![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 GENNAIO 2005 |
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Il 2005 è
stato proclamato dall’Unesco Anno Mondiale di questa scienza, in coincidenza
col centenario della teoria della relatività ristretta, formulata da Einstein
nel 1905
La
fisica in soccorso dell’uomo
Per proteggerlo
dalle nuove minacce che incombono
«Quando stai seduto con una bella
ragazza per un'ora, ti sembra un minuto. Ma quando stai seduto su una stufa calda
per un minuto, ti sembra un'ora. Questa è la relatività". Con questa
simpatica immagine Albert Einstein (nella foto) tentò una volta di
spiegare il senso della sua più grande costruzione intellettuale, che compie
quest'anno un secolo. Era il giugno del 1905 quando un giovane e sconosciuto
fisico tedesco, che lavorava come impiegato di seconda classe all'ufficio
brevetti di Berna, pubblicò sulla rivista Annalen der Physik un articolo
intitolato Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento , nel quale era
contenuto il primo nucleo di una teoria - detta della relatività ristretta
perché si riferisce solo al moto dei corpi a velocità costante, escludendo le
interazioni gravitazionali e quindi le accelerazioni - destinata a
rivoluzionare non solo la fisica e la scienza in generale, ma anche il pensiero
e la società umani. A quello storico articolo ne seguirono altri due,
pubblicati nel giugno e nel settembre dello stesso anno : nel primo il fisico
di Ulma spiegava l'effetto fotoelettrico, ossia l'emissione di elettroni da
parte di alcuni metalli colpiti dalla luce, enunciando la teoria che nel 1921
gli avrebbe fatto meritare il premio Nobel ; nel secondo dimostrava
l'equivalenza tra massa ed energia, contenuta nella celebre formula E=mc2.
Quei tre leggendari articoli di Albert Einstein gettarono le basi per
altrettanti campi fondamentali della fisica : la teoria della relatività,
l'ipotesi dei quanti e la teoria del moto browniano. Lo scopo di Einstein - che
aveva allora 26 anni - era quasi mistico : "Voglio conoscere come Dio ha
creato questo mondo. Non sono interessato a questo o quel fenomeno, nello
spettro di questo o quell'elemento. Voglio conoscere i Suoi pensieri ; il resto
è un dettaglio."
Alla luce di tutto ciò, si capisce perché l'UNESCO abbia deciso di consacrare
il 2005, centenario di quello che è stato definito l' annus mirabilis della
fisica, alla celebrazione di questa fondamentale branca della scienza. I
convegni, le mostre e le altre manifestazioni che si succederanno in tutto il
mondo per celebrare l'Anno Mondiale della Fisica avranno un preciso fine :
risvegliare l'interesse del pubblico per una materia che non affascina più come
un tempo - lo dimostra l'ormai cronico calo, in tutti gli atenei del mondo, di
iscrizioni a questa facoltà, soppiantata ormai dalla biologia e dalla medicina
in quel ruolo di apripista della conoscenza scientifica che ricoprì nella prima
metà del Novecento, - mettere in rilievo la sua centralità non solo per quanto
concerne il progresso scientifico e tecnologico ma anche nell'ambito della
cultura in generale, e chiarire quale sarà il suo compito nel XXI secolo. Un
secolo nel quale essa dovrà cercare di trovare una soluzione per molti problemi
cruciali come la produzione di energia, la protezione dell'ambiente e la salvaguardia
della salute pubblica.
Le scoperte di Einstein sono un esempio evidente di quale possa essere
l'impatto della fisica sulla vita umana e di come essa possa rivoluzionare non
solo le conoscenze scientifiche, ma il nostro stesso sguardo sul mondo in cui
viviamo. Nozioni come spazio-tempo, velocità della luce, relatività dei sistemi
di riferimento, e formule come E=mc2, infatti, sono ormai largamente diffuse,
al punto che sono entrate nel linguaggio comune, finendo a volte per essere
adoperate anche impropriamente. Basti pensare a un'espressione come "tutto
è relativo", spesso usata richiamandosi alla teoria di Einstein sebbene
questi in realtà non si sia mai sognato di sostenere un'idea simile (la
velocità della luce, ad esempio, è posta dalla sua teoria come una costante, e
dunque non è affatto relativa).
Se Einstein ebbe il merito di formulare e difendere coraggiosamente delle
teorie che mettevano in crisi convinzioni radicate e sfidavano persino il senso
comune, non è il solo ad aver avuto questo coraggio nella millenaria storia
della fisica. Da Platone a Stephen Hawking, passando per Galilei e Copernico,
Newton e Bohr, Fermi e Heisenberg, il progresso della fisica è stato
caratterizzato da continui sovvertimenti di credenze e da geniali visioni, oltre
che da invenzioni a un tempo mirabili e terribili, da dibattiti accaniti sulla
natura delle cose, e persino da errori e paradossi.
Lo stesso Einstein, in una famosa lettera a Max Born del 1926, incorse in un
clamoroso "granchio" : di fronte ai paradossi posti dalle nuove
teorie della meccanica quantistica, non seppe fare altro che ribellarsi ad essi
pronunciando la ben nota frase "Dio non gioca a dadi". Oggi possiamo
invece affermare, per dirla con l'astrofisico Stephen Hawking, che "non
solo Dio gioca a dadi, ma? qualche volta li butta dove non possono essere
visti". Perché errori e paradossi non sono sintomi di lacune insite nelle
teorie fisiche, ma si rivelano spesso preziose spie di problemi non risolti, la
cui discussione e soluzione contribuisce in modo fondamentale al progresso
della scienza. D'altronde, come amava dire lo stesso Einstein, "il più
grande strumento di un fisico è il suo cestino".
È anche grazie a questa capacità di trarre profitto dai suoi errori se la
fisica è sempre stata una delle branche cruciali della cultura umana, riuscendo
a volte a fare addirittura da ponte tra le diverse discipline. Fin dall'antica
Grecia, ad esempio, essa ha costituito un da una parte con la filosofia,
dall'altra con la matematica, essendo animata da due vocazioni al tempo stesso
opposte e complementari : da una parte quella alla riflessione critica
sull'essenza delle cose e dall'altra quella a tradurre in numeri e formule i
risultati di questa riflessione.
Espressione di una delle imprese razionali più alte e complesse dell'umanità,
la fisica risponde ancora oggi alla stessa esigenza primordiale che spinse
l'uomo delle caverne a scoprire il fuoco e a fabbricare con le proprie mani gli
utensili necessari alla sua sopravvivenza sfruttando i materiali che la natura
gli aveva messo a disposizione. Strumento evolutivo di straordinaria
importanza, come in tempi remoti permise all'uomo di trovare soluzioni vitali
per la sua sopravvivenza, così oggi è chiamata a venire in soccorso
dell'umanità per proteggerla dalle nuove minacce che incombono su di essa.
Minacce che spesso provengono dal dissennato uso delle risorse naturali fatto
per secoli dagli esseri umani e dal cattivo impiego delle innovazioni
tecnologiche che lo stesso progresso della fisica ha permesso.
È questo, oggi, il compito di cui il fisico deve farsi carico, e che egli potrà
svolgere appieno solo quando avrà conseguito la meta additata da Stephen
Hawking ai cultori di questa disciplina : "Una completa comprensione
dell'universo, del perché è come è, e perché esiste".