![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 AGOSTO 2004 |
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IL PRESIDENTE
DEL COMITATO DI BIOETICA
D’Agostino: tanta ipocrisia nello schieramento laico
«Se
l’embrione non è una persona perché non ha coscienza allora non lo sono neanche
i gravi handicappati psichici»
ROMA Francesco D’Agostino, presidente del
Comitato Nazionale di Bioetica, di area cattolica.
Che ne pensa del congelamento degli ootidi?
«La proposta del senatore Tomassini è intelligente ma la tecnica è di
frontiera, ancora poco sperimentata. Non sappiamo quanto tempo un ootide
rimanga tale».
E della diagnosi genetica preimpianto?
«Sono contrario. Il rischio di morire, per l’embrione, è altissimo. E poi
sarebbe un passo verso l’eugenetica, la selezione preventiva dei nuovi nati,
una pratica che non ammette compromessi. O la si accetta o la respinge».
Non sarebbe comodo selezionare i figli?
«In India, dove è permessa, stanno vivendo un dramma demografico. Tutti
volevano il maschio, così ora tra gli adolescenti ci sono pochissime femmine e
sono costretti a “importarle” dal Bangladesh».
Le sembra coerente che uno Stato difenda con tale fermezza l’embrione e poi
permetta l’aborto?
«Non c’è alcuna contraddizione. L’aborto è previsto nei casi in cui la
salute psicofisica della donna sia in pericolo. Lo stesso spirito anima la
legge sulla procreazione artificiale».
Nei fatti qualsiasi donna in Italia può abortire.
«Il principio della legge è giusto, se poi viene male applicata non è colpa
mia. Gli abortisti, se non fossero ipocriti, dovrebbero chiedere l’interruzione
di gravidanza come un diritto della donna, senza alibi».
In base a quale principio un agglomerato di cellule, cioè l’embrione, viene
equiparato a una persona?
«Chi ritiene che non ci sia un salto ontologico tra esistenza natale e
prenatale difende la vita umana dal concepimento alla morte».
Ma nell’agglomerato cellulare manca un elemento fondamentale della persona:
la coscienza.
«Se usassimo come criterio discriminatorio la coscienza allora dovremmo poter
eliminare anche i gravi handicappati psichici».
Non crede che il tempo abbia sempre dato ragione alla tecnica infischiandosene
delle grida di allarme dell’etica o della religione?
«Io credo che l’etica possa orientare la tecnica. Ci sono degli esempi in
questo senso: la pressione sulle ricerche nucleari, la scomparsa degli
elettroshock, le armi chimiche escluse dalla comunità internazionale».