RASSEGNA STAMPA

14 GENNAIO 2005
FEDERICO UNGARO
[

PARLA ROMANO FORLEO, MEMBRO DEL COMITATO NAZIONALE DI BIOETICA

«Laici e cattolici, si riapre lo scontro»

Il referendum «un'arma che non fa bene alla democrazia italiana», ma la legge sulla fecondazione assistita «deve essere corretta». Secondo Romano Forleo, ginecologo e membro del Comitato nazionale di bioetica, la decisione della Corte Costituzionale di dare il via libera a quattro referendum su cinque destinati ad abrogare alcuni punti specifici della legge, non va salutata come una vittoria. Professor Forleo, non crede che andare a contare quanti italiani siano a favore e quanti contro la legge sulla fecondazione assistita sia positivo? «La mia premessa è un'altra e cioé che la legge così come è non funziona, perché impone delle restrizioni che poi risultano inapplicabili in quanto impossibili da controllare. Penso al limite di tre embrioni impiantabili o al divieto di analisi sugli embrioni. Per valutare la loro applicazione, dovrei mettere un poliziotto in ogni clinica. Mi ricordano un provvedimento dell'Inghilterra di fine Ottocento quando si decise di imporre una multa di 5 sterline a chi si masturbava. Vorrei sapere quanti sono stati realmente multati. Detto questo però il referendum è un'arma rozza per risolvere un problema che richiede invece molta delicatezza». Ma il referendum potrebbe indicare ai parlamentari quale è la volontà popolare e magari agire da pungolo affinché modifichino la legge… «Secondo me non è così. Il referendum è uno strumento che crea divisioni e che mette laici e cattolici su barricate opposte. Al contrario quello di cui abbiamo bisogno è delicatezza e sensibilità. Serve una revisione della legge che non proceda per colpi d'accetta ma che sia guidata in modo da togliere questo tema al controllo del mercato, riportando in primo piano la scienza. Con il referendum, invece, si ripresenterà lo stesso scontro cui abbiamo assistito prima dell'approvazione della legge». Non crede che forse sarebbe meglio azzerare tutto e ricominciare da capo? «No, assolutamente. La decisione della Corte Costituzionale di impedire il referendum sull'abrogazione della legge è sacrosanta e impedisce che si ritorni a quella situazione di Far West che c'era prima. Del resto solo il partito radicale richiedeva una soluzione così estrema». Non è esagerato parlare di Far West? «Le faccio un esempio: una scrittrice romena di 67 anni ha annunciato giorni fa di essere rimasta incinta di due gemelle. Capisco il desiderio di avere figli, ma l'interrogativo se non si inizi ad andare troppo in là deve essere posto. Una legge serve». Ma è una legge che molti scienziati considerano sbagliata… «È vero: alcuni punti sono discutibili e vanno cambiati. Ma cambiarli scatenando uno scontro tra laici e cattolici non mi sembra il modo migliore di procedere. Il referendum mette in prima linea troppe persone che credono di avere, su entrambi i fronti, la verità in tasca. Qui non si tratta di mettere di fronte i buoni contro i cattivi. Siamo in presenza di opinioni etiche diverse e ugualmente accettabili che devono essere mediate. E il modo migliore per mediarle è l'arena parlamentare non il referendum. Però è soprattutto la scienza che deve tornare in primo piano: bisogna evitare di lasciare campo libero ad apprendisti stregoni che non hanno rispetto per la vita umana».

 

 

 

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