RASSEGNA STAMPA

4 OTTOBRE 2005
editoriale
[

Risuscitato il virus della spagnola, somiglia tanto all’influenza aviaria

 

Il virus della spagnola è stato un killer spietato ­quando è apparso alla fine della prima guerra mondiale ha fatto tra i 20 e i 50 milioni di morti. E' inevitabile, dunque, che i due lavori in uscita su Nature e Science generino delle ansie: ricostruire il genoma degli esperimenti di un patogeno tanto letale e riportarlo alla vita, significa esporre il mondo al rischio di rivivere un incubo del passato. Il lavoro dei ricercatori americani, ha il fascino inquietante della fantascienza: le sequenze sono state recuperate da resti umani che erano rimasti sepolti nel permafrost dell'Alaska dal 1918 e sono state utilizzate per produrre dei virus ricombinanti che in laboratorio hanno confermato il loro effetto mortale su topi, embrioni di pollo e colture di cellule umane. Eppure vale la pena di leggere questi lavori senza cedere alla rassicurante tentazione di dare voce a Cassandra. Per quanto possa sembrare paradossale, infatti non sono il frutto di una scienza che si avvicina sempre più all'orlo del precipizio. Tutt'altro: sono il risultato di una scienza responsabile che non smette di cercare un difficile punto di equilibrio tra le diverse istanze della società, anche quan­do si muove in settori inesplorati delle scienze della vita, come in questo caso. Gli studi appena pubblicati hanno una rilevanza scientifica che è fuori discussione e non si limitano certo a soddisfare la curiosità degli storici. Le informazioni raccolte, infatti, offrono un contributo prezioso per monitorare l'emergenza di nuovi ceppi patogeni per l'uomo e combattere la minaccia incombente di H5N1. Secondo i nuovi dati la spagnola non è il frutto del trasferimento di pochi geni da un virus influenzale aviario a un virus influenzale umano, com'è accaduto con le due pandemie minori del secolo scorso (Asiatica e Hong Kong). Anzi Jeffery Taubenberger, che ha firmato entrambi i lavori è pronto a scommettere che la malattia del 1918 sia stata causata da un virus aviario che si è adattato all'uomo nella sua interezza, grazie a un piccolo numero di mutazioni nei geni di alcuni enzimi del macchinario di replicazione virale (polimerasi).La brutta notizia è che alcuni di questi cambiamenti sono presenti an­che in qualche ceppo del virus aviario asiatico che è in circolazione dal 1997 e questo accresce il timore che H5N1 si stia preparando al salto di specie. La buona notizia è che gli accorgimenti del disegno sperimentale hanno consentito di testare uno alla volta e in combinazione i vari geni della spagnola, individuando quelli responsabili della sua estrema virulenza (emoagglutinina e polimerasi). La comunità scientifica, quindi, ha a disposizione un set di bersagli molecolari da studiare per cercare di mettere a punto interventi profilattici e terapeutici adeguati.

Ovviamente a nessuno può sfuggire il fatto che degli esperimenti del genere comportino dei rischi per la salute pubblica e la sicurezza internazionale. Ma i nomi dei firmatari e delle istituzioni coinvolte - dai Cdc di Atlanta all’Armed Forces Institute of Pathology di Rockville - rappresentano la migliore garanzia contro l'ipotesi di una fuga accidentale dei patogeni dal laboratorio di biosicurezza 3 in cui sono conservati.. Incidenti del genere in passato si sono verificati - per esempio con Ebola Reston negli Stati Uniti - ma in luoghi che certo non disponevano di misure di sicurezza paragonabili a queste. Altrettanto rassicurante è il fatto che la pubblicazione dei dati sulla spagnola sia arrivata solo dopo il via libera del National Science Advisory Board for Biosecurity americano (Nsabb), che è stato creato nel 2004 per monitorare la ricerca «dual use», quella che pur essendo mossa da intenti legittimi corre il rischio di essere male utilizzata. Ma anche il pericolo un uso bioterroristico, in questo caso, è basso: le armi biologiche efficaci e facilmente reperibili in natura sono tante - dall'an­trace al botulino - e non si capisce perché dei terroristi dovrebbero darsi la pena di praticare esperi­menti di frontiera per raggiungere lo stesso obiettivo. A conclusioni simili deve essere arrivato anche l'Nsabb che ha autorizzato la pubblicazione, rite­nendo che i benefici scientifici che ne potranno derivare superano di gran lunga i rischi. Questa decisione, forse, rappresenta anche il segnale che i soggetti interessati - Cia, Homeland Security National Institutes of Health e National Science Foundation - hanno trovato un linguaggio comune. TI dialogo av­viato dopo l'11 settembre del 2001 non è stato facile e l'ultimo contrasto - per la pubblicazione di un lavoro sul botulino - risale a quest'estate. Il dibattito non si chiude certo qui, ma è lecito sperare che dopo gli esperimenti con la spagnola nessuno torni a proporre un forum internazionale che allarghi il focus alle questioni di sicurezza - safety e security - e ai risvolti etici della ricerca di frontiera. Sottoporre le scienze della vita a un secondo processo come quello che si tenne ad Asilomar agli albori dell'ingegneria genetica - rischia di ingigantire le paure e far dimenticare che, fra tutti i soggetti coinvolti, la comunità scientifica non è certo il meno responsabile.
inizio pagina
vedi anche