![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 MARZO 2004 |
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«Almeno autorizziamo i genitori a donarli per la
ricerca»
Smaltita l’ipereccitazione che ci caratterizza
di fronte a scoperte controverse che arrivano d’oltralpe, torniamo con calma ai
cosiddetti embrioni umani appena clonati in Corea e alla legge sulla
procreazione assistita da poco approvata in Italia. La nostra reazione
all’annuncio dei coreani (che con malizia orientale ci avrebbero scippato della
«via italiana alle cellule staminali», peraltro pubblicata da inglesi già nel
’99) può riassumersi così:
1. In sintonia con la massima potenza scientifica mondiale l’Italia è per la
prevenzione: la nostra legge, definibile «orfana» per l’insolita riservatezza
sui nomi dei firmatari e «italebana» quanto a assurdità di divieti e durezza di
sanzioni, tra le altre nefandezze prevede un milione (di €!) di multa e 20 anni
di detenzione per chi pratichi non solo la clonazione terapeutica, ma anche la
partenogenesi. Le due tecniche sono al contempo inquietanti e stimolanti:
potrebbero uscirne degli embrioni, con tutti i risvolti bioetici connessi, ma
anche le famose staminali.
2. Molti nostri ricercatori non hanno risparmiato stroncature morali e
scientifiche ai coreani per un risultato interessante, anche se atteso, ma
preliminare: dei 30 aggregati embrionali descritti come blastocisti, uno solo
ha prodotto staminali, ancora da caratterizzare; per cui è almeno prematura la
promessa che con le staminali «cureremo l’impossibile», specie dopo le
disavventure di un’altra cura «rivoluzionaria», la terapia genica;
3. Per i 25 mila embrioni FIV italiani non utilizzati il ministro della Salute
costruirà un mega-frigo: lì sarebbero più sicuri. Comunque, di «soprannumerari»
noi non ne avremo più: il miracolo è dovuto non alla scienza, ma alla... legge.
Infatti di embrioni difettosi purtroppo ne creeremo sempre: è inevitabile. Per
eliminarli useremo un metodo tanto efficace quanto cinico: li faremo distruggere
dalle stesse aspiranti madri, dopo che glieli avremo trasferiti in utero.
Infatti la legge ci impone di produrre al massimo tre embrioni: non più la
dozzina ottimale per arrivare alla nascita di uno solo trasferendone in utero
tre per volta, refrigerando i soprannumerari e ritrasferendone altri se
necessario. Gli inglesi, pionieri della FIV, ne creano una dozzina, ma ne
trasferiscono solo due per volta: se uno ce la fa, gli altri restano a
disposizione dei genitori per cinque anni, poi vengono donati alla ricerca,
soprattutto per le staminali. È fresca la notizia che alla Harvard
University da embrioni soprannumerari (donati dai genitori e con fondi
privati) sono state derivate ben 17 linee di staminali: la notizia è molto
importante e i media non le hanno dato il risalto che meritava ben più dei
cloni coreani, dice il Nobel Baltimore. Noi invece con la FIV siamo autorizzati
a produrre solo tre embrioni e, buoni o cattivi, dobbiamo trasferirli tutti,
anche se la diagnosi preimpianto (permessa solo in vista di impraticabili
terapie, quindi di fatto proibita) rivelasse che sono difettosi e, trasferiti
in utero, verrebbero abortiti. Farli nascere vuol dire creare degli
handicappati: l’argomento che nascere, anche se con handicap, è meglio che non
nascere, è discutibile, visto che tentativi successivi e più responsabili
potrebbero portare a nascite sane che a questo punto difficilmente
avverrebbero. Si può solo immaginare l’animo della donna che alla medicina
chiedeva assistenza! Oltre al danno, la beffa: quegli stessi embrioni che prima
dell’impianto sono intoccabili, una volta abortiti potrebbero essere donati
alla ricerca. Sempre che questa legge non miri alla cancellazione dell’aborto e
della legge 194 che lo regola: l’incompatibilità è stridente. Turba invece la
sua coerenza con l’anti-abortismo montante negli USA: la comune base ideologica
sarà pro-vita, ma non è pro-viventi (compresi i nascituri e i tanti malati
possibilmente curabili con le staminali).
Due meste conclusioni:
1. avremo meno bambini FIV, che sono quasi il 2% dei nati;
2. dall’Italia oltre ai cervelli in cerca di lavoro scapperanno anche gli uteri
in cerca di embrioni.
E due modeste proposte:
1. si raccolga il sangue del cordone ombelicale di tutti i neonati. Già lo si
fa per un 20%: ciascun nato avrebbe una sua scorta di staminali omologhe, forse
un giorno rigenerabili in trapianti compatibili. Se siano meglio le embrionali,
le fetali o le adulte, ce lo dirà la ricerca. Sarebbe bello se fosse proprio il
sangue del cordone ombelicale a suggellare un’alleanza etica/scienza e a aprire
un’onesta «via italiana alle staminali»;
2. usiamo gli embrioni soprannumerari e non eliminiamoli come rifiuti
ospedalieri: autorizziamo i genitori a donarli alla ricerca e dal loro studio
impariamo tutto quel che possiamo e dobbiamo. Innanzi tutto se le tanto elusive
staminali non sono pericolose, visto il sospetto coinvolgimento in tumori.
Ma anche un auspicio: nella procreazione assistita avevamo un buco, abbiamo
messo una toppa. Rendiamo la seconda migliore del primo
.