FIDES ET RATIOIl cardinal Ratzinger ha presentato ieri la tredicesima enciclica di Giovanni Paolo II. Critiche dagli intellettuali laici e dai protestanti Un ponte tra filosofia e religione Il Papa invita a non essere più latitanti nel mondo della cultura |
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La Fides et ratio la tredicesima enciclica di Giovanni Paolo II che è stata presentata ieri dal cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. L'Enciclica, oltre 150 pagine, si presenta come
una delle più complesse di Wojtyla. Il documento afferma la non opposizione, anzi l'impossibilità di separare la ragione dalla fede. «La fede e la ragione - così inizia l'enciclica _ sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità». L'uomo, che è «colui che cerca la verità», indaga a tale scopo sia nelle realtà concrete,
sia in quelle del pensiero; «naturalmente filosofo» egli non può rinunciare a usare la propria ragione e non può escludere dalla propria ricerca Dio, cioè il vero assoluto. Giovanni Paolo II invita i filosofi cristiani a non essere più latitanti nel panorama della cultura, il loro compito deve essere quello di combattere il «pensiero debole» che nega ogni Verità. Il cardinale Ratzinger ha rivelato che il lavoro preparatorio dell'enciclica è iniziato 12 anni fa, ma l'idea centrale risale al 1982.
La Fides et ratio ha subito diviso intellettuali e pensatori. La filosofia contemporanea, secondo il filosofo Massimo Cacciari, non è affatto contrassegnata dal relativismo o dal nichilismo ma è invece «tesa alla ricerca della verità», seppure da punti di partenza diversi dalla teologia. «Il Papa si rende conto - dice invece Giacomo Marramao, professore di filosofia politica a Roma - che il rischio del pensiero occidentale non è un eccesso di autoritarismo, quanto la perdita del senso del rapporto tra le cose e i valori essenziali del vivere». Di tutt'altro avviso il filosofo Lucio Colletti: «Non credo che mi riguardi un documento che ripropone la vecchia metafisica, in cui si parla di verità rivelate». Secondo il teologo don Gianni Baget Bozzo, invece, l'enciclica Fides et ratio segna la sconfitta dei «teolocontestatori» degli anni Sessanta e Settanta, che «negavano la possibilità di conoscere la fede attraverso la ragione». «Teologi famosi come Karl Rahner hanno distrutto ogni concetto di filosofia cristiana dice Baget Bozzo - e hanno teorizzato che si potesse parlare del cristianesimo solo all'interno dello stesso cristianesimo. Hanno negato così ogni possibilità al messaggio cristiano di dialogare con la filosofia. Ora il Papa ha posto rimedio nel modo più solenne ai guasti del recente passato».
Reazioni negative dai protestanti italiani e dalla federazione delle Chiese evangeliche sulle affermazioni del Papa riguardo i pericolosi ripiegamenti sul «fideismo». Il testo della Fides et ratio è anche disponibile nel sito Internet del Vaticano (www.vatican.va). L'edizione commentata è edita dalla Piemme.(a.z.) |
Ha preso tutti in contropiede. Erano gli altri a dovergli fare il regalo, per il ventesimo anniversario della sua elezione al pontificato. Invece, il regalo l'ha fatto lui agli altri. Un'enciclica non certo inattesa, in quanto c'è dentro tutto quello che ha fatto in venti anni di papato. Quando fu eletto, nel 1979, fu una novità: un papa «straniero» dopo più di quattro secoli. Ma una novità salutare. Il suo pontificato ha aperto alla Chiesa cattolica vie più universali e credibili anche per i più tiepidi. Non che la Chiesa non resti romana, ma la sua romanità si attua come universalità cattolica, non come scelta geografica o culturale. Non è un caso che questa «cattolicità» del suo messaggio ne abbia fatto l'uomo più ascoltato dell'universo. Non sono certo i politici a richiamare miriadi di uomini.
Quando divenne papa, il nemico della Chiesa era quello che aveva così bene conosciuto da giovane nella sua Polonia: il comunismo. Al quale, dietro l'esempio del suo grande maestro, il cardinale Wyszynski, non aveva mai ceduto. La sua tredicesima enciclica esce nel momento in cui il nemico esterno della religione, quel comunismo che la considerava «oppio dei popoli», è stato pienamente sconfitto. Ma papa Woityla sa bene che altre difficoltà ostacolano il cammino della evangelizzazione. Difficoltà più interne che esterne. L'enciclica vuole superarle.
La prima difficoltà erta implicita negli svolgimenti anticonciliari del postconcilio. L'aggiornamento, giustamente proposto da Giovanni XXIII, era spesso divenuto perdita di identità, rifiuto della tradizione, subordinazione alle ideologie anticristiane. Aiutato da un grande teologo, quel cardinale Ratzinger che ieri ha presentato l'enciclica, Giovanni Paolo II ha cercato di mostrare che l'aggiornamento non significa taglio dei ponti con la tradizione, il primato della Bibbia non implica il rifiuto della filosofia, dialogo non significa confusione, disponibilità non vuole dire divenire «utili idioti». Papa di frontiera,
ha cercato dì unire ciò che il malessere postconciliare aveva separato: innovazione e conservazione, identità e dialogo, ragione e fede.
E' un papa così certo della sua fede, che non ha esitato a chiedere perdono per i delitti, che uomini di Chiesa, forse meno «certi» di lui, avevano commesso. Una conciliazione dunque di Fides et ratio, come è nel titolo della nuova enciclica. Il papa sa bene che il mondo moderno soffre di una crisi di certezze. La criticità è divenuta dubbio senza vie d'uscita, trionfa il pensiero «debole», certo utile nella misura in cui demistifica le false verità, ma incapace di dare una risposta agli interrogativi della vita: chi siamo? donde veniamo? e dove andiamo? Non tutto è verità indiscutibile, ma nessuno può vivere in un mondo dove tutto è divenuto opinione. Se la religione fosse solo fideismo, le cose potrebbero anche andare. Ma non è così. Da sempre la filosofia cristiana ha cercato di gettare un ponte tra il pensiero e la fede, mostrando che questa, anche se non è «razionale», è certo «ragionevole» (Newman).
I sociologi oggi non parlano più di secolarizzazione, ma di risveglio religioso (prova evidente che senza religione l'uomo non può stare. Eppure le forme, in cui questo risveglio si realizza, giustamente preoccupano il papa. Troppo spesso esso avviene in termini emotivi, sentimentali, populistici e consumistici (new age, Ufo, orientalismi vari). Bisogna dare al risveglio della fede un fondamento razionale. Solo la filosofia può farlo, come hanno tentato Agostino e Anselmo, Bonaventura e Tommaso.
Alla fine del secondo millennio, mentre la modernità in crisi ci ha dato sinora un postmoderno che rimane solo negazione della modernità, ma è incapace di proporre nuovi valori, il papa ripropone una sintesi di religione e filosofia che ascolta e rispetta il dato della scienza, ma è anche in grado di orientarlo alla promozione dell'uomo. In questa proposta di recupero, non è solo la fede cristiana che opera. Il papa-filosofo
ammira e rispetta quanto tutte le religioni e tutte le filosofie hanno fatto in quattromila anni di storia. La verità cristiana, ci suggerisce papa Wojtyla, non si contrappone alle verità non cristiane, ma le assume e le supera.
Nell'epoca in cui la chiesa ha perduto, salutarmente, lo stato e la protezione dei principi, l'enciclica si rivolge alla libera decisione degli uomini, i quali sono tali solo perché dubitano, ma non possono vivere senza un insieme di certezze. Queste certezze, che le grandi religioni hanno insegnato, non contrastano la verità della filosofia - dato che l'uomo
che pensa r l'uomo che prega sono due possibilità dello stesso uomo. |