![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 GENNAIO 2004 |
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La
malattia come ferita della psiche: storia di una dottrina controversa |
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La malattia come ferita della psiche: storia di una
dottrina controversa |
| Guido Caserza Potrebbe rappresentare una rivoluzione culturale nel campo della medicina se il suo fautore, il dottor Ryke Geerd Hamer, non vivesse in esilio in Spagna e se le sua dottrina non fosse stata messa al bando dalle università tedesche. La dottrina di Hamer, che si articola su cinque leggi biologiche e la cui validità è stata verificata ufficialmente dal dipartimento oncologico dell’ospedale di Trnava, implica infatti un totale capovolgimento della concezione di malattia, degli strumenti diagnostici e di quelli di cura, un sovvertimento dei crismi della medicina tradizionale. Ma occorre fare un passo indietro per capire da dove nascono le scoperte del dottor Hamer. Per la precisione occorre risalire al 18 agosto 1978 quando, nei pressi dell’isola di Cavallo, il principe Vittorio Emanuele sparò e colpì Dirk Hamer, un giovane tedesco che era a bordo della propria barca e che morì tre mesi più tardi. Poco dopo la morte del figlio, il padre, il dottor Hamer, primario di ginecologia nella clinica universitaria di Tubingen, si ammalò di cancro ai testicoli. Dopo tre anni ad Hamer venne il dubbio che la sua malattia potesse essere in rapporto con quel tremendo choc. Intervistò le sue pazienti e scoprì che tutte avevano subito un evento traumatico prima di ammalarsi. Comprese dunque che aveva subito un grave conflitto di perdita e che esso era all’origine del suo cancro al testicolo. Da questa constatazione, che Hamer fece confluire in seguito in una vera e propria dottrina medica, battezzandola nuova medicina, incominciò anche la storia di una lunga persecuzione e di un vero e proprio ostracismo. Nell’ottobre 1981 infatti, quando volle spiegare la sua scoperta con una conferenza medica, Hamer fu richiamato dal direttore della clinica in cui operava e posto davanti alla scelta di negare le sue scoperte o di lasciare la clinica. Non potendo rinnegare i dati da lui raccolti e verificati, decise di lasciare la clinica. Oggi Hamer, che ha subito vari processi, e che è stato anche incarcerato per istigazione alla nuova medicina, vive in esilio in Spagna. In Italia esiste un’associazione per lo studio e la divulgazione della nuova medicina, A.L.B.A. (informazioni al sito www.nuovamedicina.it) il cui presidente è il dottor Giorgio Lurgo, che abbiamo interpellato. Ma che cosa ha scoperto in realtà il dottor Hamer? «Ha scoperto - replica Lurgo - che esiste una correlazione fra psiche cervello e organo. Una Tac eseguita su di un paziente affetto da una qualsiasi malattia evidenzia infatti dei cerchi concentrici in un certo strato del cervello, precisamente nel punto in cui il conflitto è attivo. Questo significa che i raggi-X rilevano che in quel punto del cervello sta succedendo qualcosa e questo vale per tutte le malattie. Sostanzialmente, se un’alterazione colpisce una certa zona del mio cervello sarà colpito quel preciso organo». Ma torniamo al caso specifico del dottor Hamer. «Hamer - continua Lurgo - si chiese se il suo cancro fosse dovuto alla perdita del figlio. Di conseguenza fece un indagine clinica presso le pazienti del suo reparto, che avevano cisti ovariche o un tumore alle ovaie. La risposta fu sorprendente per lo stesso Hamer: tutte le pazienti avevano subito una grave perdita, tragica e improvvisa, prima di ammalarsi. E la risposta degli organi era di una precisione sconvolgente: le donne, destrimani, che avevano perso un figlio, erano colpite all’ovaia sinistra, a quella destra le donne che avevano invece perduto il partner. Dalla propria malattia e dall’analisi delle proprie pazienti Hamer poté desumere che si trattava di correlazioni di organi che presiedono la stessa funzione. In seguito analizzò centinaia di casi trovando sempre conferma delle proprie teorie». Insomma, la stessa definizione di cancro e la sua diagnosi andrebbero riformulate. «In un certo senso, sì», dice Lurgo: «In generale noi possiamo dire che ogni evento acuto, estremamente grave, vissuto in maniera improvvisa, provoca il passaggio da un normale stato dell’attività dell’organismo a uno stato di allarme. Dunque, nella definizione data da Hamer, la malattia non è altro che un programma biologico, sensato della natura, con un inizio, un’evoluzione, e una fine». Qualche esempio concreto? «Provi a immaginare una donna che perde un figlio: antropologicamente parlando, per la sopravvivenza della specie, è di vitale importanza avere della prole. Quindi, se una donna perde un figlio, è per lei vitale rimpiazzarlo. La cosa più semplice che può fare la natura è farle crescere un ovaio per produrre più ormoni. Non a caso una donna con una cisti ovarica è più femmina sessualmente, proprio perché deve compensare questa perdita. Quello che viene diagnosticato come cancro all’ovaia non è altro dunque che un ingrossamento dell’ovaio, in cui noi troveremo più cellule». C’è però il rischio di sostenere che un intervento chirurgico è inutile... «Secondo la nuova medicina, se l’ovaia è talmente grande da generare disturbi meccanici si può intervenire in modo mirato. Voglio però ricordare che la nuova medicina è un metodo diagnostico con il quale si può prevedere come sarà l’evoluzione della malattia e perché è iniziata. A livello diagnostico la nuova medicina ha sempre riscontrato una totale coincidenza, al cento per cento, fra previsione, diagnosi ed evoluzione della malattia, con riscontro di Tac». Nel caso specifico di una malattia cancerogena non si tratterebbe quindi di una cellula impazzita? «Il tumore - sottolinea ancora Lurgo - non sorge da una cellula impazzita, ma è in relazione al cervello. Secondo le cinque leggi biologiche formulate da Hamer, nell’istante preciso in cui un soggetto vive un conflitto, si accende nel cervello il relais che comanda all’organo di comportarsi in una certa maniera: si tratta, in sostanza, di una difesa dell’organismo». Del resto, esiste un’ampia letteratura di casi, anche di cancro, curati e guariti dal professor Hamer. Ma con quali mezzi Hamer ha applicato le proprie terapie? «Semplificando, lo ha fatto mettendo le persone nella condizione di finire il conflitto. Lui stesso è guarito quando ha capito che il proprio tumore era in relazione con la perdita del figlio e dunque quando è stato in grado di superare il conflitto generato da quella perdita. Di fatto ha guarito molte persone con il dialogo, senza applicare mezzi terapeutici tradizionali». Tutto chiaro, ma se un individuo non è nelle condizioni di risolvere il proprio conflitto? «La risposta potrà sembrare cinica, ma è biologicamente fondata: se io faccio durare un problema per un tempo superiore a quello che la natura mi concede per risolverlo io non servo alla natura. Se per esempio non sono in grado di proteggere il territorio in cui vivo, lavoro o studio, io sono inadeguato e se il mio conflitto dura più di tanto il mio infarto sarà mortale». |
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