RASSEGNA STAMPA

30 DICEMBRE 1998
LUCIANO CANFORA
Fede e sapienza di questo mondo: evoluzione di un conflitto
"Non ha dio reso stolta la sapienza di questo mondo?" si chiedeva l'apostolo Paolo nella prima Lettera ai Corinzi (I,1,20). È una generalizzazione della battuta del profeta Isaia (19,12). Nella citazione dell'apostolo la "condanna" si estende a tutta la scienza profana. In conformità con questa posizione oltranzista, l'apostolo Paolo promuove, a Efeso, un grande rogo di libri profani, genericamente intesi dagli interpreti come "di magia": ma magia viene in questo caso adoperato per indicare qualunque disciplina volta a indagini profane (Atti degli apostoli, 19,19). Non furono escandescenze estemporanee, ma insegnamenti presi alla lettera. Il Codice di Giustiniano si apre, oltre che "in nome di nostro signore Gesù Cristo", con l'auspicio di roghi di libri (I,3). E l'Indice dei libri proibiti di Benedetto XIV (1758) reca nell'antiporta la scena del rogo paolino dei libri con il versetto 19,19 degli Atti come didascalia. Peraltro grandi "uomini di fede" come Gerberto d'Aurillac - che fu papa nell'anno 1000 col nome di Silvestro II - e Fozio (due volte patriarca a Bisanzio) furono perseguitati e ritenuti "maghi" perché praticavano la scienza profana. Uno dei canoni dell'VIII Concilio Ecumenico (869/870), per l'esattezza il IX, condanna Fozio, tra l'altro perché pratica, coi suoi scolari, la "sapienza che è stata resa stolta da dio", come si esprime appunto il canone, con le parole di Paolo ai Corinzi. Del resto lo stesso improvviso silenzio di Tommaso d'Aquino, che il 6 dicembre 1273 smette improvvisamente di scrivere e di dettare e spiega l'improvvisa sua rinuncia a pensare con le sibilline parole "Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia", è un altro clamoroso e autopunitivo esempio di "sapientia" che ammutolisce: ed è, quella di Tommaso, sapienza teologica; e nondimeno tace anche quella. Di tutto questo non vi è traccia nella recente enciclica papale "Fede e ragione". Il minaccioso aforisma paolino con cui abbiamo aperto queste righe non è mai citato, e nemmeno la drastica iniziativa del rogo di Efeso, divenuta simbolo della procedura ecclesiale contro i libri. In compenso viene fatta qualche concessione al pensiero greco come "precorritore". E vengono evocati - c'era da aspettarselo - i tragici ateniesi. Ma perché solo Euripide e Sofocle?
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vedi anche
L'Emciclica Fede e Ragione