RASSEGNA STAMPA

31 DICEMBRE 2004
editoriale
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La filosofia italiana ha perso uno dei suoi padri.

 

 

Si è spento ieri pomeriggio nella sua abitazione fiorentina Eugenio Garin. Aveva 95 anni. In quella casa viveva da molti anni solo, assistito da allievi e collaboratori. Sua moglie, Maria Soro, era infatti scomparsa nel 1998. La notizia della morte dello storico e filosofo si è appresa solo nella tarda serata di ieri perchè gli allievi avevano ritenuto di mantenerla riservata fino ad esequie avvenute, sulle quali c'è il massimo riserbo.
Storico del pensiero umanistico di fama mondiale, Eugenio Garin era nato a Rieti il 9 maggio 1909. Ha compiuto i suoi studi a Firenze dove si è laureato in Filosofia nel 1929; dal 1931 ha insegnato Storia e Filosofia nei licei scientifici di Palermo e Firenze, Filosofia morale e, successivamente, Storia della filosofia nelle università di Cagliari e Firenze.
A partire dal 1949 è stato professore ordinario di Storia della filosofia nell'ateneo fiorentino. Dal 1974 al 1984 ha insegnato Storia del pensiero del Rinascimento presso la Scuola Normale di Pisa di cui era professore emerito.
Ha diretto la rivista "Rinascimento" e finora era il direttore del "Giornale critico della filosofia italiana". Era socio di alcune delle più importanti accademie internazionali e socio dell'Accademia nazionale dei Lincei. Tra le sue tantissime opere, tutte capisaldi della storiografia internazionale, sono tra i più significativi "L'Umanesimo italiano", "Medioevo e Rinascimento", "La cultura filosofica del Rinascimento italiano", "Rinascita e rivoluzione". Considerato in tutto il mondo tra i più importanti studiosi dell'Umanesimo italiano, Garin è stato autore delle "Cronache di filosofia" poi raccolte in volume in cui esaminava i filosofi italiani anche al loro esordio. Ma la sua passione intellettuale, vissuta nel segno dell'antifascismo, lo portò a realizzare nel 1974 anche un libro su "L'intellettuale italiano del XX secolo".
Pur sottolineando il carattere innovativo della letteratura morale e civile dell'Umanesimo, Garin respingeva con decisione la tesi della storiografia ottocentesca e gentiliana che vedeva nella "modernità" laica del Rinascimento una paganeggiante negazione dei valori religiosi del Medioevo. In opposizione alla tesi di Paul Oskar Kristeller, Garin, inoltre, non vedeva nell'Umanesimo un fatto meramente letterario e filologico, ma un movimento dotato di una vera e propria "filosofia", diversa da quella della Scolastica basata sulle summae e sulla logica e caratterizzata da un nuovo interesse per le discipline storiche, morali e scientifiche. A questa idea è legata la difesa che Garin ha fatto del metodo storico e della filosofia come "sapere storico", ispirandosi allo storicismo di Croce e Gramsci e criticando le interpretazioni "teoretiche" (soprattutto quella di Gentile) che, prive di rigore filologico e senso storico, vedono nel passato arbitrarie anticipazioni del presente.
Nella notte, le prime reazioni alla notizia della sua scomparsa. «Firenze e il mondo perdono il più grande studioso della filosofia e del Rinascimento del Novecento». Questo il commosso ricordo di Simone Siliani, assessore comunale alla Cultura. L' Amministrazione comunale lo aveva insignito del Fiorino d'oro, la massima onorificenza cittadina, «ma ora Firenze, assieme all'Istituto del Rinascimento - ha aggiunto l'assessore - troverà certamente il modo giusto per ricordare il suo lavoro e i suoi studi, perchè Garin ha aperto riflessioni storiche sul Rinascimento e sull'Umanesimo italiano, che sono una eredità per il terzo millennio».

 

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