SIAMO UOMINI O ANIMALI?Roger Caillois a caccia di farfalle Tradotto per la prima volta in italiano "L'occhio di Medusa", uno
sguardo obliquo tra scienze e filosofia |
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| Roger Caillois, «L'occhio di Medusa. L'uomo,l'animale, la maschera»,traduzione di Giovanni Leghissa,Raffaello Cortina Editore, pp.128, L. . 26.000) | Lo sguardo di Medusa, si sa, pietrifica. Ma è un'arma a doppio
taglio: ad uccidere il mostro mitologico fu il suo stesso
sguardo. L'unico che si salvò fu Perseo, che seppe guardare
Medusa senza farsi vedere. Trovò una nuova posizione, obliqua
rispetto al mostro, e una nuova strategia: l'uso di uno specchio.
Metafora politica e sociale per Roger Caillois, che attraverso il
racconto mitologico di Medusa e Perseo propone anche una nuova
visione delle scienze naturali.
Oltre ogni schematismo e specializzazione settoriale, le "scienze
diagonali" consentono a chi le utilizza di raggiungere una
visione trasversale del mondo, dove filosofia e scienza,
mitologia ed etologia, infine natura e cultura hanno lo stesso
linguaggio. E' la proposta di L'occhio di Medusa. L'uomo,
l'animale, la maschera, un libro che Caillois scrisse nel
1960, ora per la prima volta pubblicato in italiano nella
traduzione di Giovanni Leghissa (Raffaello Cortina Editore, pp.
128, L. . 26.000).
Lo scrittore francese che con Bataille e Leiris fondò il Collège de Sociologie, è qui alla ricerca di un punto di vista diverso che non sia solo frontale ma, appunto, diagonale e obliquo. Come Perseo, la cui sensibilità lo porta a scegliere continuamente posizioni alternative, così l'uomo può mantenersi libero grazie al suo sguardo particolare.
Lo notò Lacan, che in uno dei suoi seminari - per la precisione
quello tenuto nel 1964 - citò questo scritto per parlare dello
sguardo. Secondo lo psicanalista, capovolgendo l'usuale punto di
vista per cui il soggetto ordina il mondo riducendolo a soggetto
della visione, lo sguardo dell'altro diviene il punto di sutura
dell'identità soggettiva. Solo allora è possibile gestire in modo
non distruttivo: esattamente come fa Perseo, che sceglie la
giusta collocazione spaziale, il fatto di dover far derivare la
padronanza di noi stessi da istanze esterne a noi.
Con l'occhio meticoloso dell'entomologo e la curiosità del
filosofo, Caillois raccoglie una serie di gesti istintuali di
insetti e di qualche (ma più raro) grande mammifero, intorno al
mimetismo. Sono tre le sue funzioni. La mimetizzazione
vera e propria, cioè "l'assimilazione allo sfondo e all'ambiente,
la ricerca dell'invisibilità", per dirla con Caillois; il
travestimento, cioè l'imitazione perfetta di un altro
essere della stessa specie, come accade a certe femmine di
farfalle polimorfe che imitano in modo sorprendente altri
modelli. Infine, l'intimidazione: stando sempre tra le
farfalle, a spaventare i volatili sono proprio gli ocelli, quella
sorta di grandi occhi dipinti sulle loro ali, che assumono
l'aspetto di un viso terrorizzante.
Le ragioni di questo mimetismo? Per lo scrittore francese "esiste
nel mondo dei viventi una legge del travestimento puro, un
impulso a farsi passare per un altro". Legge della quale
parteciapano anche gli uomini. "Presso l'uomo, parimenti,
l'invisibilità è un'aspirazione permanente - continua Caillois -,
ogni folklore conosce i mantelli o i cappelli che rendono
invisibili".
Oltre a sparire, conta l'apparire. Basti pensare per esempio alla
moda, forma del segreto inesplicabile per cui si imita un
modello, ci si traveste e ci si maschera. Quali sono allora le
differenze tra uomo e animale? Ce n'è una sostanziale: "il mondo
degli insetti è quello degli istinti, quello cioè dei
comportamenti inevitabili e meccanici; il mondo dell'uomo è
quello dell'immaginazione e, di conseguenza, quello della
libertà, cioè un mondo in cui l'individuo ha conquistato il
potere di rifiutarsi di obbedire seduta stante e ciecamente ad
ogni impulso organico".
E' il gesto artistico, consapevole e trasgressivo, che rompe
l'incantesimo della fissità millenaria propria di società
popolate da insetti, e che caratterizza (forse) anche l'andamento
tentennante e sempre diverso della storia. Ma, conclude
Roger Caillois, "ancora una volta è in questione un'unica natura.
Il successo dell'uomo - la sua disgrazia? - consiste forse
nell'aver introdotto un po' di gioco nell'immesnso ingranaggio".
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