![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 17 DICEMBRE 2003 |
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SOCIETA'
DELL'INFORMAZIONE
Dichiarazioni in precario equilibrio
Il «Summit Mondiale sulla Società dell'Informazione» (Wsis) ha
concluso a Ginevra la sua prima sessione con l'adozione di una «Dichiarazione
dei Principi» e con un «Piano d' Azione», che verranno discussi prima a livello
nazionale per poi essere definitivamente approvati a Tunisi nel 2005. Il Wsis,
aperto il 10 di dicembre dal Segretario Generale dell'Onu Kofi Annan, sta al
mondo dell'innovazione tecnologica per l'informazione e per la comunicazione
come la Conferenza di Rio de Janeiro del 1992 è stata all'ambiente del pianeta.
Il primo dato che emerge da Ginevra è la constatazione che la «Dichiarazione
dei Principi» è stata in forse fino al giorno dell'apertura del Summit e che la
sua approvazione è stata fortemente voluta dall'Unione europea in nome dei
diritti umani, delle libertà di espressione e di circolazione delle
informazioni nonostante l'opposizione di Cina, Iran, Arabia Saudita e
l'indifferenza degli Usa. Contraddittoria la posizione italiana. Mentre il
Ministro Lucio Stanca guidava la delegazione dell'Unione Europea che si batteva
per inscrivere nella Dichiarazione la libertà di informazione, in Italia il suo
governo approvava l'oscurantista e monopolista «legge Gasparri».
Ma due importanti questioni sono rimaste aperte A Ginevra.
La prima riguarda la governance di Internet.
Da una parte la presidenza Bush punta a un controllo unilaterale del Web,
dall'altra parte c'è chi invece sostiene una partecipazione multipolare e
aperta dello sviluppo della Rete. La questione resta aperta ed è affidata a
Kofi Annan di esporre una proposta solutiva nel prossimo summit di Tunisi. La
seconda questione riguarda la creazione di un fondo per il superamento del digital divide per i paesi più poveri. Un nodo molto
delicato perché la creazione di un fondo «indifferenziato» potrbbe essere usato
come «greppia pubblica» per le leadership politico-economiche più o meno
corrotte piuttosto che per la creazione di infrastrutture tecnologiche e per
una alfabetizzazione informatica diffusa.
C'è infine un aspetto della Dichiarazione dei Principi che
merita attenzione. Esso riguarda l'accesso all'informazione e alla conoscenza.
Nel documento si parla di «condivisione e rafforzamento della conoscenza
globale». Ma nel paragrafo 42 si legge che per favorire l'innovazione e la
creatività serve favorire sia la proprietà intellettuale che la condivisione e
la disseminazione della conoscenza. Forse in questo equilibrio ambiguo e
contraddittorio risiede il significato del Summit ginevrino. Significativamente
non si parla di brevetti sul software, ma di generica disponibilità del
pubblico dominio; lo stesso vale per la sottolineatura del governo, in nome
dell'interesse pubblico, delle frequenze radio. Da qui a Tunisi sono quindi
prevedibili azioni per una interpretazione riduttiva della carta tanto da parte
di singoli governi, quanto da parte dei detentori monopolistici della
conoscenza e dei suoi sistemi operativi.
Un dato positivo del Summit è da ricercare nell'emergere,
consapevole ed organizzato, di quelle reti di «Stakeholders», Ong,
associazioni, accademici, piccole e medie imprese, che proprio recentemente
hanno saputo efficacemente mobilitarsi in Europa per emendare
significativamente la proposta di direttiva europea sulla brevettabilità del
software. Accanto allo svolgimento liturgico del Summit, intrecciata e
supportata dalla stessa struttura organizzativa si dipanava una miriade di
iniziative, seminari, confronti degli attori della società dell'informazione,
cui partecipavano Richard Stallman (Free Software
Foundation), Lessig (Creative Commons),
Gross (IP Justice), intellettuali come Ramonet
e Morin. Lo stesso «Piano d'Azione» prevede, nella sua definizione, la
partecipazione attiva degli «Stakeholders». Il Ministro Stanca stesso si è
impegnato, su mia proposta, a dare vita ad un tavolo permanente per la
preparazione di Tunisi con le Ong, l'associazionismo, le imprese, le autonomie
locali e il parlamento. Va in questa direzione la proposta, già presentata al
Forum Sociale Europeo di Parigi, di una direttiva europea capace di indurre la
maggioranza qualificata del Parlamento Europeo a proporre alla Commissione di
Prodi l'istruttoria per una direttiva sul pluralismo informatico,
sull'impossibilità di privatizzare gli alfabeti algoritmici, sullo sviluppo di
reti civiche in quanto strumento di partecipazione alla vita pubblica,
sull'adozione di free software nelle pubbliche amministrazioni.