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IL GRANDE
SCISMA TRA LE SCIENZE NATURALI E LE DISCIPLINE UMANISTICHE È STATA
UN’INVENZIONE DELL’800: DEVONO TORNARE A TENERSI PER MANO COME FRA I GRECI
E NEL RINASCIMENTO
ANS Magnus Enzensberger, 75 anni, voce critica della
società capitalistica tedesca, mette in gioco in un solo libro le sue tre
anime di narratore, saggista e poeta. Gli elisir della scienza
(Einaudi, pp. 244, e21) riunisce pagine disuguali e inconfrontabili
come una lirica sugli «attrattori strani» - fondamento matematico della
teoria del caos - e un reportage da Ginevra sui laboratori di fisica
nucleare del Cern, una difesa della matematica che ci riporta al suo Mago
dei numeri (1997) e l’inedito presentato qui accanto, che è una invettiva
contro l’idiot lettré, l’imbecille letterato, anzi, litterato. O, se
preferite, l’umanista dimezzato. E’ proprio qui il filo che cuce il libro.
Nel suo ricettario di scrittore Enzensberger non disdegna nessun
ingrediente, e sa che la cultura scientifica permette di confezionare
piatti gustosi ed esotici, mentre il più delle volte i piatti che ci
servono i letterati puri sono minestrine riscaldate, contorcimenti estetici
velleitari, narcisismi autobiografici. Ritroviamo qui, in versi quasi
indistinguibili da una prosa distillata e tesa, personaggi che Enzensberger
ha già affrontato da biografo - Giovanni de’ Dondi, cosmologo padovano del
Trecento e Charles Darwin, padre della biologia moderna - accanto ad altri
che prima ha solo sfiorato, come quel Messier che nel Settecento compila un
catalogo di nebulose e senza saperlo scopre un asilo di stelle neonate
(M42, in Orione), una stella esplosa (M1, la Crab Nebula) e la galassia di
Andromeda (M31, due volte più grande della nostra Via Lattea). Lui cercava
le comete, quelle nebulose erano una fastidiosa fonte di equivoci, scarti
del cielo da evitare. Noi abbiamo dimenticato le sue comete ma nella sua
spazzatura abbiamo trovato i gioielli dell’astronomia moderna. Gli
elisir della scienza esigono una riflessione. Come sarebbe la letteratura
italiana (ma anche quella di molti altri paesi) se dopo il Positivismo, a
fine Ottocento, non ci fosse stato il divorzio tra cultura scientifica e
umanistica? Come sarebbe se avessimo avuto più autori come il chimico Primo
Levi, l’ingegner Carlo Emilio Gadda con la sua prosa che ricorda la
geometria frattale e il Calvino delle Cosmicomiche? Si può provare a
immaginarlo leggendo Enzensberger con il contrappunto di un libro appena
pubblicato dagli Editori Riuniti: Le vie della scoperta scientifica
(pp.313, e18), dove i più grandi scienziati del nostro tempo ci
portano alle frontiere della genetica, della fisica, della cosmologia. Cose
che, nel bene e nel male, fanno e faranno la nostra vita, nonostante lo
sguardo distratto degli idiot lettré.
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