[Un
pensiero analitico sensibile all'attualità
Si presenta oggi a Roma
la nuova serie della rivista «Filosofia e questioni pubbliche»
Ricerca e dibattito. Al centro del numero inaugurale,
approfondimenti su moralità (o immoralità) del capitalismo, e scritti su Islam
e bioetica
Non rinunciare in nulla alla tecnicità e all'astrattezza proprie
della ricerca teorica, ma applicare l'una e l'altra all'esame dei problemi che
oggi attraversano il dibattito sociale: è questa l'idea di fondo della nuova
serie della rivista «Filosofia e questioni pubbliche», che - come spiega il
direttore Sebastiano Maffettone nell'editoriale - porta a nuovi sviluppi e
precisa un programma già consolidato: quello di colmare almeno entro certi
limiti il gap naturale tra ricerca specialistica e domanda pubblica di
filosofia, seguendo la falsariga delle «questioni» di comune interesse.
«Mancano in generale alla filosofia analitica - scriveva Habermas nel 1999 - la
sensibilità per le istanze di diagnosi dell'attualità e la giusta presa su di
esse»; poiché per filosofia analitica in senso lato si può intendere oggi tutta
la filosofia professionalmente impegnata nella ricerca, se Habermas avesse
davvero ragione, il compito di elaborare le «questioni pubbliche» resterebbe
riservato a certe figure di intellettuale generalista o di guru televisivo oggi
fortunatamente sempre più rare, e alla ricerca filosofica verrebbe vietato il
dialogo sociale. Ma perché un filosofo nel senso analitico del termine non
dovrebbe avere «sensibilità per l'attuale»? In verità non si vede una seria
ragione per questo, anche se dell'opinione di Habermas sono alcuni filosofi
analitici tradizionali, che temono l'incontro con l'attualità politica come
Platone temeva (o dichiarava di temere) la scrittura. Invece, il lavoro di
Maffettone e dei condirettori Alessandro Ferrara e Ingrid Salvatore, affiancati
dalla redazione e da un vasto gruppo di autorevoli consulenti scientifici e
collaboratori, è un chiaro e semplice controesempio alla tesi di Habermas.
La nuova veste prevede una struttura completamente
rinnovata, con un tema monografico d'apertura, una sezione di filosofia della
mente, saggi e note su libri usciti di recente, una discussione a più voci su
un argomento di immediata rilevanza pubblica, e una parte finale al confine con
la letteratura e l'arte.
Il tema di apertura di questo nuovo numero è particolarmente
interessante, per la sua natura insieme attuale e fondamentale: si tratta della
«moralità» (o immoralità) del capitalismo. I tre saggi che lo affrontano, di
Maffettone, Stefano Petrucciani, Thomas Pogge, sono profondamente diversi per
impostazione e obiettivi: Maffettone tenta di mostrare le condizioni di un
capitalismo morale o giusto, a partire dalla cosiddetta business ethics, e prospettando un movimento moralizzatore
«dal basso», compiuto da una nuova generazione di consumatori informati ed
eticamente orientati; Petrucciani riesamina le ragioni per cui in un'ottica
quasi-marxista (o meglio nell'ottica di un marxismo rawlsiano alla Rodney
Peffer) il capitalismo risulta essere ingiusto e illiberale; Thomas Pogge in un
articolo notevole per la profondità della documentazione e il rigore teorico
mostra molto bene le ragioni inequivocabili per cui l'attuale sistema mondiale
(sia esso da definirsi capitalistico o meno) è moralmente inaccettabile.
L'insieme è evidentemente in grado di dare una immagine del tutto esaustiva e
aggiornata dello status quaestionis.
La parte centrale spazia dall'Islam (Sadik J. Al-Azm) al
nuovo femminismo (Marica Nobile), dai temi della bioetica (Stefano Semplici),
ai nuovi orientamenti in filosofia della mente (Massimo Marraffa), mentre un
preciso e illuminante ritratto di Donald Davidson, il filosofo americano
recentemente scomparso, è ricostruito da Mario De Caro. La discussione di
attualità in questo numero riguarda la riforma universitaria (con interventi di
Alessandro Ferrara, Raffaele Simone, Marco Santambrogio, Adriano De Maio,
Alberto Casagrande). Nella sezione finale una nota di Ingrid Salvatore
introduce passi scelti da La giungla di Upton
Sinclair, un classico della letteratura socialista, impressionante immagine del
macello di Chicago nei primi anni del Novecento, e Cornelia Lauf presenta le
opere di Jessica Diamond, artista post-concettuale formatasi alla lettura di
Quine, Kripke, Goodman.
La nuova serie della rivista viene presentata oggi a Roma
(alla Terrazza Fondazione Adriano Olivetti, ore 20). Intervengono Innocenzo
Cipolletta, Paolo Mauri, Lorena Preta, Luca Formenton, Alessandro Petti.
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