![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 07 GENNAIO 2004 |
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Gramsci,
da un secolo all'altro
«Le rose e i quaderni. Il
pensiero dialogico di Antonio Gramsci» di Giorgio Baratta per Carocci editore
Un saggio ospitato nella collana «Per Gramsci». Scandito
in tre parti, affronta con rigore filologico il tema del «popolo» nei
«Quaderni», segue le tracce di Gramsci filosofo; rilegge «Americanismo e
fordismo». Attento all'«uso» del pensatore sardo nelle più diverse aree
geo-culturali e disciplinari
Una collana di libri
dedicata agli studi su Gramsci è un evento nel panorama culturale italiano di
oggi. Per questo va innanzitutto segnalata tale felice anomalia nel parlare
dell'uscita recente di un libro di Giorgio Baratta sul pensatore sardo. La
collana «Per Gramsci», che riprende nel nome una analoga esperienza di alcuni
anni fa da Gamberetti, è stata inaugurata nel 2003 presso l'editore Carocci dal
volume di Fabio Frosini Gramsci e la filosofia; ha nel libro di Baratta Le rose e i quaderni. Il
pensiero dialogico di Antonio Gramsci (pp. 239, euro 21,50) la sua seconda uscita; e
ospiterà entro il mese gennaio un volume di più autori intitolato Le parole di Gramsci. Per un
lessico dei «Quaderni del carcere», raccolta di saggi ognuno dedicato a un
lemma-chiave, un insieme di «sentieri di lettura» dal forte impianto
filologico. Il lettore più attento alle cose gramsciane ricorderà che qualche
anno fa uscì un libro di Baratta dal titolo simile. Il volume di cui parliamo
ne è in effetti il rifacimento, in occasione dell'imminente «traduzione» (ma si
tratta per molti versi di un libro nuovo) dello stesso in tedesco, spagnolo e
portoghese. Non sorprende, del resto, questo lavorio continuo su Gramsci.
Traspare dal libro la lunga consuetudine dell'interprete col «suo» autore. La
stessa finezza di molti momenti della lettura di Gramsci che Baratta propone è
possibile solo per chi con un autore si è accompagnato a lungo, lo ha letto e
meditato, ha provato a pensare con lui, cercando di coglierne - secondo la
stessa invocazione gramsciana - il «ritmo del pensiero in insviluppo», di
accompagnare il «fluire» del pensiero che - secondo Baratta - caratterizza i Quaderni al di là dell'apparente
frammentarietà.
La cifra di fondo del lavoro è quella di un difficile
equilibrio tra fedeltà filologica e spregiudicatezza antidogmatica, tra lettura
attenta e valorizzazione degli usos de Gramsci
che oggi si incontrano nelle più diverse aree geo-culturali e disciplinari. Il
libro si compone di tre parti. La prima ruota intorno al tema del «popolo» nei Quaderni; la seconda segue le tracce di Gramsci filosofo in
più direzioni: dalla concezione dell'uomo al rapporto col pragmatismo,
dall'eredità di Engels al pensiero gramsciano come pensiero dialogico,
strutturalmente aperto all'incontro con l'altro. La terza parte spazia da
un'attenta rilettura di Americanismo e fordismo
- tesa soprattutto a combattere il «mito» di un Gramsci produttivista e
«fordista» - alla questione del rapporto tra Nord e Sud del mondo, all'incontro
con Gramsci di autori che ne hanno messo a frutto la lezione in modi e forme
anche tra loro molto diverse: da Hall a Said, da Balibar a Coutinho.
Di queste tre parti, le prime due hanno un impianto più di
ricostruzione-interpretazione del fluido testo
gramsciano. Centralità del tema del «popolo», si è detto, dello «spirito
popolare creativo», del rapporto avanguardie-masse, del concetto di
nazionale-popolare, dei travisamenti cui ha dato luogo, della sua attualità
come categoria descrittiva in relazione al populismo di destra. Emerge qui e là
anche il «punto di vista politico» dell'autore, che definirei «sessantottesco»,
nel senso che vuole sottolineare fortemente la valorizzazione che Gramsci fa
della soggettività delle classi subalterne e che pone come centrale il progetto
di un «progresso intellettuale di massa». Il `68 in larga parte non si incontrò
col pensiero e la figura del comunista sardo e l'interrogarsi intorno a questo
fatto torna a più riprese nella riflessione di Baratta. Come torna spesso
(forse troppo spesso) il riferimento negativo
a Togliatti e all'«operazione Gramsci» da questi intrapresa. Baratta comprende
e ricorda come senza tale operazione oggi Gramsci forse non esisterebbe, se non
quale martire dell'antifascismo. Ma è preoccupato innanzitutto di ribadire come
il Gramsci di Togliatti e del Pci non sia quello oggi più «produttivo». Tesi
che rischia da una parte l'ovvietà e dall'altra di celare come in realtà non
esista una lettura togliattiana, ma più
letture, succedutesi nel tempo; e che non deve far perdere la consapevolezza
che vi è tutto un versante della riflessione di Gramsci - per sintetizzare: il
«moderno principe» e la centralità dello Stato (allargato) - che si può
decidere di valutare oggi meno importante, a patto che si sappia e si dica che
era estremamente importante per Gramsci. Resta
comunque di grande interesse l'indagine barattiana sul concetto fondamentale di
«nazione», di cui si coglie il ruolo dinamico all'interno del sistema teorico
dei Quaderni.
Per Baratta, «una novità rilevante e positiva nella fase
attuale degli studi gramsciani è la presenza - accanto a ricerche sistematiche,
sostenute o ispirate dalla certezza filologica - di approcci più «liberi» da
parte di studiosi che tentano, in indagini o costruzioni teoriche a diversi
livelli, l'utilizzazione di parti o aspetti
del pensiero di Gramsci». Nella ricognizione di quest'ultimo aspetto
soprattutto Baratta è maestro: forse l'unico studioso italiano ad aver prestato
la necessaria attenzione verso lo spettro degli usi eterodossi del grande
sardo, che hanno contribuito in modo decisivo a decretarne la rinnovata fortuna
nel mondo. Si vedano ad esempio le pagine su Stuart Hall, nell'ambito del
tentativo teorico di spiegazione dell'egemonia del thatcherismo. O lo studio
dell'uso discreto ma decisivo che Said fa di Gramsci, cogliendo la
«territorialità» di alcune sue categorie fondamentali. O la ricostruzione del
«dialogo» intrapreso da Balibar col pensatore sardo.
Come nota Baratta, «Gramsci è l'unico pensatore marxista
uscito indenne dal crollo del socialismo. Si assiste a una nuova fioritura di
edizioni, traduzioni, ricerche sulla sua vita e la sua opera». Questo libro è
anche prezioso per capire perché Gramsci sia oggi
così vitale, diffuso, prezioso in contesti culturali tanto diversi, cioè perché
continui ad accompagnarci nel passaggio - per dirla con Labriola - «da un secolo all'altro».