RASSEGNA STAMPA

13 GENNAIO 2005
EMANUELE LUCIANI
[

Giuseppe Rensi è l’autore di alcune pagine dimenticate ed ora ripubblicate sotto il titolo «Critica dell’amore. Breve saggio sulle disarmonie naturali», in cui sostiene che tra uomo e donna esiste una incompatibilità che affonda le sue radici nella natura e che perciò non potrà mai essere superata

Un filosofo nella vita a due

 

 

 

 

 


Siete stanchi di litigare con il vostro uomo o con la vostra donna? Desiderate un uomo (o una donna) con cui andare d'amore e d'accordo, senza scenate, incomprensioni e musi lunghi? Se siete arrivati a porvi interrogativi di questo genere, non fatevi illusioni, rinunciate ad ogni speranza: quello che cercate non lo troverete mai. Rassegnatevi, e puntate seriamente ad una vita solitaria e sorda alle esigenze della carne. Insomma, una solitudine ascetica, un'esistenza da monaci, questa è l'unica soluzione. A queste poco incoraggianti conclusioni arriva un grande (e misconosciuto) filosofo, Giuseppe Rensi, in alcune pagine dimenticate ed ora ripubblicate a cura di Filippo Facci. Il titolo del libro, "Critica dell'amore. Breve saggio sulle disarmonie naturali" (Biblioteca di via Senato Edizioni) ne anticipa efficacemente l'assunto: tra uomo e donna esiste una incompatibiltà che affonda le sue radici nella natura e che perciò non potrà mai essere superata. La guerra dei sessi non avrà mai fine: si potrà, nella migliore delle ipotesi, arrivare ad una pace armata, ma la pace vera non ci sarà.
Rensi, che in gioventù era stato un acceso fautore del socialismo, aveva avuto in materia opinioni diverse. A quell'epoca, pensava che tutto dipendesse dalle strutture socio-economiche ed in particolare dalla proprietà privata. Da essa erano nati sia il matrimonio monogamico, indispensabile per la trasmissione ereditaria della ricchezza, che quella "ideologia dell'amore" totale ed eterno, che ben conosciamo. Perciò, con la fine della proprietà privata, tutto sarebbe cambiato: unioni libere e non più regolamentate dallo Stato e quindi fine della guerra fra i sessi, provocata da costrizioni inaccettabili.
Ma ad un certo punto, non solo questa soluzione non lo convince più, ma egli comincia a pensare che una soluzione non esista. L'uomo e la donna gli appaiono troppo diversi per coesistere pacificamente, anche perché la diversità non nasce dalle circostanze, ma dalla struttura psicologica. Tanto per cominciare, "l'impulso amoroso", quello che affonda le sue radici nei sensi, si presenta nel maschio con un'intensità sconosciuta alla femmina, che è "naturalmente" monogamica, mentre l'uomo è, altrettanto naturalmente, poligamico. Una prova fra le tante la fornisce la prostituzione, che non a caso riguarda quasi esclusivamente gli uomini e che è originata proprio dalla intensità di quell'impulso amoroso di cui si diceva.
Con il progredire della civiltà, le differenze si esasperano. Infatti, quando entra in scena l'amore spirituale, le incompatibilità reciproche divengono ancora più frequenti. Se era già difficile far convivere impulsi amorosi diversi per intensità e durata, ora si deve anche trovare un equilibrio fra amore spirituale ed amore fisico. La regola, in questo ambito, è invece la totale dissonanza e quindi l'impossibilità di una via d'uscita razionale a tutti i problemi che ne conseguono.
La verità, conclude Rensi dopo un'analisi sostenuta da citazioni di poeti e filosofi di ogni tempo, è che sull'amore "incombe una mortale contraddizione". Esso vorrebbe realizzare un'unità sempre più consapevole e piena, che però, alla prova dei fatti, si rivela "chimerica ed impossibile", perché comporta la negazione dell'altro. L'amore compendia in sé le assurdità e le contraddizioni che lacerano la vita: una sorta di malattia senza rimedio, dunque, che si può eliminare solo, come si diceva all'inizio, con la rinuncia.
Grande pensatore, ma politicamente scorrettissimo, Rensi disegna in queste pagine un ritratto non certo lusinghiero delle donne. Non a caso, fra i suoi punti di riferimento preferiti c'è un filosofo, Schopenhauer, che in fatto di misoginia non è secondo a nessuno. Scherzosamente, ma non troppo, Filippo Facci allude nella prefazione alle lettrici, che, sentendo certe cose, "avranno imbracciato la pistola". Ma, a suo avviso, non è il caso di irritarsi: dietro i giudizi pesanti di questi filosofi si cela "la paura maschile delle donne", il vero sesso forte, quello che sta spazzando via l'altro: "due sessi furono, ne resterà uno solo".
 Nato a Villafranca di Verona nel 1871, Giuseppe Rensi ( nella foto ) si laurea in giurisprudenza nel 1893 e si dedica alla professione forense ed alla politica, assumendo un ruolo di rilievo nel Partito socialista. In seguito, i suoi interessi si rivolgono alla filosofia, che finisce per assorbirlo completamente, sia attraverso una vasta produzione scientifica, sia attraverso l'insegnamento universitario. Il suo itinerario filosofico è complesso, caratterizzato tra l'altro da diversi mutamenti di orientamento: dal positivismo all'idealismo, dallo scetticismo ad una forma di misticismo spiritualistico. E' una caratteristica che si ritrova anche in politica, con l'abbandono del socialismo, l'avvicinamento al fascismo, di cui sarà considerato un precursore, ed il successivo antifascismo, che provocherà il suo allontanamento dalla cattedra.
Nella cultura italiana del tempo, dominata dal neo-idealismo di Croce e di Gentile, Rensi, che muore a Genova nel 1941, rappresenta una voce fuori dal coro, destinata ad un sostanziale isolamento.

 

inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti