RASSEGNA STAMPA

2 GENNAIO 2004
ANNA PIA FERRARETTI
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UNA GINECOLOGA SPIEGA GLI EFFETTI COLLATERALI
Se tre ovociti vi sembran molti provate voi a curare la sterilità


Caro direttore, sono una ginecologa, direttore clinico di un centro privato di Bologna che opera nel campo della medicina della riproduzione da oltre 20 anni. Dopo l'approvazione in Senato della legge sulla procreazione medicalmente assistita (Pma) ho seguito molti (e partecipato ad alcuni) dibattiti televisivi sul tema; i tempi e le necessità mediatiche non hanno lasciato molto spazio alle noiose delucidazioni mediche, ma hanno però permesso che affermazioni non corrette colpissero quella parte di opinione pubblica che, non aggiornata sul problema, maturerà il proprio giudizio dalle informazioni ricevute. Vorrei quindi fare chiarezza su alcuni punti strettamente medico-scientifici di mia competenza.
I divieti imposti dalle legge produrranno vari effetti incontestabili. 1) divieto alla crioconservazione degli embrioni (articolo 14, comma 1) e conseguente limite imposto del numero di ovociti da inseminare, che non può superare i tre. È un dato di fatto che, per fenomeni biologici legati alla nostra specie, non tutti gli ovociti umani che entrano in contatto con spermatozoi umani diventano embrioni. Sia i concepimenti spontanei che i concepimenti assistiti seguono questa legge naturale. Mediamente, nei primi 3-5 giorni di vita, solo il 50% di ovociti genera un embrione capace di impiantarsi nell'utero e permettere l'insorgenza di una regolare gravidanza. Questa percentuale può variare in maniera importante tra una coppia e l'altra in base a vari fattori quali l'età della donna, la qualità del liquido seminale, condizioni patologiche che rendono i gameti meno competenti, determinanti genetici e/o ambientali. Ne derivano quindi condizioni estremamente variabili nella capacità di ogni singola coppia di generare embrioni vitali. Porre un limite omogeneo per tutti nel numero di ovociti da inseminare è un insulto alla diversità biologica di ogni singolo individuo e impedisce al medico di adottare il trattamento ottimale per ogni singolo paziente.
Non potendo prevedere a priori quali e quanti ovociti produrranno embrioni, inseminare tre ovociti in tutte le coppie, indipendentemente dalle loro caratteristiche, porterà ovviamente a diversi risultati clinici.
A) Avremo coppie in cui nessuno dei tre ovociti scelti per la inseminazione diventerà un embrione. Questo succederà più frequentemente nelle coppie con un fattore di infertilità maschile severa e nelle pazienti con età superiore ai 35 anni, condizioni presenti oggi nella metà dei trattamenti eseguiti. Molte donne dovranno quindi sottoporsi ad una procedura medico-chirurgica con un alto rischio che questa risulti inutile, non per limiti della tecnica ma per limiti imposti dai nostri legislatori.
B) Avremo coppie in cui tutti e tre gli ovociti inseminati svilupperanno embrioni che dovranno essere trasferiti in utero. Per evitare gravidanze multiple, la pratica medica corretta prevede da anni di non trasferire più di due embrioni, soprattutto in queste coppie che, solo a fecondazione avvenuta, mostrano uno sviluppo embrionale ottimale ed hanno quindi maggiori possibilità di gravidanza. La gravidanza multipla, che si verifica nel 5-7% dei casi in cui vengono trasferiti tre embrioni, espone la donna a un più alto rischio di complicanze, sia per quanto riguarda la sindrome di iperstimolazione ovarica severa (che passa dallo 0.4% al 6%), sia per le malattie associate alla gravidanza (ipertensione, gestosi, diabete, parti prematuri ecc.). I nati da gravidanza multipla sono inoltre esposti a un maggior rischio di mortalità perinatale per immaturità ed il 20% di quelli che sopravvivono avrà difetti fisici o mentali durante la vita. Alcune normative europee sulla Pma pongono giustamente un limite sul numero massimo di embrioni da trasferire, ma non vietando la crioconservazione di embrioni e di zigoti (ovociti fecondati), non limitano il numero di ovociti da inseminare.
Questi eventi (A e B ) si verificheranno nel 30% delle coppie trattate. Ogni anno, in Italia, vengono eseguiti circa 30.000 cicli di riproduzione assistita; è facilmente comprensibile come migliaia di donne ne subiranno le conseguenze, così come decine di nati.
Per le rimanenti coppie, in cui il limite imposto potrebbe apparentemente non provocare danni, il progetto riproduttivo sarà più faticoso e costoso. Oggi, in centri di eccellenza, ogni ciclo di trattamento permette loro di avere un figlio nel 35-40% dei casi, trasferendo un massimo di due embrioni ed utilizzando stimolazioni ovariche più leggere rispetto anni fa. Con la applicazione della legge, gli stessi risultati si potranno ottenere solo con più cicli di trattamento.
Se i legislatori, come è chiaro, giustificano le scelte per proteggere il concepito (e su questo non voglio entrare in merito), deve risultare altrettanto chiaro che queste scelte non proteggono le coppie infertili.
2) Divieto della Pma di tipo eterologo (articolo 4, comma 3). La motivazione di base di questa scelta sembra essere la volontà di proteggere il diritto alla identità genetica del futuro nascituro. Nessuno può negare, ed impedire, che le coppie che potranno economicamente e culturalmente permetterselo, andranno all'estero. Basta oltrepassare quasi tutti i confini europei per trovare contesti legislativi in cui questi trattamenti sono leciti. Se necessario, diventerà ancora più difficile e complicato avere informazioni sul donatore e quindi risalire alla identità genetica del nascituro.
3) Divieto di ricerca scientifica sull'embrione. Questo divieto blocca in Italia la ricerca sulle cellule staminali embrionali, uno dei campi più promettenti per la cura di malattie che colpiscono milioni di individui. Tra non molti anni, ci troveremo costretti a «comprare» linee cellulari staminali all'estero e a dipendere quindi da altri stati non solo per la energia ma anche per la nostra salute.
4) Divieto di accesso alla tecnologia riproduttiva per coppie portatrici di malattie genetiche a rischio di trasmissione. Questa scelta è contro il diritto internazionale, sancito da numerose Convenzioni, di avere libero accesso ai trattamenti medici più efficaci. In ultimo, vorrei ricordare che il trattamento della infertilità attraverso tecniche di riproduzione assistita non ha niente a che vedere con le manipolazioni genetiche, la selezione a scopo eugenetico, la produzione di ibridi e la clonazione, procedimenti elencati e vietati in questa legge per i leciti timori che possono generare. Gli effetti dei trattamenti per la infertilità sono stati, a tutt'oggi, la nascita di oltre un milione e mezzo di bambini in tutto il mondo. Non nego che le biotecnologie riproduttive abbiano implicazioni non strettamente mediche, che devono essere oggetto di un continuo dibattito e di normative comuni che tengano in considerazione il bene di tutti i soggetti coinvolti. Ma il confronto di opinioni deve anche tenere

 

 

 

 

 

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