RASSEGNA STAMPA

23 GIUGNO 1998
GIANNI SANTAMARIA
Rothbard: libertario «gioioso» contro lo Stato
Un saggio presenta il maggior esponente americano del capitalismo «non utilitarista»
Roberta Adelaide Modugno, «Murray N. Rothbard e l'anarco-capitalismo americano», Rubbettino, pagine 210, lire 20.000
Stato interventista, assistenziale, addirittura criminogeno. L'idea di compagine statuale, che dovrebbe vigilare sull'arbitrio individuale e frenarlo, ha conosciuto un progressivo declino di fortuna sotto le critiche di pensatori e politici. Soprattutto nella tradizione anglosassone (e nordamericana), dove le spinte antistatali hanno avuto origine già nel XVI e XVII secolo. Non a caso la ricerca di Roberta Adelaide Modugno Murray N. Rothbard e l'anarco-capitalismo americano (Rubbettino, pagine 210, lire 20.000) - che ricostruisce il libertarismo a stelle e strisce attraverso una sua eminente figura del Novecento - parte proprio dall'analisi dei tentativi di formare nel Nuovo Mondo delle comunità di liberi individui su basi religiose. Sono i vari esperimenti sul campo di anabattisti, quaccheri e altre confessioni. Ma per una prima sistemazione a livello teorico bisogna aspettare Lysander Spooner (1808-1887), anti-schiavista e sostenitore della fondazione del libertarismo sul piano del diritto naturale. A lui si rifà, nel secolo successivo, Murray Newton Rothbard, che, scrive l'autrice del saggio, rappresenta «la sintesi ideale tra il pensiero libertario americano e le idee della scuola austriaca»
Nato a New York nel 1926 da famiglia ebraica, Rothbard si distacca presto dalle idee comuniste coltivate nel suo ambiente. Allievo di Ludwig von Mises, pubblica saggi di storia e teoria economica, di filosofia politica. Animatore della scena dell'individualismo radicale - -con una verve che lo ha fatto definire «joyous libertarian» -è stato tra gli aspiratori del «Libertarian party», sorto nei primi Settanta. E' morto nel 1995
Due i cardini del suo pensiero. E' anarchico, rifiuta cioè del tutto l'idea di Stato, contrapponendosi in questo a un altro libertario, Robert Nozick. Ed è etico, rifacendosi al diritto naturale; all'opposto degli utilitaristi, che basano la loro critica sul concetto di «efficienza». Partendo dal pensiero di Locke, il newyorkese arriva ad affermare che «i diritti di proprietà sono diritti umani» precedenti il contratto sociale. Ma chi garantisce la proprietà, la giustizia, la sicurezza, il regolare svolgimento del mercato? Per Rothbard certo non il Welfare-Warfare State lo Stato assistenziale e guerrafondaio. Cosa allora? Innanzitutto il «principio di non aggressione» della proprietà altrui. Un radicalismo, dunque, di tipo pacifista (contro la coscrizione obbligatoria e gli interventi di «polizia internazionale», dalla Corea alla Guerra del Golfo) e propenso, in politica estera, all'isolazionismo. Inoltre, il diritto e le istituzioni preposte a emanare norme e farle rispettare sorgerebbero spontaneamente (in questo il pensatore si rifà alla tradizione della «common law» britannica)
Rothbard tocca anche la scuola pubblica, realtà sacra in America, definendo l'obbligo scolastico una «servitù involontaria» e «un sistema di prigionia». E proponendo, sulla scia di Milton Friedman, il famoso «buono scuola». Infine, riguardo alla televisione, Rothbard è favorevole alla liberalizzazione totale e entusiasta della pay-tv, che affrancherebbe lo spettatore dalla schiavitù pubblicitaria
Chissà cosa pensava di Internet, che sembra realizzare per via informatica il sogno di una comunità di individui, liberi di comunicare senza vincoli? Il libro non lo dice. Ma chi volesse avere informazioni ulteriori rispetto al saggio della Modugno che ha l'indubbio merito di presentare scientificamente una figura poco conosciuta in Italia potrà trovare sulla rete delle reti una gran messe di materiali.
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vedi anche
Filosofia politica