RASSEGNA STAMPA

13 AGOSTO 1998
MICOL DE PAS
SIAMO UOMINI O ANIMALI?
Roger Caillois a caccia di farfalle
Tradotto per la prima volta in italiano "L'occhio di Medusa", uno sguardo obliquo tra scienze e filosofia
Roger Caillois, «L'occhio di Medusa. L'uomo,l'animale, la maschera»,traduzione di Giovanni Leghissa,Raffaello Cortina Editore, pp.128, L. . 26.000)
Lo sguardo di Medusa, si sa, pietrifica. Ma è un'arma a doppio taglio: ad uccidere il mostro mitologico fu il suo stesso sguardo. L'unico che si salvò fu Perseo, che seppe guardare Medusa senza farsi vedere. Trovò una nuova posizione, obliqua rispetto al mostro, e una nuova strategia: l'uso di uno specchio.
Metafora politica e sociale per Roger Caillois, che attraverso il racconto mitologico di Medusa e Perseo propone anche una nuova visione delle scienze naturali.
Oltre ogni schematismo e specializzazione settoriale, le "scienze diagonali" consentono a chi le utilizza di raggiungere una visione trasversale del mondo, dove filosofia e scienza, mitologia ed etologia, infine natura e cultura hanno lo stesso linguaggio. E' la proposta di L'occhio di Medusa. L'uomo, l'animale, la maschera, un libro che Caillois scrisse nel 1960, ora per la prima volta pubblicato in italiano nella traduzione di Giovanni Leghissa (Raffaello Cortina Editore, pp.
128, L. . 26.000).
Lo scrittore francese che con Bataille e Leiris fondò il Collège de Sociologie, è qui alla ricerca di un punto di vista diverso che non sia solo frontale ma, appunto, diagonale e obliquo. Come Perseo, la cui sensibilità lo porta a scegliere continuamente posizioni alternative, così l'uomo può mantenersi libero grazie al suo sguardo particolare.
Lo notò Lacan, che in uno dei suoi seminari - per la precisione quello tenuto nel 1964 - citò questo scritto per parlare dello sguardo. Secondo lo psicanalista, capovolgendo l'usuale punto di vista per cui il soggetto ordina il mondo riducendolo a soggetto della visione, lo sguardo dell'altro diviene il punto di sutura dell'identità soggettiva. Solo allora è possibile gestire in modo non distruttivo: esattamente come fa Perseo, che sceglie la giusta collocazione spaziale, il fatto di dover far derivare la padronanza di noi stessi da istanze esterne a noi.
Con l'occhio meticoloso dell'entomologo e la curiosità del filosofo, Caillois raccoglie una serie di gesti istintuali di insetti e di qualche (ma più raro) grande mammifero, intorno al mimetismo. Sono tre le sue funzioni. La mimetizzazione vera e propria, cioè "l'assimilazione allo sfondo e all'ambiente, la ricerca dell'invisibilità", per dirla con Caillois; il travestimento, cioè l'imitazione perfetta di un altro essere della stessa specie, come accade a certe femmine di farfalle polimorfe che imitano in modo sorprendente altri modelli. Infine, l'intimidazione: stando sempre tra le farfalle, a spaventare i volatili sono proprio gli ocelli, quella sorta di grandi occhi dipinti sulle loro ali, che assumono l'aspetto di un viso terrorizzante.
Le ragioni di questo mimetismo? Per lo scrittore francese "esiste nel mondo dei viventi una legge del travestimento puro, un impulso a farsi passare per un altro". Legge della quale parteciapano anche gli uomini. "Presso l'uomo, parimenti, l'invisibilità è un'aspirazione permanente - continua Caillois -, ogni folklore conosce i mantelli o i cappelli che rendono invisibili".
Oltre a sparire, conta l'apparire. Basti pensare per esempio alla moda, forma del segreto inesplicabile per cui si imita un modello, ci si traveste e ci si maschera. Quali sono allora le differenze tra uomo e animale? Ce n'è una sostanziale: "il mondo degli insetti è quello degli istinti, quello cioè dei comportamenti inevitabili e meccanici; il mondo dell'uomo è quello dell'immaginazione e, di conseguenza, quello della libertà, cioè un mondo in cui l'individuo ha conquistato il potere di rifiutarsi di obbedire seduta stante e ciecamente ad ogni impulso organico".
E' il gesto artistico, consapevole e trasgressivo, che rompe l'incantesimo della fissità millenaria propria di società popolate da insetti, e che caratterizza (forse) anche l'andamento tentennante e sempre diverso della storia. Ma, conclude Roger Caillois, "ancora una volta è in questione un'unica natura.
Il successo dell'uomo - la sua disgrazia? - consiste forse nell'aver introdotto un po' di gioco nell'immesnso ingranaggio".
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vedi anche
Il mondo dell'uomo