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Somenzi, il fisico della
mente
19/1/2005
UN pubblico quanto mai differenziato per fascia di età e formazione
intellettuale e disciplinare ha affollato l'aula XII di Villa Mirafiori,
presso la Facoltà di Filosofia dell'Università di Roma "La
Sapienza", per ricordare, a un anno dalla sua improvvisa scomparsa, la
figura e l'opera del filosofo della scienza Vittorio Somenzi, testimoniando
così la traccia profonda che questo studioso ha lasciato in un panorama
intellettuale come quello italiano, spesso riottoso ad aprirsi davvero alla
cultura scientifica. Nato a Redondesco, in provincia di Mantova, nel 1918, e
laureatosi in fisica, nel 1940, a Milano, discutendo con Giovanni Gentile jr.
una tesi sulla superconduttività, Somenzi fu ufficiale meteorologo nel Genio
aeronautico e, nel 1945, partecipò alla Resistenza come ufficiale di
collegamento tra alleati e partigiani. Dal 1956 fu contemporaneamente
ufficiale dell'Aeronautica e professore incaricato di filosofia, fino al 1966,
quando divenne ordinario di Filosofia della scienza all'Università "La
Sapienza" di Roma, dove ha insegnato e svolto la sua ricerca fino al
1988. Alla metà degli Anni 40, quando, come egli stesso scrisse,
"cominciarono ad apparire in Italia i primi segni di una ripresa di
interesse verso i problemi filosofici sollevati dai grandi sviluppi della
scienza moderna" rendendo palese l'insoddisfazione per le grandiose ma
superficiali "sintesi universali caratteristiche della filosofia dei
sistemi" e orientando "i nuovi cultori italiani di filosofia della
scienza soprattutto verso i movimenti stranieri di intonazione decisamente
antimetafisica", Somenzi, insieme con Giuseppe Vaccarino e Silvio
Ceccato, fondò la Scuola Operativa Italiana e si inserì nel dibattito sui
rapporti tra metodologia e fisica, la disciplina - osservava Somenzi - a cui
"si devono i primi esempi di autocritica spinta fino a rivedere a fondo
il proprio metodo di lavoro".
Studioso dell'operazionismo di Bridgman - nel 1952 ne tradusse in italiano
l'opera principale, «La logica della fisica moderna» (1927) - contribuì in
modo originale ad ampliarne i confini sostenendo "la possibilità di
definire in termini di operazioni i concetti stessi di «fisico» e
«mentale»" nella prospettiva di un'analisi delle operazioni mentali che
sono alla base delle spiegazioni scientifiche stesse. Al centro della sua
riflessione, fin dalla fine degli Anni 40, la cibernetica di Wiener e la
teoria matematica dell'informazione di Shannon e Weawer, quali nuovi
strumenti attraverso cui affrontare con metodo scientifico lo studio di
problemi - come il rapporto tra materia, vita, mente e macchine -
tradizionalmente discussi solo in chiave filosofica. È quell'ideale
cibernetico di una riproduzione artificiale dei processi adattivi che egli
avrebbe introdotto in Italia con la pubblicazione di una raccolta di scritti
classici (di Wiener, Shannon, von Neumann, Turing, Minsky, Simon e altri)
sulle origini della cibernetica e dell'intelligenza artificiale: «La
filosofia degli automi» (1965). Avrebbe in seguito esteso questo approccio
allo studio dei rapporti mente-cervello con l'ulteriore antologia di scritti
dal provocatorio titolo «La fisica della mente» (1969). A partire
dall'elaborazione dell'analogia organismo-macchina, i suoi interessi
prevalenti si sono poi rivolti ai concetti e alle teorie dell'evoluzionismo e
del selezionismo darwiniani, seguiti nei molteplici sviluppi e applicazioni
in ambito biologico, neuropsicologico, nonché epistemologico, prefigurando
«l'inizio di una nuova saldatura tra evoluzione naturale e evoluzione
culturale» alla luce della tesi che «la cultura tecnologica si ispiri
direttamente (bionicamente) alle strutture cerebrali realizzate dalla
natura». I tanti che hanno aderito con slancio alla giornata in suo
ricordo, hanno testimoniato il valore di uno stile, umano e personale quanto
culturale e intellettuale, fatto di acume e curiosità, sobrietà e ironia,
impegno e integrità, che lo hanno reso un punto di riferimento mai dogmatico,
tuttora solido e attuale.
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