RASSEGNA STAMPA

1 APRILE 2005
ANDREA TOMASI
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Terri Schiavo non c´è più.

Terri Schiavo non c´è più. La donna, che per 15 anni ha vissuto in stato vegetativo, è morta ieri, a seguito della sospensione dell´alimentazione ed idratazione assistita. È stato un caso etico, giuridico e politico, che ha fatto discutere, anche in Italia. Di «casi Schiavo» ce ne sono anche da noi. Ma la legge e la politica italiana come affrontano il problema? Quando c´è accanimento terapeutico e quando si può sospendere ogni cura? Risponde Carlo Casonato, professore associato di Diritto costituzionale comparato presso la facoltà di Giurisprudenza e responsabile del laboratorio applicativo di biodiritto. «Anche noi abbiamo la nostra Teresa Schiavo. Eluana Englaro è una donna di Lecco che da 13 anni si trova in uno stato vegetativo a seguito di un incidente. Il padre chiede che venga sospesa l´alimentazione artificiale, ma finora non ci è riuscito».
L´articolo 32 della Costituzione dice che nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario se non per legge. E la legge non c´è.
«La questione è dibattuta: è finita davanti alla Corte d´appello di Milano. I giudici si sono rivolti alla scienza medica. Hanno chiesto: "Idratazione e alimentazione artificiali sono trattamento sanitario?" In caso di risposta affermativa sarebbe stato possibile togliere il sondino: un impianto con un tubo (in gergo si chiama "Peg"), lo stesso usato da Terri Schiavo, che permette di iniettare nello stomaco sostanze nutritive. Ma il Comitato nazionale per la bioetica si è diviso».
E tutto rimane fermo.
«Sì. Ci sono membri del Comitato che mettono sullo stesso piano le terapie mediche e l´alimentazione artificiale. In tal caso ci si potrebbe appellare alla Costituzione ed ottenere la sospensione».
E c´è chi è di parere opposto.
«Vi è una componente secondo cui i medici devono proseguire l´alimentazione: si parla di un dovere morale e deontologico di non sospenderla. Di fronte a questa divisione, la Corte d´appello ha scelto la via precauzionale. I giudici hanno detto: "Pur perplessi, in attesa di un orientamento preciso, decidiamo di ordinare la prosecuzione dell´assistenza"».
Ma lei cosa ne pensa?
«Io penso che, a fronte di uno stato vegetativo persistente, se c´è la volontà della persona di sospendere l´idratazione, i medici dovrebbero fermare l´alimentazione. Se c´è un tutore legale, che parla a nome del paziente, si deve rispettare la scelta».
Lei ha davanti a sè un´intervista rilasciata all´Avvenire dal presidente del Comitato nazionale di bioetica, Francesco d´Agostino.
«Lui dice che la sospensione dell´alimentazione artificiale è contraria alla nostra cultura. Dice che "la morale considera un dovere di solidarietà dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati"».
La decisione di bloccare l´alimentazione non è facile. Si tratta di una persona viva.
«Si tratta di una vita biologica. Una persona in stato vegetativo persistente non ha alcuna coscienza: non ha alcuna sensazione, né piacevole, né spiacevole. Non lo dico io, ma i medici: funziona il tronco del cervello, che regola la funzione respiratoria, del sonno e della veglia, ma le funzioni cerebrali (quelle che danno la possibilità di relazione) sono irreversibilmente perse».
Negli Stati Uniti i cittadini possono fare il «testamento biologico»: possono dire cosa fare nel caso in cui, a seguito di un incidente, si trovassero in stato vegetativo.
«Il Living Will è una dichiarazione, che spesso si tiene nel portafogli: si chiama Dnr (Do not resuscitate). In alcuni stati americani è vincolante. Premettendo che, per quanto concerne la sospensione dell´alimentazione ed idratazione, la situazione rimane "congelata", c´è da dire che in Italia c´è la legge 145 del 2001, con cui è stata ratificata la Convenzione di Oviedo. Stabilisce che i medici devono prendere in considerazione i desideri precedentemente espressi (il riferimento è, ad esempio, all´utilizzo della respirazione artificiale o alle amputazioni di arti). In pratica i medici non possono ignorare i desideri espressi dal paziente, anche se non sono vincolanti».
La Chiesa è contro l´accanimento terapeutico, contro le cure che non comportano alcun beneficio per il paziente. Nel caso Schiavo si è parlato invece di eutanasia: la Chiesa è contro la sospensione dell´alimentazione assistita. Da giurista cosa risponde?
«Ci si deve domandare cosa è il "beneficio". La vita biologica è beneficio? Quando, contro la volontà di una persona in stato vegetativo, la si continua ad idratare, credo che si possa parlare di accanimento terapeutico. Io insegnavo a Washington quando - dopo la sentenza che stabilì di staccare la Peg - il governatore della Florida ordinò il reinserimento del tubicino. Quell´ordinanza venne poi dichiarata incostituzionale. Mi confrontai con gli studenti americani che dissero: "L´intervento di Jeb Bush è stato solo politico, un intervento per ottenere consenso elettorale". Dopo il dibattito che si è creato pare che quel consenso sia in calo. C´è stata una strumentalizzazione politica, a causa della quale la dignità di Terri Schiavo è stata calpestata».

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