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Il referendum «un'arma che non fa bene alla democrazia
italiana», ma la legge sulla fecondazione assistita «deve essere corretta».
Secondo Romano Forleo, ginecologo e membro del Comitato nazionale di
bioetica, la decisione della Corte Costituzionale di dare il via libera a
quattro referendum su cinque destinati ad abrogare alcuni punti specifici
della legge, non va salutata come una vittoria. Professor Forleo, non crede
che andare a contare quanti italiani siano a favore e quanti contro la
legge sulla fecondazione assistita sia positivo? «La mia premessa è
un'altra e cioé che la legge così come è non funziona, perché impone delle
restrizioni che poi risultano inapplicabili in quanto impossibili da
controllare. Penso al limite di tre embrioni impiantabili o al divieto di
analisi sugli embrioni. Per valutare la loro applicazione, dovrei mettere
un poliziotto in ogni clinica. Mi ricordano un provvedimento dell'Inghilterra
di fine Ottocento quando si decise di imporre una multa di 5 sterline a chi
si masturbava. Vorrei sapere quanti sono stati realmente multati. Detto
questo però il referendum è un'arma rozza per risolvere un problema che
richiede invece molta delicatezza». Ma il referendum potrebbe indicare ai
parlamentari quale è la volontà popolare e magari agire da pungolo affinché
modifichino la legge… «Secondo me non è così. Il referendum è uno strumento
che crea divisioni e che mette laici e cattolici su barricate opposte. Al
contrario quello di cui abbiamo bisogno è delicatezza e sensibilità. Serve
una revisione della legge che non proceda per colpi d'accetta ma che sia
guidata in modo da togliere questo tema al controllo del mercato,
riportando in primo piano la scienza. Con il referendum, invece, si
ripresenterà lo stesso scontro cui abbiamo assistito prima
dell'approvazione della legge». Non crede che forse sarebbe meglio azzerare
tutto e ricominciare da capo? «No, assolutamente. La decisione della Corte
Costituzionale di impedire il referendum sull'abrogazione della legge è
sacrosanta e impedisce che si ritorni a quella situazione di Far West che
c'era prima. Del resto solo il partito radicale richiedeva una soluzione
così estrema». Non è esagerato parlare di Far West? «Le faccio un esempio:
una scrittrice romena di 67 anni ha annunciato giorni fa di essere rimasta
incinta di due gemelle. Capisco il desiderio di avere figli, ma
l'interrogativo se non si inizi ad andare troppo in là deve essere posto.
Una legge serve». Ma è una legge che molti scienziati considerano
sbagliata… «È vero: alcuni punti sono discutibili e vanno cambiati. Ma
cambiarli scatenando uno scontro tra laici e cattolici non mi sembra il
modo migliore di procedere. Il referendum mette in prima linea troppe
persone che credono di avere, su entrambi i fronti, la verità in tasca. Qui
non si tratta di mettere di fronte i buoni contro i cattivi. Siamo in
presenza di opinioni etiche diverse e ugualmente accettabili che devono
essere mediate. E il modo migliore per mediarle è l'arena parlamentare non
il referendum. Però è soprattutto la scienza che deve tornare in primo
piano: bisogna evitare di lasciare campo libero ad apprendisti stregoni che
non hanno rispetto per la vita umana».
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