![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 15 MAGGIO 2005 |
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In vista del referendum sulla legge 40 si riaccende il dibattito sul diritto alla procreazione, sui diritti dell'embrione umano e l'uso dello stesso a scopo di ricerca. Non nascondo la mia preoccupazione nel percepire la difficoltà per gli elettori di votare con cognizione di causa sui veri motivi del referendum e della legge. Le informazioni date al pubblico sono spesso contraddittorie e distorte. Premetto che penso che, data la complessità della materia, modificare la legge in Parlamento rappresenta l'unica
strada costruttiva percorribile. Cerco quindi di spiegare alcuni temi referendari e la situazione concernente argomenti che, da scienziato laico, posso dipanare in modo obiettivo: cellule staminali, vita umana, embrioni e ricerca.
Uno degli elementi più dibattuti della legge riguarda il divieto di produrre embrioni ai fini di ricerca. Non si possono generare embrioni umani per poi distruggerli e isolare cellule staminali embrionali pluripotenti. È inoltre obbligatorio impianta
re tutti gli embrioni prodotti ed è vietato generare e congelare embrioni in soprannumero. Ciò impedisce l'ulteriore accumulo di embrioni umani che già giacciono congelati in un numero che supera i trecentomila nel mondo. I fautori del referendum sostengono che quest'articolo deve essere abolito poiché le cellule embrionali sarebbero, se non le uniche, le migliori cellule per sviluppare nuove cure per malattie devastanti. I più moderati sostengono che la vita dell'embrione umano sia sacrificabile per il bene (supposto) di milioni di pazienti Incurabili. I più radicali credono addirittura che l'embrione non sia nemmeno vita, non sia certo una persona e che possa essere generato e distrutto liberamente. È stata poi avanzata una tesi ancor più audace, che è quella che vede la legge come una violazione della libertà di ricerca. Ritengo tale visione non sostenibile, sia su base scientifica
che razionale.
Per quanto le staminali embrionali siano sicuramente promettenti, stiamo parlando di prospettive terapeutiche e non di realtà attuali, nemmeno in rapido divenire. Affermare che le cure per le più terribili malattie si possono sviluppare al meglio o esclusivamente con le staminali embrionali rappresenta, poi, l'opposto del vero. Le uniche terapie con staminali utilizzano oggi cellule adulte, salvando la vita a migliaia di persone ogni anno. Inoltre, mentre non sono previste sperimentazioni cliniche con staminali embrionali, queste sono in fase di avvio con le staminali adulte. Penso alle staminali cerebrali per le malattie neurologiche.
Che l'embrione poi non sia vita umana non regge a una semplice analisi razionale. Se considero un uomo e comincio ad andare all'indietro nel tempo troverò un adolescente, un bimbo, quindi il neonato, il feto, l'embrione, la blastocisti giù giù fino al primo stadio della vita di quell'uomo, che nasce con la fusione ovulo-spermatozoo, alla fecondazione. È la vita umana, sequenza ininterrotta e ordinata, fatta di stadi diversi ed egualmente validi, tappe evolutive di un individuo, dal concepimento alla morte. Non esistono criteri scientifici obiettivi per trovare soluzioni in questo continuum. Il contendere che in alcuni stadi di sviluppo l'embrione non è vita poiché non in grado di "pensare" è preoccupante poiché, applicando lo stesso concetto a pazienti affetti da gravi danni cerebrali o da morbo di Alzheimer, li classificheremmo come non-persone. Una vera aberrazione. La distinzione tra vita e persona, inoltre, non è oggettivabile su base scientifica e rischia di ingenerare una situazione discriminatoria, in cui si distinguono gli esseri umani dalle persone. Questo è già accaduto nella nostra storia e ne conosciamo le catastrofiche conseguenze.
Si accusano poi d'oscurantismo coloro che difendono la vita degli embrioni. Paradossalmente, questa critica si basa su considerazioni che dell'oscurantismo sono l'emblema. Esempio: l'embrione non sarebbe altro che un grumo di cellule, senza diritti. Questo è il tipo di considerazione oscurantista che rifiuta di guardare alla sostanza delle cose. In presenza di un embrione si conclude, in base all'apparenza, che si sta guardando un grumo di cellule. Ma l'uomo razionale, che fa della ragione il suo metro di giudizio (illuminismo docet), conclude che scienza e conoscenza dimostrano che l'embrione sembra un grumo di cellule mentre è uno stadio della vita umana. Senza polemica, decida il lettore chi è oscurantista tra coloro che giudicano in base all'apparenza o, in alternativa, per scienza e conoscenza. Ingenerare speranze circa la cura di terribili malattie per contestare l'innegabile diritto della vita umana a esistere non è lecito in base all'etica della nostra specie. La convenzione di Oviedo per la
protezione dei Diritti dell'Uomo, che l'Italia ha ratificato,
recita: è vietata la produzione di embrioni umani a fini di ricerca. Considerazione
ancor più valida visto che esistono serie alternative all'uso degli embrioni,
come ho già discusso molte volte. Infine, da ricercatore, protesto per il
tentativo di presentare la legge 40 come una violazione della libertà di
ricerca. L'affermazione che si vota "Sì" per difendere la ricerca
non corrisponde al vero. La ricerca scientifica deve agire nel rispetto
dell'etica e della morale della specie e mai in assenza di regole, come
accadeva invece prima della legge. Dare regole alla ricerca non significa
violarne la libertà, ma mantenerla nell'alveo della sua primaria funzione:
proteggere, difendere e curare la vita umana. Stupisce l'improvviso interesse
per una libertà di ricerca che per decenni è stata violata da nepotismo, assenza
di meritocrazia, burocrazia, e cronica mancanza di mezzi. Percepisco l'uso
strumentale di un valore nobile. Infine, è palese che il diritto alla vita
precede quello alla procreazione. Per tutti questi motivi mi asterrò e
cercherò di fare sì che la legge 40 possa poi essere migliorata in Parlamento.