POLEMICHE: SCIENZE UMANE,TROPPO UMANEQuando la scienza giudica la filosofia in nome del buon senso. Ovvero l'"Affaire Sokal" secondo Yves Jenneret |
| L'"affaire Sokal", scoppiato due anni fa e che, da allora, continua
ad essere all'origine di una valanga di interventi - sia negli
Usa che in Europa - è stato ben di più di uno "scherzo" fatto da
un fisico alle scienze umane. Dietro la "prova" fornita dal
fisico statunitense Alan Sokal sul fatto che i cultural
studies producono testi gratuitamente incomprensibili, che
fanno ricorso a una terminolgia scientifica inappropriata e che,
infine, diffondono pericolose idee di relativismo scientifico e
ideologico, c'è un dibattito di fondo della nostra società: nato
all'interno della sinistra americana, riguarda questioni come la
democrazia, le relazioni tra i saperi, l'importanza della
diffusione delle conoscenze nelle società contemporanee. E'
questo sfondo che Yves Jeanneret, specialista di scienze
dell'informazione e della comunicazione (è professore
all'università di Lilla), mette in luce nel suo libro, appena
pubblicato dalle edizioni Puf, L'Affaire Sokal ou la querelle
des impostures (274 pag., 148 FF).
In breve, ricordiamo che cosa è l'"affaire Sokal": il fisico Alan
Sokal, professore alla New York University, propone e fa
pubblicare da una delle più prestigiose riviste di cultural
studies - Social Text (primavera-estate 1996) - un
articolo dal titolo "Trasgredire le frontiere. Verso
un'ermeneutica trasformativa della gravitazione quantistica".
Poco dopo, lo stesso Sokal pubblica su una rivista scientifica -
Lingua franca (maggio-giugno 1996) - un secondo articolo,
intitolato "Un fisico fa un esperimento con i Cultural Studies".
Qui Sokal denuncia: nel primo articolo su Social Text ho
scritto un saggio infarcito di citazioni scientifiche
inappropriate, ho utilizzato concetti erronei presi in prestito
alle scienze esatte, il tutto scritto in un gergo "postmoderno".
In altri termini: ho prodotto un'impostura, per dimostrare che le
scienze umane di oggi, dominate dai postmoderni, propongono una
cultura fasulla. In seguito, Sokal pubblica in Francia, con il
fisico belga Jean Bricmont, un libro che porta a fondo l'attacco
(Impostures intellectuelles, Odile Jacob): presi di mira
sono alcuni tra i principali studiosi francesi, Lacan, Foucault,
Lyotard, Deleuze, Derrida, Kristeva. Il settimanale Le Nouvel
Observateur pubblicherà una copertina dal titolo: "Gli
intellettuali francesi sono degli impostori?". A Yves Jenneret
abbiamo rivolto alcune domande.
| Come è stato possibile che a partire dallo scherzo di Sokal sia
nato un caso mondiale? |
Ciò che ha di interessante l'affaire Sokal è il suo carattere di
riscrittura permanente dell'avvenimento iniziale. La definisco
una querelle più che una controversia, classica,
accademica, su un problema preciso. Tutto parte qui dalla doppia
pubblicazione di Sokal. Sokal trae una prima conclusione nel suo
secondo articolo: se nel primo articolo sono state pubblicate
delle stupidaggini, allora vuol dire che i curatori della
prestigiosa rivista non sono seri. Bisogna prendere in
considerazione il punto di partenza: il quadro universitario
statunitense, in una disciplina - i cultural studies -
che non ha equivalente in Europa occidentale (dove questo tipo di
lavori vengono svolti nell'ambito della semiotica). Il dibattito
si trasforma incessantemente e coinvolge tematiche numerose: il
ruolo politico degli intellettuali, i mezzi per conoscere il
mondo, il posto che ha la scienza nella società, la questione del
"gergo", cioè di cosa significa impiegare parole complicate, se
si possono prendere a prestito i termini delle scienze esatte per
le scienze umane. In altri termini: i fisici hanno il diritto di
giudicare la filosofia? I filosofi di giudicare i fisici? La
discussione va avanti in contesti diversi: sia nelle riviste
accedemiche statunitensi che nella stampa a grande diffusione.
Poi si diffonde nella stampa europea, in particolare francese,
perché gli autori francesi sono i più attaccati. Il tessuto
connettivo del tutto è Internet. E, sia detto per inciso, in
questo contesto, il ruolo di Internet non è stato altro che un
appello al buon senso, a dimostrazione che un cittadino senza
istituzioni non è altro che un semplice cliente.
| Al centro c'è la questione del controllo della diffusione e della
legittimazione dei saperi? |
Per Sokal lo scandalo non viene dal fatto che chi lo attacca ha
torto, ma dal fatto che ha troppa influenza. Di conseguenza, è
l'ignoranza che arbitra tra i diversi saperi. E' un po' brutale,
ma è così. Sokal diffonde la sensazione che "esiste la prova": in
realtà, il suo articolo prova soltanto che esistono delle mode,
che ci sono delle negligenze ecc. Ma lui vuole dimostrare,
invece, che esiste una soluzione matematica all'influenza dei
saperi. In questo contesto, si sogna un liguaggio civilizzato,
trasparente. Una sorta di religione del sapere. Sokal fa una
manovra editoriale, che però non ha lo stesso senso nelle scienze
esatte e nelle scienze umane.
| Lei sostiene che la querelle è nata all'interno della sinistra
americana. |
La sinistra statunitense è dilaniata tra due tendenze: una
razionalista e l'altra multiculturale. Era in realtà il problema
che ha affrontato il '68 in Francia. E' anche una battaglia
economica per avere più soldi per i rispettivi istituti
universitari. In Usa i postmoderni hanno una posizione editoriale
e universitaria relativamente forte, che alcuni giudicano troppo
forte. Contro di essi, Sokal invoca l'Illumismo, il XVIII secolo,
una concezione della sinistra fondata sulla scienza e accusa i
postmoderni francesi di distruggere la credenza nella ragione. E'
evidentemente una lettura caricaturale della filosofia del XVIII
secolo: certo, Diderot ha pubblicato l'Enciclopedia, capiva che
la scienza era un elemento molto importante, ma al tempo stesso è
stato anche un teorico della molteplicità delle culture. Nella
stampa, poi, lo scontro di traduce semplicisticamente in una
lotta tra la vera scienza e tra chi confonde tutto. Prendiamo
Barthes e Foucault, su cui probabilmente si concentrerà nel
futuro l'attacco: hanno cercato di fare un lavoro ad un tempo
militante, letterario e scientifico. E' la possibilità di questa
triplice appartenenza che viene messa in questione. La tolleranza
all'alterità viene negata. Di qui anche, il successo della
polemica. Lo stesso è successo con il processo Clinton-Lewinsky:
una precipitazione verso processi in impostura, odio
dell'alterità, proprio in un periodo in cui non si sentono altro
che discorsi sulla comprensione dell'altro.
| La discussione sollevata dall'affaire riguarda soprattutto la
questione del controllo dell'opinione pubblica, quindi tocca il
cuore della democrazia? |
Sì, il fisico pretende di giudicare il filosofo in nome del buon
senso. E' molto pericoloso. Sta succedendo anche con il "caso
Bourdieu", c'è nell'opposione a Bourdieu una convergenza tra un
certo scientismo e un certo anti-intellettualismo. Bourdieu è
messo sotto accusa per aver invocato la scienza ma non essersi
poi adeguato al metodo positivista. L'idea di fondo è:
intellettuali, fate il vostro lavoro, ma non invadete il campo
della politica. Diventa difficile difendere tutto ciò che è
problematico, che rischia di mettere in questione lo statu quo.
L'affaire Sokal ha messo in luce la volontà di liquidazione del
carattere instabile e imbarazzante della parola delle scienze
umane quando entra nello spazio pubblico tanto più pericolosa,
poi, quando è sotto forma di un testo letterario di qualità.
| Viene anche usata una terminologia preocupante: il liguaggio
postmoderno è "malattia", esiste una "guerra"... |
C'è un ruolo centrale dell'odio. Se si analizzano i testi c'è da
avere i brividi. Come mai in un momento in cui si parla con tanta
insistenza dei diritti dell'uomo, cresce l'esclusione sociale e
si pratica la retorica dell'anatema? |