[Una decisione ideologica. Carlo
Flamigni, membro del Comitato nazionale di Bioetica commenta la prima sentenza
sulla 40. «Il giudice - spiega il ginecologo - ha interpretato troppo
rigidamente la legge che prevede il diritto della donna a conoscere le
condizioni di salute del feto».
La legge, però non consente il ricorso ad analisi pre-impianto.
«Ma oggi è possibile eseguire indagini genetiche in una fase precedente lo
stato embrionale. L’analisi dei globuli polari, i due corpiccioli che vengono
espulsi dall’uovo prima e subito dopo la fecondazione, quindi in una fase
pre-embrionale, non comporta, alcuna manipolazione. Con un atteggiamento
protervo si è voluto reprimere le possibilità della scienza».
Il giudice ha respinto anche la richiesta di ricorrere alla Corte Costituzionale.
«Avrebbe dovuto acconsentire. Invece, ha avuto una posizione molto ideologica
interpretando forzata e scorretta della legge».
Crede che la sentenza di Catania sia la prima di una lunga serie?
«Sì, ma spero non siano tutte di questo tenore. Anzi, intravedo addirittura in
future interpretazioni meno rigide della legge la possibilità di modificare
queste norme».
Modificarla a colpi di sentenze piuttosto che abrogarla con un referendum?
«Non credo che il referendum abrogativo possa avere successo perché i sondaggi
dicono che la maggior parte dei cittadini è favorevole a questa legge. Si è
fatta tanta cattiva informazione per far passare l’idea che senza queste norme
sarebbe sopravvissuto il cosiddetto Far west della provetta, e l’opinione
pubblica alla fine se ne è convinta. Personalmente, quindi, nutro maggiori
speranze nella giurisprudenza».
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