RASSEGNA STAMPA

16 MARZO 2004
ENRICO GARLASCHELLI
[Cartesio riflette sugli equivoci dell'anima umana

Proseguono domani al Museo civico di storia naturale in via Taverna 37 alle 17 gli incontri dedicati a “Filosofia e scienza” organizzati in collaborazione con l'assessorato alla formazione del Comune di Piacenza. Tema centrale del secondo appuntamento è “Gli equivoci dell'anima: Cartesio tra fisica e metafisica, le contraddizioni dell'uomo nell'età della tecnica”. Qui di seguito riporiamo un articolo su questo tema del professor Enrico Garlaschelli, relatore della serata.

 
Il grande filosofo del Novecento, Edmund Husserl, pensa che “chiunque voglia seriamente diventare filosofo deve almeno una volta nella sua vita ritrarsi in se stesso”. Cartesio sente di dover cercare dentro di sé mentre si ritira, come afferma egli stesso, in luoghi di solitudine e di quiete, per applicarsi alla ricerca della verità. Non è uomo di molte letture e considera la sapienza del suo tempo perlopiù inutile. Eppure non è il primo a cercare la verità e la certezza dentro se stesso. Stiamo uscendo da un'epoca, il Medioevo, che ha visto autori come Meister Eckhart cercare il “fondo dell'anima”. E gli amici fanno notare a Cartesio che, prima di lui, già Sant'Agostino aveva compiuto il suo percorso arrivando a conclusioni molto simili: se sbaglio, sono. Eppure con Cartesio avviene, come dice Husserl, un “nuovo cominciamento”. Egli riprende la riflessione sull'anima, ma la concepisce come coscienza in quanto spirito conoscente. E il suo diario porta segnato il giorno in cui Cartesio riuscirà anche a scoprire la “science admirable”, cioè il modo in cui questa coscienza conosce. Cartesio aveva scoperto il metodo, la via verso la conoscenza della verità, ed era un metodo basato sulla matematica. Ecco il nuovo cominciamento: quest'anima razionale, che conosce il mondo in modo matematico, porterà l'uomo, secondo Cartesio, a diventare “padrone e dominatore della natura”. Dicendo questo abbiamo già mostrato gli equivoci dell'anima cartesiana: la rivendicazione della libertà interiore insieme ad una visione materialistica della natura, abbandonata nelle mani della scienza. Cartesio ci indica il luogo della libertà interiore, ma nello stesso tempo consegna il nostro corpo e la natura alle leggi della scienza. Per questo bisogna stare attenti alla “seduzione cartesiana”, che ci porta a creare, attraverso la scienza dei fatti, degli “uomini di fatto”, che hanno perso la domanda sul senso della loro esistenza. Nel pensiero di Cartesio covano gli “equivoci dell'anima”. Abbiamo preso a prestito il titolo di un libro di Umberto Galimberti, che ha messo in luce con chiarezza questa deriva dell'umanità. Hanno scritto, anche su questo giornale, che la sua critica alla scienza non è convincente. Ma non si dica che si tratta di moralismo o disfattismo. E nemmeno si ricorra alla vecchia distinzione fra pensiero scientifico disinteressato e sapere tecnico, una problematica estranea all'autore. Piuttosto vi è, nell'opera di Galimberti, il tentativo di una nuova visione dell'uomo, di una nuova antropologia, se è vero che, parlando alla maniera di G. Anders, l'uomo - come noi lo conosciamo - è antiquato e la cosa più inquietante è che, come dice Heidegger, “non siamo ancora capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto adeguato con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca”.

 

 

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