RASSEGNA STAMPA

17 GENNAIO 1999
MARIO RICCIARDI
METAFISICA E DIRITTO
Cosa vuol dire essere responsabili?
Claudio Pizzi, "Eventi e cause. Una prospettiva condizionalista", Giuffrè, Milano 1997, pagg. 322, L. 42.000.
L'esperienza dì ogni giorno è fonte di problemi di tipo filosofico. Lo sanno bene giudici e avvocati quando si trovano ad affrontare questioni che riguardano la responsabilità di una persona. Sia nel diritto penale che in quello civile essi si trovano spesso a dover rispondere alla domanda: chi è stato?". Devono, in altre parole, pronunciarsi sul rapporto tra il comportamento di una persona e gli effetti negativi che a esso si potrebbero connettere in certe circostanze. L'amministratore delegato ha provocato la bancarotta? Il rapinatore ha ucciso il poliziotto che cercava di bloccarlo? Prima ancora di dire se l'accusato intendeva compiere l'azione che gli viene imputata, i giuristi devono poter dire che essa ha provocato una conseguenza dannosa o pericolosa. Quando devono rispondere a queste domande, i giuristi sono costretti a occuparsi della causalità. E spesso lo fanno con grande acume, proponendo delle ricostruzioni di interesse filosofico. Lavori come quelli di H.L.A. Hart e T. Honoré, o quelli più recenti di A.R. White, G.P. Fletcher e M.S. Moore si sono imposti all'attenzione dei filosofi anche se sono programmaticamente dedicati alla causalità nel diritto. Il libro di Claudio Pizzi dedicato a Eventi e cause (pubblicato nella collana dì epistemologia giudiziaria a cura di Giulio Ubertis) è un buon esempio di come i problemi cui i giuristi cercano di rispondere abbiano una rilevanza generale per un tema centrale della metafisica come quello della causalità.
Pizzi discute proposte presentate negli ultimi anni e, approfondendo sia i profili ontologici che quelli logici, presenta una difesa della concezione della causa come condizione necessaria. Si tratta di una proposta molto interessante, perché si basa sul tentativo di rispondere alle critiche che questa concezione della causalità ha ricevuto nel dibattito contemporaneo (sia da filosofi che da giuristi), Pizzi ci ricorda che dire che y ha causato x è diverso dal dire che è molto probabile che eventi del tipo Y siano seguiti da eventi del tipo X. Dire che P è responsabile (cioè ha causato x) è un tipo di giudizio causale che possiamo formulare solo se riusciamo ad avere un resoconto affidabile del modo in cui funziona il nostro linguaggio quando usiamo espressioni come "fare", "provocare", "produrre", "cagionare", "deturpare" o "uccidere". Il lavoro di Pizzi è un contributo prezioso e, in Italia, quasi unico) alla chiarificazione di una delle nozioni centrali della nostra esperienza quotidiana.
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vedi anche
Filosofia del diritto