RASSEGNA STAMPA

10 GENNAIO 1999
CARLO ALBERTO REDI
La libertà è la materia prima dello scienziato
E' miope colpire la ricerca pura, l'unica da cui possono venire veri contributi in campo biomedico
Con il termine "clonazione" si definisce la possibilità di far nascere nuovo individuo trasferendo l'informazione genetica contenuta in una cellula somatica (le cellule del corpo si distinguono in somaticge e germinali) all'interno di una cellula uovo privata del proprio patrimonio genetico. Sebbene la dimostrazione della possibilità di clonare un mammifero sia recente, rappresenta il risultato di almeno quaranta anni di ricerca di base di decine di embriologi. Durante questi quarant'anni si sono affinate sia le nostre conoscenze embrionale sia le tecniche di manipolazione degli embrioni. La nascita di una pecora clonata nel febbraio del 1997 e successivamente la clonazione di topolini alla quale il nostro gruppo ha contribuito "Nature", n. 394: pagg. 369-374, 1998) rappresenta il punto di svolta che, contraddicendo quanto ritenuto da molti biologi, dimostra che la clonazione di mammiferi è davvero possibile.
La pubblicazione di questi studi ha sollevato un necessario dibattito non solo tra filosofi e storici della scienza, politici e religiosi, ma soprattutto tra i biologi. L'entusiasmo dei ricercatori nasce dall'aver capito, utilizzando la tecnica della clonazione, due aspetti fondamentali dei processi che regolano lo sviluppo embrionale e la differenziazione cellulare: 1) che il programma genetico di una cellula somatica, acquisito durante lo sviluppo embrionale, è modificabile; 2) che la cellula uovo possiede la straordinaria capacità di cancellare il programma esistente in una cellula somatica e di riscrivere un nuovo programma che permetta all'embrione di portare a termine il proprio sviluppo sino alla nascita. Una situazione analoga di modificazione del programma genetico si riscontra anche nelle cellule che diventano tumorali. Anche in questo caso il programma genetico viene modificato al punto che la cellula non è più in grado di svolgere le sue normali attività fisiologiche.
Quali siano i fenomeni fisiologici e i meccanismi molecolari utilizzati dalla cellula uovo per modificare il programma genetico di una cellula somatica rimane tutt'ora un mistero. Le potenziali ricadute applicative in campo biomedico delle ricerche di base che impiegano le tecniche di clonazione sono enormi: conoscendo i meccanismi, e le molecole coinvolte, capaci di deprogrammare e riprogrammare una cellula somatica, saremo in grado di definire nuove terapie nella cura dei tumori. Il topolino rappresenta il modello animale più adatto per proseguire queste ricerche di base perché è il mammifero conosciamo la genetica e la biologia della riproduzione della riproduzione embrionale. I governi di molti Paesi si sono trovati giustamente concordi nel vietare le tecniche di clonazione in ambito umano; consigliati da appositi commissioni composte da scienziati di fama mondiale hanno però compreso le enormi potenzialità sia nella ricerca di base che applicata di queste scoperte. Diversi laboratori hanno ricevuto ingenti finanziamenti per migliorare queste tecniche e soprattutto per continuare nella ricerca di base. Quest'ultima è la vera scommessa su cui costruire la ricerca di un Paese, l'unica che potrà dare veri contributi in ambito biomedico. Nel nostro Paese, nonostante il primato rappresentato da laboratori italiani che hanno contribuito a queste scoperte, si è preferito vietare "per decreto" la possibilità di continuare la ricerca di base. Nel 1997 il ministro della Sanità Rosi Bindi ha emanato un decreto che vietava perentoriamente l'impiego delle tecniche di trasferimento nucleare direttamente o indirettamente finalizzate alla clonazione. Il 30 dicembre 1998 il ministro ha reiterato questo decreto con modifiche che sembrano apparentemente aver recepito il disagio della comunità scientifica italiana nel sentirsi esclusa dalla possibilità di fare ricerca , aprendo però la possibilità di impiego delle tecniche di clonare animali transgenici impiegati nella produzione di farmaci salvavita e 2) per la clonazione di animali in pericolo di estinzione.
Rimanendo fortemente contrari (come già espresso in altre occasioni, all'impiego di queste tecnologie in ambito umano, come ricercatori che hanno contribuito direttamente allo sviluppo delle tecniche impiegate nella clonazione, restiamo ancora delusi dalle scelte operate dal ministro Bindi.
Il ministro pare aver recepito solo le istanze dei ricercatori operanti nei settori applicativi/farmaceutici (i quali, il più delle volte, hanno committenti privati), penalizzando fortemente la ricerca di base che per sua natura, dovrebbe essere sostenuta - sicuramente negli aspetti legislativi - dal settore pubblico. Sull'uso degli animali transgenici per la produzione di proteine animali di interesse terapeutico andrebbe esercitata ancora molta prudenza. Le conseguenze dell'impiego di questa tecnologia potrebbero essere gravi per la salute: sappiamo pochissimo sui passaggi orizzontali di informazione tra essi mediati da acidi nucleici o da prioni; ci sembra quindi prematuro pensare addirittura all'impiego delle tecniche di clonazione per animali transgenici.
Impedire il proseguimento della ricerca di base in un settore dove i ricercatori italiani hanno dimostrato eccellenza internazionale significa ritardare e forse impedire definitivamente lo sviluppo di questo settore della biologia e della medicina nel nostro Paese. Sarebbe una perdita grave, soprattutto in un ambito, quello della embriologia sperimentale, dove il nostro Paese ha storicamente goduto di fama internazionale. In tutta onestà non riusciamo a capire quale motivazione abbai spinto il ministro Bindi all'apertura alla clonazione per gli animali estinzione. La fauna si protegge con politiche rispettose dell'ambiente (gli eco-economisti della scuola di Londra hanno già fatto chiarezza anche solo con una semplice analisi costi/benefici) e non pensando di adottare tecniche di riproduzione assistita (che sia fecondazione in vitro o clonazione) già ampiamente dimostrate inutili e inutilizzabili da molti gruppi di ricerca (ricordiamo che il famoso centro di ricerca dello Zoo di Londra ha drasticamente ridotto il budget finanziario per questo tipo di studi!). A nostro giudizio, le tecniche di clonazione dovrebbero essere prmesse solo per i piccoli animali da laboratorio e solo per la ricerca di base.E' su questo punto che i mezzi di informazione possono aiutare la collettività a fare chiarezza: non tanto trattando la clonazione unitamente a tematiche quali il commercio di gameti umani e la transgenizzazione degli animali, quanto piuttosto richiamando diversi soggetti istituzionali, primo fra tutti il ministero della Università e della Ricerca scientifica e tecnologica, ad esprimersi. I ricercatori biomedici devono poter lavorare liberamente. Le mere applicazioni mercantili devono essere inquadrate in una diversa normativa.
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