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Etica
e divieti / I dubbi
Paura eccessiva dell'<artificiale>
Il rischio di confondere la sfera morale
con quella del diritto
Si tratta
di una legge alquanto complessa e a vari "strati", la cui coerenza
appare soltanto tenendo presenti le concezioni generali cui essa s'ispira e
che riguardano, specialmente, i fondamenti dell'etica, la natura dell'essere
umano, il ruolo e la forma della famiglia e, infine, i rapporti fra etica e
diritto. Proprio per questo non è possibile esprimere in poche battute un giudizio
complessivo. Mi limiterò dunque a qualche considerazione puntuale.
Un primo aspetto che non condivido è una certa avversione nei confronti
dell'artificiale che si annuncia sin dall'articolo 1 («Il ricorso alla
procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri
metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità»)
e dettagliatamente ribadito all'inizio dell'articolo 4.
É un retaggio di una posizione che
non ha intrinseca giustificazione etica e che, ad esempio, escluderebbe dalla
procreazione assistita coppie fertili ma con rischio di trasmettere malattie
ereditarie, rischi evitabili mediante un ricorso opportuno a tecniche di
procreazione assistita. Ma più in generale non si vede perché dovrebbero
essere escluse da tali pratiche coppie non assolutamente sterili, ma per le
quali il concepimento per vie naturali risultasse troppo difficile o
improbabile.
Insomma, è del tutto ovvio e ragionevole che alla procreazione assistita ci
si rivolga quando i metodi naturali "non funzionano", ma non si
vede perché questo debba essere un obbligo sancito per legge. Una conseguenza
di questa accettazione di principio dell'artificialità mi sembra suggerire
una considerazione del tutto generale: non si vede alcuna ragione per cui ciò
che le leggi non puniscono quando avvenga per vie naturali possa esser
proibito quando è ottenuto artificialmente.
Il caso più scottante è quello della
procreazione assistita di tipo eterologo. Sull'esclusione di tale possibilità
si sono mostrati d'accordo molti politici di maggioranza e opposizione,
probabilmente perché ripugna al senso comune l'idea dell'intromissione di un
"terzo" nella vita della coppia. Si tratta di un sentimento
comprensibile, che risponde anche a un certo modo di concepire la famiglia,
ma è un fatto che nessuna legge punisce la coppia che, non riuscendo ad avere
figli, si fa "aiutare" da un parente o da un amico di famiglia,
piuttosto che ricorrere all'adozione, ritenendo che sia preferibile avere un
figlio che sia biologicamente tale per lo meno di uno dei genitori.
La procreazione eterologa rende meno
traumatica, sul piano psicologico, una tale pratica e non si vede perché essa
debba essere vietata per legge, anzi che essere regolamentata opportunamente
come una "mezza adozione". Certamente, mettendosi per questa strada
si può osservare che la legge non punisce la donna che, non volendo un marito
ma desiderando esser madre, si fa mettere incinta da qualcuno che poi lascia
fuori dalla sua vita. Perché questo comportamento dovrebbe essere impedito
per legge solo quando avviene usando tecniche artificiali? Mi sono limitato a
un paio di punti, che non sono nemmeno i più scabrosi. Altri, che riguardano
il divieto di crioconservazione di embrioni, la sperimentazione su embrioni,
la diagnosi preimpianto, richiederebbero un discorso molto più articolato che
non posso riassumere in poche righe.
*Università di Genova (Nel 1996 ha
stilato il documento sullo Statuto ontologico dell'embrione del Comitato
nazionale per la bioetica)
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