Eureka, che beffa Una rassegna di errori clamorosi nella storia della scienza Una pretesa di verità che spesso si dissolve nella inaffidabilità delle teorie |
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| Gabriele Lolli, "Beffe, scienziati e stregoni", Il Mulino
Pagine 190. Lire 28.000 | Il titolo del libro di Gabriele Lolli, "Beffe, scienziati e stregoni," fa pensare a
un'opera divertente, a un ironico compendio di malefatte, errori, incongruenze di una
Scienza che, presentandosi come madre-madrina di ogni conoscere, risulta spesso
indigesta o antipatica. E con una beffa, per la verità, inizia il libro: quella del fisico
americano Alan D. Sokal che nel 1996 pubblicò su una rivista di studi culturali,
Social Text, un articolo volutamente infarcito di strafalcioni, articolo che nessuno
avrebbe confutato se non fosse stato lo stesso autore a segnalarne su un'altra rivista
la natura beffarda. Ne derivò una "Sokal affair" capace di occupare riviste culturali
e periodici qualificati nonché ottantamila siti Internet contro gli undicimila dedicati
alla meccanica quantista.
Detto di Sokal, il libro di Lolli (docente di Logica matematica all'Università di
Torino) tradisce il proprio titolo e s'inerpica per i due ardui sentieri del realismo e
relativismo scientifici trovandovi pensatori di varia natura e una domanda di fondo:
se la realtà si conosce, come sembra, direttamente per ciò che è, oppure attraverso
la mediazione filosofica o, ancora, passando per le griglie della sociologia, qual'è la
collocazione dell'uomo di scienza di fronte alle tre possibilità?
Per Steven Weinberg, riverito scienziato contemporaneo, premio Nobel e autore di
best seller di successo, la scienza è la scienza con davanti a sé una realtà pura e
precisa che con la cultura non ha niente a che vedere. Bando dunque alle inferenza
filosofiche, misticheggianti o dall'altra sorta che hanno, per esempio, contaminato la
fisica quantista. E quando si scopre qualcosa in fisica si scopre qualcosa in fisica
indipendente dalle condizioni sociali o storiche che hanno potuto permettere la
scoperta, dice Weinberg.
Ma se è così, se la scienza orgogliosamente e presuntuosamente s'imprigiona nel
parco delle proprie certezze, come sarà possibile capirne i passaggi, le tensioni, in
una parola la storia che l'ha la portata fin qui? Questo è quanto è stato obiettato a
Weinberg e a chi la pensa come lui da storici e sociologi. Per uno storico della
scienza come Thomas Kuhn lo sviluppo scientifico è una raccolta di risultati fissati
dai paradigmi delle diverse scuole e comunità scientifiche. C'è dunque, a monte di
ogni ricerca, un'iniziazione pedagogica. E c'è, a ricerca in corso, uno "strenuo e
devoto tentativo di forzare la natura entro le caselle concettuali fornite
dell'educazione professionale".
Le posizioni del relativista Kuhn sono naturalmente oggetto di dibattito e
confutazione da parte di altri studiosi come il filosofo Paul K. Feyerabend, assertore
di un "principio di tenacità" che indica l'ostinata e, a suo parere, non negativa
adesione di una corporazione scientifica a una insieme di determinate assunzioni. Ma
di balza in balza si potrebbe continuare quasi all'infinito sempre chiedendosi se ci sia
mai una porzione di verità catturabile fra tante ora brillanti, ora astruse e complicate
congetture e teorie.
Resta da capire, tuttavia e se possibile, che cos'è il pensiero scientifico.
"Nient'altro che buon senso organizzato" dice qualcuno anche fra gli scienziati. E
sappiamo noi approfondire la differenza che esiste tra l'artista e lo scienziato?
"Quanto più cerchiamo di distinguerli, tanto più difficile diventa il nostro compito",
confessa Kuhn. Ma ecco, in suo soccorso, nientemeno che Victor Hugo. Proprio a
sigillo del libro di Lolli, l'autore dei Miserabili viene a dirci come l'arte non sia
perfettibile perché un capolavoro esiste e quello è, quello resta nei secoli. Al
contrario la scienza è una scala senza fine, un movimento perpetuo, la macchina che
mai si riposa. Quanta libertà ci sia in questo movimento senza fine Hugo non se lo
chiedeva mentre noi ce lo continuiamo a chiedere. E più ce lo chiediamo meno
sappiamo rispondere. |