RASSEGNA STAMPA

28 DICEMBRE 2003
DARIO ANTISERI
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La legge delle pretese in equilibrio

Nel 1969, due anni dopo la tragica e prematura scomparsa di Bruno Leoni, Friedrich A. von Hayek ricordava il suo amico italiano come una di quelle «figure che noi altrove, associamo con il Rinascimento», e proseguiva: «Fra tutti i cittadini del mondo fra i quali va annoverato e tra i quali, in particolare, io, lo incontrai, egli era unico.  Bruno Leoni  era uno di questi uomini, sempre più rari, che  avevano il coraggio di trascendere i limiti di una specializzazione e di cercare di vedere i problemi della società come un tutto.  Con la sua enorme energia e prontezza di percezione egli riuscì a evitare i pericoli di quel dilettantismo che spesso accompagna chi si dedica a molti campi dì studio».

Una parte notevole della sua attività scientifica Leoni la svolse fuori d'Italia, in un confronto - davvero serrato e fecondo - con i più significativi esponenti dei pensiero liberale quali Hayek, Ludwig von Mises, James Buchanan, Milton Friedman e Murray N. Rothbard.  Evidente è l'influsso di costoro sul suo pensiero. Ma altrettanto evidente è che le originali idee di Leoni hanno lasciato la loro impronta sugli sviluppi del pensiero dei suoi interlocutori, a cominciare da Hayek.

Piuttosto modesti furono gli esiti degli sforzi coraggiosi fatti da Leoni per introdurre in Italia le idee e le opere dei liberali anglo-americani.  Lo storicismo crociano da una parte, l'ubriacatura da mitologia marxista dall'altra, e il positivismo giuridico di stampo kelseniano costituirono una barriera alla penetrazione e alla diffusione del pensiero di Leoni nel nostro Paese. E siccome il senno di poi è una scienza esatta, oggi possiamo ben dire che tale barriera è stata un'autentica sciagura per la cultura italiana.

Da alcuni anni, tuttavia, stiamo assistendo, in Italia, a un motivato e rinnovato interesse per le idee di questo nostro grande teorico della libertà.  Nel 1995, a cura di R. Cubeddu, presso Liberilibri di Macerata, è uscita la traduzione italiana di Freedom and the Law (opera apparsa originariamente in inglese nel 1961).  E ora l'editore Rubbettino pubblica, di Leoni le Lezioni di filosofia del diritto con Prefazione di Carlo Lottieri; e insieme il volume di Antonio Masala, Il liberalismo di Bruno Leoni, dove, tramite una puntuale analisi degli scritti di Leoni e delle interpretazioni di questi scritti, l'autore ripercorre l'intera vicenda intellettuale e scientifica di Leoni.

E' sul finire degli anni Quaranta che Leoni scopre la validità teorica e la fecondità euristica della metodologia di Weber e del marginalismo austriaco.  Fu cosi, allora, che l"'avalutatività", il problema dell'azione come adeguatezza mezzi-fini, la genesi inintenzionale di molte istituzioni, la dispersione della conoscenza di situazioni particolari di tempo e di luogo e altre tematiche connesse all'individualismo metodologico diventano i principi che lo guideranno nella sua riflessione sui fenomeni politici e sociali e che egli applicherà in maniera davvero innovativa ad ambiti come la teoria economica, la sociologia, la scienza delle finanze, il pensiero politico.

Ha ragione Carlo Lottieri a definire le Lezioni di filosofia del diritto come il "retrobottega" del più noto libro di Leoni, vale a dire di Freedom and the Law, perché proprio dalle Lezioni emergono con tutta chiarezza i temi successivamente sviluppati da Leoni, e in particolare il suo dissenso dal normativismo di Kelsen.  Kelsen riduce la norma giuridica alla sanzione, espressione di una volontà politica e punitiva; Leoni, invece, costruisce il suo edificio teorico sull'idea di pretesa individuale, intesa quale previsione di comportamenti rispettosi degli interessi dei singoli individui.

Ogni individuo è portatore di svariate pretese, non di rado di pretese anche assurde, ma è chiaro che egli si troverà sempre immerso in un universo popolato di altri individui, anch'essi portatori di pretese, talora magari in contrasto con quelle di altri.  Ed è proprio dall'incontro delle pretese conciliaboli che emergono le norme che regolano la vita sociale, come quelle, per esempio, che ci impongono di non usare violenza nei confronti del prossimo, di pagare i debiti, di mantenere fede alla parola data, e così via.  Con ciò la proposta di Leoni si configura come un'interpretazione del diritto in piena coerenza con l'individualismo metodologico, nel senso che le norme sorgono dall'incontro delle differenti aspettative dei singoli, e il modello ispiratore della sua teoria della pretesa è quello del mercato.  Tutti si scambiano pretese; di conseguenza, tutti partecipano alla formazione del sistema giuridico.  E tale processo è analogo a quello che in economia porta al prezzo di mercato quale incontro tra domanda e offerta; e in politica alla nascita dello Stato, attraverso lo scambio dei poteri. L'azione politica, infatti, si configura, nell'opera di Leoni, come scambio di poteri: gli individui scambiano l'uno con l'altro, innanzi tutto, il potere di farsi rispettare, e di far rispettare l'integrità dei propri beni. In questo modo Leoni proietta sul diritto e sulla politica l'idea di sviluppo spontaneo teorizzata dalla Scuola austriaca, prima di ogni altro da Carl Menger.  Con ciò egli porta in primo piano quella volontà che emerge dalla collaborazione di tutte le persone interessate, senza che nessuno sia costretto ad accettare decisioni "collettive" coercitive.  Ed è così, come scrive Antonio Masala, che «tante e innovative idee contenute nei suoi scritti, costituiscono un importante tassello nella tradizione del Classical Liberalism, e per alcuni versi un'anticipazione di quella corrente di pensiero che nega l'esistenza di beni pubblici, la necessità di scelte collettive per individuarli e produrli e quindi l'utilità dello Stato: il Libertarianism».

 

Bruno Leoni, «Lezioni di filosofia dei diritto», prefazione di Cario Lottieri, Rubbetino, Soveria Mannelli 2003, pagg. 304, €9 18,00,

Antonio       Masala, «Il liberalismo di Bruno Leoni», Rubbetino, Soveria Mannelli 2003, pagg. 270, € 15,00.

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vedi anche
Filosofia (e) politica