RASSEGNA STAMPA

03 APRILE 2004
PIERO BIANUCCI
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IL GRANDE SCISMA TRA LE SCIENZE NATURALI E LE DISCIPLINE UMANISTICHE È STATA UN’INVENZIONE DELL’800: DEVONO TORNARE A TENERSI PER MANO COME FRA I GRECI E NEL RINASCIMENTO


ANS Magnus Enzensberger, 75 anni, voce critica della società capitalistica tedesca, mette in gioco in un solo libro le sue tre anime di narratore, saggista e poeta. Gli elisir della scienza (Einaudi, pp. 244, e21) riunisce pagine disuguali e inconfrontabili come una lirica sugli «attrattori strani» - fondamento matematico della teoria del caos - e un reportage da Ginevra sui laboratori di fisica nucleare del Cern, una difesa della matematica che ci riporta al suo Mago dei numeri (1997) e l’inedito presentato qui accanto, che è una invettiva contro l’idiot lettré, l’imbecille letterato, anzi, litterato. O, se preferite, l’umanista dimezzato. E’ proprio qui il filo che cuce il libro. Nel suo ricettario di scrittore Enzensberger non disdegna nessun ingrediente, e sa che la cultura scientifica permette di confezionare piatti gustosi ed esotici, mentre il più delle volte i piatti che ci servono i letterati puri sono minestrine riscaldate, contorcimenti estetici velleitari, narcisismi autobiografici. Ritroviamo qui, in versi quasi indistinguibili da una prosa distillata e tesa, personaggi che Enzensberger ha già affrontato da biografo - Giovanni de’ Dondi, cosmologo padovano del Trecento e Charles Darwin, padre della biologia moderna - accanto ad altri che prima ha solo sfiorato, come quel Messier che nel Settecento compila un catalogo di nebulose e senza saperlo scopre un asilo di stelle neonate (M42, in Orione), una stella esplosa (M1, la Crab Nebula) e la galassia di Andromeda (M31, due volte più grande della nostra Via Lattea). Lui cercava le comete, quelle nebulose erano una fastidiosa fonte di equivoci, scarti del cielo da evitare. Noi abbiamo dimenticato le sue comete ma nella sua spazzatura abbiamo trovato i gioielli dell’astronomia moderna. Gli elisir della scienza esigono una riflessione. Come sarebbe la letteratura italiana (ma anche quella di molti altri paesi) se dopo il Positivismo, a fine Ottocento, non ci fosse stato il divorzio tra cultura scientifica e umanistica? Come sarebbe se avessimo avuto più autori come il chimico Primo Levi, l’ingegner Carlo Emilio Gadda con la sua prosa che ricorda la geometria frattale e il Calvino delle Cosmicomiche? Si può provare a immaginarlo leggendo Enzensberger con il contrappunto di un libro appena pubblicato dagli Editori Riuniti: Le vie della scoperta scientifica (pp.313, e18), dove i più grandi scienziati del nostro tempo ci portano alle frontiere della genetica, della fisica, della cosmologia. Cose che, nel bene e nel male, fanno e faranno la nostra vita, nonostante lo sguardo distratto degli idiot lettré.




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