RASSEGNA STAMPA

18 GENNAIO 2005
EVANDRO AGAZZI
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 Etica e divieti / I dubbi
 Paura eccessiva dell'<artificiale>
 
Il rischio di confondere la sfera morale con quella del diritto
Si tratta di una legge alquanto complessa e a vari "strati", la cui coerenza appare soltanto tenendo presenti le concezioni generali cui essa s'ispira e che riguardano, specialmente, i fondamenti dell'etica, la natura dell'essere umano, il ruolo e la forma della famiglia e, infine, i rapporti fra etica e diritto. Proprio per questo non è possibile esprimere in poche battute un giudizio complessivo. Mi limiterò dunque a qualche considerazione puntuale.
Un primo aspetto che non condivido è una certa avversione nei confronti dell'artificiale che si annuncia sin dall'articolo 1 («Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità») e dettagliatamente ribadito all'inizio dell'articolo 4.
 É un retaggio di una posizione che non ha intrinseca giustificazione etica e che, ad esempio, escluderebbe dalla procreazione assistita coppie fertili ma con rischio di trasmettere malattie ereditarie, rischi evitabili mediante un ricorso opportuno a tecniche di procreazione assistita. Ma più in generale non si vede perché dovrebbero essere escluse da tali pratiche coppie non assolutamente sterili, ma per le quali il concepimento per vie naturali risultasse troppo difficile o improbabile.
Insomma, è del tutto ovvio e ragionevole che alla procreazione assistita ci si rivolga quando i metodi naturali "non funzionano", ma non si vede perché questo debba essere un obbligo sancito per legge. Una conseguenza di questa accettazione di principio dell'artificialità mi sembra suggerire una considerazione del tutto generale: non si vede alcuna ragione per cui ciò che le leggi non puniscono quando avvenga per vie naturali possa esser proibito quando è ottenuto artificialmente.
 Il caso più scottante è quello della procreazione assistita di tipo eterologo. Sull'esclusione di tale possibilità si sono mostrati d'accordo molti politici di maggioranza e opposizione, probabilmente perché ripugna al senso comune l'idea dell'intromissione di un "terzo" nella vita della coppia. Si tratta di un sentimento comprensibile, che risponde anche a un certo modo di concepire la famiglia, ma è un fatto che nessuna legge punisce la coppia che, non riuscendo ad avere figli, si fa "aiutare" da un parente o da un amico di famiglia, piuttosto che ricorrere all'adozione, ritenendo che sia preferibile avere un figlio che sia biologicamente tale per lo meno di uno dei genitori.
 La procreazione eterologa rende meno traumatica, sul piano psicologico, una tale pratica e non si vede perché essa debba essere vietata per legge, anzi che essere regolamentata opportunamente come una "mezza adozione". Certamente, mettendosi per questa strada si può osservare che la legge non punisce la donna che, non volendo un marito ma desiderando esser madre, si fa mettere incinta da qualcuno che poi lascia fuori dalla sua vita. Perché questo comportamento dovrebbe essere impedito per legge solo quando avviene usando tecniche artificiali? Mi sono limitato a un paio di punti, che non sono nemmeno i più scabrosi. Altri, che riguardano il divieto di crioconservazione di embrioni, la sperimentazione su embrioni, la diagnosi preimpianto, richiederebbero un discorso molto più articolato che non posso riassumere in poche righe.
 *Università di Genova (Nel 1996 ha stilato il documento sullo Statuto ontologico dell'embrione del Comitato nazionale per la bioetica)
  

 

 

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