![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 GENNAIO 2004 |
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«La potenza di una
filosofia si misura in base alle reazioni che suscita, alla forza di produrre
altro pensiero (...) Misurato con questa misura, Kant si mostra davvero il più
grande dei moderni, la fonte di tutto il pensiero successivo (...) Ma dopo Kant
è certamente Hegel il filosofo che ha suscitato, anzitutto per reazione, più
pensiero, più filosofia, e non solo in Germania». Giuseppe Cantillo, Biagio de
Giovanni, Vincenzo Vitello e chi scrive parleranno di questo e di altro
ancora oggi, alle ore 17, presso la Fondazione Menna di Salerno, in occasione della
presentazione dell’ultima fatica filosofica di Vitiello: il libro Hegel in
Italia. Dalla storia alla logica (Edizioni Guerini, nella prestigiosa collana
«Hegeliana» dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici).
Vitiello, che nel corso degli ultimi anni è venuto assumendo un ruolo centrale
nel dibattito filosofico non solo italiano, con questa ultimo lavoro non offre
semplicemente la ricostruzione di un capitolo importante della storia della
filosofia contemporanea. Ma scava alla radice di alcune tematiche filosofiche
di grande rilievo. E lo fa assumendo la presenza di Hegel in alcuni momenti
alti e altissimi della filosofia italiana tra la seconda metà dell’Ottocento e
la prima metà del Novecento. L’interesse quindi non è rivolto alla interpretazione
che alcuni grandi e grandissimi pensatori hanno dato del pensiero di Hegel.
Bensì piuttosto al confronto che si è attivato tra questi filosofi - come
indicato in apertura - e Hegel. Questo vale per le pagine dense e asciutte
quanto rigorose che Vitiello dedica al confronto tra Benedetto Croce e Enzo
Paci, per quelle che consacra a Gentile, ad alcuni suoi scolari (Spirito,
Calogero) e a Emanuele Severino, per quelle che infine dedica alla
straordinaria figura di Bertrando Spaventa, «il maggiore interprete non
soltanto italiano ma europeo» di Hegel, dice Vitiello ricordando la presenza
neoplatonica nella cultura filosofica italiana attraverso Rosmini e Gioberti.
E forse non è casuale che Spaventa dedichi pagine di eccezionale acume alla
Fenomenologia di Hegel proprio durante una «parentesi» dello studio dedicato a
Gioberti alla fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento. Spaventa è
fondamentale, osserva Vitiello, fra l’altro, per il suo porre il tema
attualissimo di un’alterità irriducibile al pensiero. Il libro di Vitiello mal
sopporta un’esposizione sommaria o riassuntiva. Vive nel rigore concettuale
delle sue analisi. E tuttavia non è forse del tutto pretestuoso indicare nel
tema ora accennato - di una alterità irriducibile al pensiero - uno dei
bandoli, che il lettore potrebbe seguire nel dipanare la matassa dei temi
toccati da Vitiello.