RASSEGNA STAMPA

18 OTTOBRE 2004
GUIDO LIGUORI
[

La parabola del Cassinate
Un convegno ricorda la figura di Antonio Labriola. Dai primi studi su Spinoza alla scoperta di Marx
Studi aperti Di questa figura di rilievo nel panorama culturale del primo Novecento è stata proposta l'edizione critica delle opere

 
«Perché Labriola e la sua impostazione del problema filosofico, hanno avuto così scarsa fortuna?». Così scrive nella penultima pagina del Quaderno 11 Antonio Gramsci, in carcere, all'inizio degli anni Trenta. Molto tempo è passato da allora e nella storia della cultura italiana del Novecento non si può dire che Antonio Labriola sia rimasto uno sconosciuto. Dopo che i primi segnali di rivisitazione erano venuti in quegli stessi anni Trenta, con intenti diversi, da Luigi Dal Pane a Benedetto Croce, proprio il ripetuto, anche se non univoco richiamo al filosofo di Cassino che di trova nei Quaderni del carcere prima e nell'opera teorico-politica di Togliatti poi è stato il viatico per una maggiore diffusione del pensiero labrioliano. Il primo, Gramsci, ne riscopriva l'importanza del nesso marxismo-filosofia in evidente contiguità con la tematica dell'egemonia; il secondo, Togliatti, lo recuperava nella costruzione di quella tradizione democratico-socialista nazionale che, se era certo in buona parte una forzatura sul piano storiografico, serviva politicamente a dare un ancoraggio progressista all'intelligenza italiana, che per la prima volta con la Resistenza sembrava aver abbandonato le sue storiche posizioni di «separatezza» e insieme di «protagonismo» rispetto al gramsciano «popolo-nazione».

Così l'Italia colta iniziò a conoscere pian piano la figura del Cassinate, specie del suo marxismo, teoria alla quale era approdato dopo un ricco percorso filosofico, fornendone una versione a un tempo fedele al dettato dei fondatori (con Engels egli fu per almeno un lustro in fervido contatto epistolare), ma per alcuni aspetti anche originale, problematica, tormentata persino, poiché egli respingeva a un tempo sia la versione più deterministico-fatalistica sorta nell'ambito della Seconda Internazionale, sia la disinvoltura di chi - come i suoi amici Croce e Sorel - si abbandonò repentinamente alla corrente che considerò definitiva la prima «crisi del marxismo», tra Otto e Novecento.

Ma Labriola non è stato solo «il primo marxista italiano». Formatosi nella cerchia degli hegeliani di Napoli, più esattamente dei fratelli Spaventa, autore di saggi importanti su alcuni grandi autori (Socrate, Spinoza), egli approda poi alla filosofia di Herbart e alla «psicologia dei popoli», prima di scoprire infine il «materialismo storico». Ugualmente vasta la gamma dei suoi interessi politici, dalla militanza in quella Destra storica contraddistinta da un forte senso dello stato, alla parentesi radical-democratica, alla vera e propria militanza nel nascente movimento socialista, in una posizione molto impegnata e appassionata, ma anche sempre un po' a latere, almeno formalmente, per il giudizio via via più critico che egli dava di Turati e in genere del socialismo italiano.

Il centenario della morte di Antonio Labriola, avvenuta nel 1904, è servito per fare il punto sullo stato odierno degli studi e anche per farne circolare nuovamente il pensiero e la figura, dopo un certo oblio, forse connesso alla recente «sfortuna» del pensiero marxista tutto, con le parziali eccezioni di Marx stesso e di Gramsci.

Dopo vari appuntamenti commemorativi, susseguitisi a partire da febbraio, a Roma e a Napoli, e dopo alcuni interessanti incontri di riflessione e confronto, presso le università di Bologna e di Bari, nei giorni scorso si è svolto a Cassino - organizzato dal locale ateneo, con il contributo della Federico II di Napoli, della Sapienza di Roma e degli enti locali, e aperto da Fulvio Tessitore - un ampio e denso convegno di studi che è riuscito a indagare tanti degli aspetti della variegata attività politica e filosofica di Labriola. In primo luogo la sua riflessione sulla storia d'Italia (Galasso), sul Risorgimento (Agrimi), il suo rapporto con la storia del movimento operaio, italiano e non (Cortesi, Bravo), i numerosi fili che lo legano a tanti momenti della cultura europea del tempo (Maria Donzelli, De Pascale, Centi, Volpicelli, Bondì), all'idealismo italiano (Di Giovanni, Savorelli), al marxismo (Fortunato Cacciatore, Liguori, Maggi, Medici, Nave), alle tematiche economiche (Favilli); gli aspetti più rilevanti della sua filosofia (Lissa, Punzo, Sicliani de Cumis); ma anche il tema della sua ricezione (d'Orsi, Rizzo), o gli studi da lui dedicati a Socrate o a Spinoza (Cambiano, Spinelli, Zanantoni), o il rapporto con Graf (de Liguori), o l'attenzione per la sua prosa, per il suo stile (D'Antuono, Guaragnella), questione a lungo sottovalutata ma già specificatamente al centro, insieme alla prosa e allo stile di Gramsci, del convegno di Bari di qualche giorno precedente. Di tutto questo e di altro ancora si è discusso a lungo, nei tre giorni di Cassino, grazie anche all'attenta presenza e al contributo di interlocutori del calibro di Giuseppe Cacciatore, Stefano Poggi, Gennaro Sasso, con una passione e anche un seguito di pubblico oggi non usuali.

Infine, da più parti è stato espresso motivato rammarico perché ancora non esiste una edizione critica delle opere di Labriola, dopo che il primo tentativo in questo senso, ormai molti anni or sono, tra il 1959 e il 1962 presso l'editore Feltrinelli, venne interrotto bruscamente. Luigi Punzo, «padrone di casa» dell'incontro di Cassino, ha avanzato la proposta che proprio le forze impegnate in queste celebrazioni labrioliane - università ed enti locali - continuino il loro sodalizio per impegnarsi in una edizione critica delle opere, che le porti all'altezza dell'epistolario, già quasi completato grazie al lavoro (più volte richiamato) di Stefano Miccolis, e contribuisca dunque a ridare a una figura così complessa e ricca tutta l'attenzione che merita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


inizio pagina
vedi anche
Storia della filosofia