RASSEGNA STAMPA

21 GENNAIO 2004
ROBERTO RACINARO
[L’ULTIMO LAVORO DI VITIELLO
Hegel in Italia
linfa vitale
per il pensiero

«La potenza di una filosofia si misura in base alle reazioni che suscita, alla forza di produrre altro pensiero (...) Misurato con questa misura, Kant si mostra davvero il più grande dei moderni, la fonte di tutto il pensiero successivo (...) Ma dopo Kant è certamente Hegel il filosofo che ha suscitato, anzitutto per reazione, più pensiero, più filosofia, e non solo in Germania». Giuseppe Cantillo, Biagio de Giovanni, Vincenzo Vitello e chi scrive parleranno di questo e di altro ancora oggi, alle ore 17, presso la Fondazione Menna di Salerno, in occasione della presentazione dell’ultima fatica filosofica di Vitiello: il libro Hegel in Italia. Dalla storia alla logica (Edizioni Guerini, nella prestigiosa collana «Hegeliana» dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici).
Vitiello, che nel corso degli ultimi anni è venuto assumendo un ruolo centrale nel dibattito filosofico non solo italiano, con questa ultimo lavoro non offre semplicemente la ricostruzione di un capitolo importante della storia della filosofia contemporanea. Ma scava alla radice di alcune tematiche filosofiche di grande rilievo. E lo fa assumendo la presenza di Hegel in alcuni momenti alti e altissimi della filosofia italiana tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. L’interesse quindi non è rivolto alla interpretazione che alcuni grandi e grandissimi pensatori hanno dato del pensiero di Hegel. Bensì piuttosto al confronto che si è attivato tra questi filosofi - come indicato in apertura - e Hegel. Questo vale per le pagine dense e asciutte quanto rigorose che Vitiello dedica al confronto tra Benedetto Croce e Enzo Paci, per quelle che consacra a Gentile, ad alcuni suoi scolari (Spirito, Calogero) e a Emanuele Severino, per quelle che infine dedica alla straordinaria figura di Bertrando Spaventa, «il maggiore interprete non soltanto italiano ma europeo» di Hegel, dice Vitiello ricordando la presenza neoplatonica nella cultura filosofica italiana attraverso Rosmini e Gioberti.
E forse non è casuale che Spaventa dedichi pagine di eccezionale acume alla Fenomenologia di Hegel proprio durante una «parentesi» dello studio dedicato a Gioberti alla fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento. Spaventa è fondamentale, osserva Vitiello, fra l’altro, per il suo porre il tema attualissimo di un’alterità irriducibile al pensiero. Il libro di Vitiello mal sopporta un’esposizione sommaria o riassuntiva. Vive nel rigore concettuale delle sue analisi. E tuttavia non è forse del tutto pretestuoso indicare nel tema ora accennato - di una alterità irriducibile al pensiero - uno dei bandoli, che il lettore potrebbe seguire nel dipanare la matassa dei temi toccati da Vitiello.

 

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