RASSEGNA STAMPA

8 GIUGNO 2004
FRANCESCA MANNONI
[

Reale: tornare alla metafisica Dai GRECI IDEE forti

 

 

 

Questa Storia della filosofia greca e romana - scrive il professor Giovanni Reale nella prefazione al primo tomo dell'opera in dieci volumi in cofanetto pubblicata da Bompiani (pagine complessive 4118, 90 euro) - non sarà un'asettica ricostruzione che tratta gli antichi come pezzi da museo, che, sommersi dalla polvere dei secoli, non hanno ormai più nulla da dire all'uomo d'oggi». E in effetti, Parmenide, Melisso, Socrate, Platone, Aristotele, Teofrasto, Pirrone, Seneca, Plotino, Proco e Agostino, gli autori cui Giovanni Reale, considerato uno dei maggiori studiosi di filosofia antica, ha dedicato le sue curatissime monografie, sono sì antichi, ma non certo sorpassati, e la loro sapienza ancora è faro che illumina il cammino degli uomini. Chiediamo al professor Reale, che dopo aver insegnato alla Cattolica, ora è docente all'Università Vita - Salute San Raffaele di Milano, perché il pensiero antico resiste al passare dei secoli e qual è la sua percezione immediata. «È soprattutto la radice metafisica del filosofare come ricerca del principio primo o supremo o dei principi primi e supremi - spiega -; cioè, arrivare al perché ultimo che in sostanza non è che l'esplicitazione e la sublimazione di quella domanda che l'uomo quando da bambino comincia a ragionare, pone ai genitori: il perché. E non è mai contento perché vorrebbe, per istinto metafisico, arrivare al perché ultimo che poi è quello che fa la filosofia greca». Perché il concetto di metafisica oggi è uno degli elementi più fraintesi della filosofia? Perché la metafisica ha assunto varie vesti e soprattutto in Germania è diventata sistematica in maniera pressoché assoluta, e come tale non è stata accettata, a cominciare da Kant nella parte finale della sua carriera. Si è assunta una posizione contro la metafisica, abusata in senso dogmatico. E che sia stata davvero abusata non lo nego, così come la presa di posizione contro quest'abuso è giustissima. È sbagliata, invece, la presa di posizione globale. Non pochi oggi riducono la filosofia ad un pensiero post metafisico, con alla testa Habermas. Molto più raffinate, ma non meno pericolose, sono le posizioni assunte da quanti svuotano la filosofia di tutti i tradizionali problemi connessi con la questione della trascendenza. Qual è oggi il peso della filosofia degli antichi greci e romani? Distinguerei le accademie, le università, che sono diventate molto antiche rispetto all'uomo attuale, da bisogni e tendenze dell'uomo moderno. Oggi il filosofo più venduto in Occidente e anche in parte dell'Oriente, è Platone. Quel Platone, che trentacinque anni fa dopo le contestazioni si voleva togliere e cancellare dalle scuole, perché non aveva più niente da dire all'uomo d'oggi. La mia nuova interpretazione di Platone, l'anno scorso è giunta alla ventunesima edizione. Secondo lei, l'interesse dei lettori cosa significa? Le dò la risposta che hanno dato a me i miei traduttori polacchi: "Il marxismo ha lasciato nell'animo degli uomini il vuoto assoluto. Da questo buio bisogna uscire. Chi ha una fede esce con la fede, e chi una fede non l'ha, cerca idee forti, politicamente non compromesse. E chi più dei greci ha idee politicamente buone per l'uomo d'oggi?". Platone e gli altri filosofi sono, come disse Cicerone, una guida? Martin Heiddegger diceva che la filosofia dei greci è nata grande. Di solito una cosa quando nasce è piccola, poi cresce e si sviluppa; alla filosofia è toccata una sorte contraria: è nata grande e in certi momenti tende ad essere rimpicciolita. Fino a qualche lustro fa si è addirittura parlato di fine della filosofia in modo chiaro. Perché il pensiero filosofico attuale si è rimpicciolito? Perché non ha più il coraggio di affrontare i contenuti, studia la forma del pensare, del parlare e lascia l'uomo allo scoperto senza alcuna difesa. Che la ragione non possa difendere l'uomo in toto siamo d'accordo, che però possa dare degli aiuti, questo è fuori discussione. Ma la filosofia d'oggi di aiuti ne dà proprio pochini, mentre la filosofia antica dava grande assistenza. Platone è stato un rivoluzionario totale perché ha scoperto che con la sola pura ragione, puoi dimostrare che esiste un'altra forma d'essere oltre a quella che vedi, senti e tocchi. Chi lo accetta, oltre a credere nelle cose sensibili, crede in un'altra realtà spiritualista. Se non si accetta, si diventa materialisti. Prima di Platone il materialismo non c'era. Il materialista, per essere tale, deve negare quello che Platone ha scoperto. Il primo rivoluzionario è stato Socrate che ha scoperto che l'uomo è la sua anima e quindi è capacità di intendere e di volere, e ha cambiato il modo di essere degli uomini introducendo il modo di pensare per concetti. Nietzsche lo odiava spaventosamente, perché quasi ogni giorno lui doveva fare i conti e lottare con Socrate. Com'è nata la sfiducia nella filosofia? È nata in seguito alla rivoluzione scientifica e tecnologica. È cominciata con Galileo, e poi si è sviluppata nei secoli successivi. Ci si è illusi per parecchio tempo - e solo adesso si comincia a capire che si trattava di un'illusione - che tutta la verità la dicesse la scienza e che la tecnica risolvesse tutti i problemi. C'è stato un tentativo a cominciare da Cartesio, di fare una filosofia seguendo la forma della scienza. Oggi dopo Popper si dice che la scienza di verità non ne ha, e tutto ciò che non è confutabile, falsificabile, non è scientifico. In questa voglia di uccidere la filosofia c'è una scappatoia: non voglio affrontare i problemi di fondo, è troppo scomodo, meglio scappare. Scappare dall'essere uomo. I filosofi dell'antichità, come valuterebbero i tempi di guerre che l'umanità sta vivendo? Platone risponderebbe dicendo che il mondo deriva da due principi fondamentali. Uno, il bene, inteso in senso metafisico e la Diade che è il principio della molteplicità, della divisione, del caos. Platone diceva anche che ciclicamente prevale l'uno o l'altro, ma in assoluto non prevalgono mai. Se venisse al mondo oggi direbbe che predomina il principio della Diade, vi dividete, uomo da donna, ovvero divorzio, madre da figli uguale abbandono, padri e figli in litigio, partiti e correnti, divisioni su divisioni. È questo dividersi il dramma degli uomini che non sanno più cercare l'unità. Bisogna fare unità. Amore è unità. Se l'uomo ricerca l'unità a vari livelli senza cancellare la differenza, cammina in un labirinto. Occorre realizzare l'unità che valorizza il diverso.

 

 

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