quasi sempre per caso. L'Islanda, invece, è il libro aperto che Dio ha lasciato in dono all'umanità, ancora intatto alle soglie del Terzo Millennio.
Per aprire questo incredibile vaso di Pandora, c'è però bisogno di costruire un grande archivio genetico degli islandesi. C'è bisogno di catalogare su un computer tutte le discendenze, comprese quelle illegittime, frutto di un adulterio o di un tradimento (si prevedono sorprese, gli abitanti di quest'isola hanno fama di grande promiscuità). C'è bisogno che gli islandesi consegnino la propria "privacy" a qualcuno. E l'hanno fatto.
Kari Stefansson (riecco il patronimico: vuol dire figlio di Stefan), è un neurologo che lasciò l'isola per insegnare all'Università di Chicago, dove deve aver fatto tesoro anche delle lezioni sul profitto di Milton Friedman. Ha raccolto ingenti fondi per realizzare il suo progetto, e poi ha proposto un accordo al governo islandese: in cambio dell'investimento, ha chiesto e ottenuto il monopolio della ricerca per 12 anni. La scommessa è enorme. Le case farmaceutiche fanno la fila alla sua porta, nella speranza di trovare la panacea di tutti i mali. La svizzera Roche si è già impegnata a pagare 200 milioni di dollari nei prossimi cinque anni se Stefansson l'aiuterà a scoprire nuove medicine per grandi mali come la schizofrenia, il morbo di Alzheimer, l'infarto. Se lo scienziato islandese avesse ragione, l'umanità del prossimo secolo non sarebbe più come quella che conosciamo. "Mio fratello - racconta - è schizofrenico. Non mi fraintenda, non sto dicendo che faccio tutto questo per lui. Ma da medico vecchio stampo io penso che se trovi una propensione genetica a una grave malattia, è tuo dovere rintracciare i soggetti a rischio e avvisarli". Qualche successo, Stefansson può già vantarlo. La sua società è riuscita a restringere la ricerca sulle cause della sclerosi multipla a un solo pezzo di Dna e a non più di tre, forse quattro geni. Ha scritto il "New Yorker": è come smettere di cercare un granello di sabbia su tutta la Terra e individuare la spiaggia in cui si trova. Analogo lavoro si sta facendo su una forma molto diffusa di sterilità femminile. Ma la cosa più fantascientifica di tutte è lo studio sulla longevità, molto probabilmente legata a cause genetiche. Una volta trovato il primo islandese cui un salto casuale della Natura consentì di diventare centenario, si potrebbe penetrare il mistero dell'elisir di lunga vita.
Naturalmente, il mondo è pieno di invidiosi e moralisti che vorrebbero buttare giù ogni Icaro che tenta di volare troppo vicino al sole. Gli scienziati islandesi non fanno eccezione. L'accusa che rivolgono a Stefansson è facilmente sintetizzabile: privatizzazione della ricerca medica, sempre più nelle mani dell'industria invece che dell'accademia; violazione della "privacy" di un intero popolo; concezione mercantile della scienza. Tutti gli altri islandesi, a dire la verità, non sembrano curarsene troppo. Hanno discusso per mesi nel più grande forum democratico della loro storia, e sono favorevoli, in grande maggioranza. Il loro patrimonio genetico è una buona moneta di scambio per entrare nel mondo del benessere, come la scoperta del petrolio nel Mare del Nord lo è stata per i norvegesi. Certo è una risorsa più ricca della pesca del merluzzo, unica fonte di reddito nazionale. Ci sono popoli che vendono l'anima, altri che vendono sesso, altri ancora che vendono oppio. Che male c'è a vendersi il Dna? In più, l'accordo firmato prevede la somministrazione gratis a ogni islandese di tutte le cure che verranno scoperte.
Ma nella tempesta che si è scatenata su Internet contro l'intraprendente scienziato e contro il governo che gli ha venduto il diritto di curiosare nei geni di 270 mila esseri umani, c'è anche qualcosa di vero e di inquietante. E non solo per gli islandesi. Se un giorno la scienza potesse dire chi di noi è geneticamente predisposto all'infarto in giovane età, quel qualcuno troverebbe ancora un datore di lavoro? E se ci fosse un gene dei tossicodipendenti o uno degli alcolisti, vorremmo che si sapesse in giro che ne siamo affetti? E se anche un dottore ci desse la splendida notizia che una modificazione genetica avvenuta per caso cinquecento anni fa ci destina a una vita centenaria, chi ci stipulerebbe più una assicurazione sulla vita o una pensione privata?
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