![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 29 SETTEMBRE 2004 |
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«Non resta che il referendum»
Il ginecologo Carlo
Flamigni risponde ai vescovi che denunciano un clima antireligioso e derive
eugenetiche
Il referendum sulla procreazione assistita fa paura, tanto che - a
poche ore dalla consegna delle firme in Cassazione e mentre i radicali
preannunciano «un sicuro successo storico» - non c'è chi rinunci a dire la sua.
Un comitato italiano contro i referendum si costituisce a Firenze, la Cei
denuncia l'esistenza di un clima fortemente antireligioso, i leghisti di
Alleanza federalista battono il tasto sull'embrione che va protetto da
«aggressioni e usi impropri» onde evitare di scivolare «sul piano inclinato che
conduce verso la selezione della razza agognata dal nazismo». Ma c'è anche chi
- embriologi e genetisti tra i quali Antonino Forabosco e Carlo Carinci - mette
a punto una bozza di documento tecnico che verrà sottoposta oggi all'esame
della Commissione nazionale di bioetica e che è in molti punti critico nei
confronti della legge 40. Ne parliamo con Carlo Flamigni, tra i firmatari.
Professore, il vostro documento fissa l'inizio del «nuovo
individuo» nella fase dello zigote. Cosa vuol dire?
Vuol dire semplicemente che, secondo alcuni embriologi e
genetisti, si può cominciare a parlare di costituzione di un nuovo individuo,
di inizio di vita personale solo nel momento in cui i patrimoni genetici dei
due genitori si fondono e si origina quell'identità genetica che resterà
invariata per tutta la vita. E', con tutta evidenza, una posizione diversa da
quella - etica - di chi sostiene che l'inizio della vita vada fissato nel
momento in cui lo spermatozoo entra in contatto con l'uovo.
Se questo è vero, non ci dovrebbe essere nessun problema
a congelare l'uovo fecondato per poi utilizzarlo nella procreazione assistita.
E' così: del resto in Germania e in Svizzera è già una
pratica diffusa. L'uovo - cioè l'ootide - viene prima dello zigote che a sua volta
viene prima dell'embrione. E la legge 40 vieta soltanto la crioconservazione
degli embrioni.
Sembra, il vostro, un tentativo estremo di mediazione.
Con i cattolici, per esempio.
Noi crediamo che ci siano altre mediazioni possibili, ma non
ci fidiamo di quelle già in atto. Se non riuscissimo ad avere le firme
necessarie per il referendum, del resto, tutte queste mediazioni
scomparirebbero all'istante. Così come tutti i ragionamenti di buon senso: la
nostra è una mediazione da ultima frontiera il cui unico scopo è quello di
diminuire le sofferenze delle donne. Io, almeno, parto da qui. Solo dopo
potremo cominciare a parlare di diagnosi genetica, di ricerca, di donazione dei
gameti.
Il responsabile nazionale di An per le politiche della
famiglia, Riccardo Pedrizzi, parla - in riferimento al vostro documento - di
«principio di precauzione e di eugenetica».
Che lo dica lui è ridicolo e che si scambi la scelta di
sopprimere un embrione malato che non garantisce possibilità e qualità di vita
con l'eugenetica migliorativa non è solo errore, ma dimostrazione di insana
ignoranza. L'eugenetica, e lui dovrebbe saperlo bene, è un procedimento attivo
con cui si cerca di ottenere qualcosa di meglio rispetto a quanto prodotto
dalla natura. Il nostro obiettivo è solo quello di diminuire la sofferenza. Se
qualcuno dice che questo fa di me un nazista io dico che questo fa di lui un
imbecille.
Ma ancora oggi c'è chi dice che è meglio una cattiva
legge che nessuna legge.
Non so che dirle, siamo arrivati al capolinea della
pazienza.
Ma parlare di `nuovo individuo' non è pericoloso? Non
potrebbe essere utilizzato come pretesto da chi vuole attaccare la legge 194
sull'interruzione di gravidanza?
Se potessero, la 194, l'attaccherebbero da tutte le parti,
ma sono consapevoli di non poterlo fare. Il nostro paese rifiuta di farsi
imbrogliare ulteriormente. E soprattutto le donne si accorgono di quanto sia
pesante l'ingresso di una norma religiosa nelle regole di uno stato laico.
Insisto: non le sembra pericoloso parlare di «nuovo
individuo» in riferimento allo zigote?
La legge 194 non intendeva stabilire il momento d'inizio
della vita personale. La legge 194 spostava la questione da un piano meramente
etico-biologico a un piano sociale: le donne dovevano godere di libertà di scelta
e a loro andava garantita una assistenza medica accettabile. Del resto non
esiste una nuova vita se non ce n'è un'altra che si è interessata a lei.