![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 APRILE 2005 |
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Terri Schiavo non c´è
più.
Terri Schiavo non c´è più.
La donna, che per 15 anni ha vissuto in stato vegetativo, è morta ieri, a
seguito della sospensione dell´alimentazione ed idratazione assistita. È stato
un caso etico, giuridico e politico, che ha fatto discutere, anche in Italia.
Di «casi Schiavo» ce ne sono anche da noi. Ma la legge e la politica italiana
come affrontano il problema? Quando c´è accanimento terapeutico e quando si può
sospendere ogni cura? Risponde Carlo Casonato, professore associato di
Diritto costituzionale comparato presso la facoltà di Giurisprudenza e
responsabile del laboratorio applicativo di biodiritto. «Anche noi abbiamo la
nostra Teresa Schiavo. Eluana Englaro è una donna di Lecco che da 13 anni si
trova in uno stato vegetativo a seguito di un incidente. Il padre chiede che
venga sospesa l´alimentazione artificiale, ma finora non ci è riuscito».
L´articolo 32 della Costituzione dice che nessuno può essere obbligato ad un
trattamento sanitario se non per legge. E la legge non c´è.
«La questione è dibattuta: è finita davanti alla Corte d´appello di Milano. I
giudici si sono rivolti alla scienza medica. Hanno chiesto: "Idratazione e
alimentazione artificiali sono trattamento sanitario?" In caso di risposta
affermativa sarebbe stato possibile togliere il sondino: un impianto con un
tubo (in gergo si chiama "Peg"), lo stesso usato da Terri Schiavo,
che permette di iniettare nello stomaco sostanze nutritive. Ma il Comitato
nazionale per la bioetica si è diviso».
E tutto rimane fermo.
«Sì. Ci sono membri del Comitato che mettono sullo stesso piano le terapie
mediche e l´alimentazione artificiale. In tal caso ci si potrebbe appellare
alla Costituzione ed ottenere la sospensione».
E c´è chi è di parere opposto.
«Vi è una componente secondo cui i medici devono proseguire l´alimentazione: si
parla di un dovere morale e deontologico di non sospenderla. Di fronte a questa
divisione, la Corte d´appello ha scelto la via precauzionale. I giudici hanno
detto: "Pur perplessi, in attesa di un orientamento preciso, decidiamo di
ordinare la prosecuzione dell´assistenza"».
Ma lei cosa ne pensa?
«Io penso che, a fronte di uno stato vegetativo persistente, se c´è la volontà
della persona di sospendere l´idratazione, i medici dovrebbero fermare
l´alimentazione. Se c´è un tutore legale, che parla a nome del paziente, si
deve rispettare la scelta».
Lei ha davanti a sè un´intervista rilasciata all´Avvenire dal presidente del
Comitato nazionale di bioetica, Francesco d´Agostino.
«Lui dice che la sospensione dell´alimentazione artificiale è contraria alla
nostra cultura. Dice che "la morale considera un dovere di solidarietà
dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati"».
La decisione di bloccare l´alimentazione non è facile. Si tratta di una persona
viva.
«Si tratta di una vita biologica. Una persona in stato vegetativo persistente
non ha alcuna coscienza: non ha alcuna sensazione, né piacevole, né spiacevole.
Non lo dico io, ma i medici: funziona il tronco del cervello, che regola la
funzione respiratoria, del sonno e della veglia, ma le funzioni cerebrali
(quelle che danno la possibilità di relazione) sono irreversibilmente perse».
Negli Stati Uniti i cittadini possono fare il «testamento biologico»: possono
dire cosa fare nel caso in cui, a seguito di un incidente, si trovassero in
stato vegetativo.
«Il Living Will è una dichiarazione, che spesso si tiene nel portafogli: si
chiama Dnr (Do not resuscitate). In alcuni stati americani è vincolante.
Premettendo che, per quanto concerne la sospensione dell´alimentazione ed
idratazione, la situazione rimane "congelata", c´è da dire che in
Italia c´è la legge 145 del 2001, con cui è stata ratificata la Convenzione di
Oviedo. Stabilisce che i medici devono prendere in considerazione i desideri
precedentemente espressi (il riferimento è, ad esempio, all´utilizzo della
respirazione artificiale o alle amputazioni di arti). In pratica i medici non
possono ignorare i desideri espressi dal paziente, anche se non sono
vincolanti».
La Chiesa è contro l´accanimento terapeutico, contro le cure che non comportano
alcun beneficio per il paziente. Nel caso Schiavo si è parlato invece di
eutanasia: la Chiesa è contro la sospensione dell´alimentazione assistita. Da
giurista cosa risponde?
«Ci si deve domandare cosa è il "beneficio". La vita biologica è
beneficio? Quando, contro la volontà di una persona in stato vegetativo, la si
continua ad idratare, credo che si possa parlare di accanimento terapeutico. Io
insegnavo a Washington quando - dopo la sentenza che stabilì di staccare la Peg
- il governatore della Florida ordinò il reinserimento del tubicino.
Quell´ordinanza venne poi dichiarata incostituzionale. Mi confrontai con gli
studenti americani che dissero: "L´intervento di Jeb Bush è stato solo
politico, un intervento per ottenere consenso elettorale". Dopo il
dibattito che si è creato pare che quel consenso sia in calo. C´è stata una
strumentalizzazione politica, a causa della quale la dignità di Terri Schiavo è
stata calpestata».