RASSEGNA STAMPA

13 DICEMBRE 2003
GIOVANNI RUSSO
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Procreazione assistita e società
UN'IMPOSTAZIONE PLURALISTA


C' è un gran parlare in questi giorni a proposito della legge sulla procreazione assistita. Un primo bene è che questa volta dobbiamo finalmente una legge, vista la situazione di anarchia che ha regnato nel nostro Paese, una condizione che qualcuno ha definito di «far west», dove ognuno poteva fare ciò che voleva e che ha portato anche a fratture istituzionali – lo ricorderemo a proposito dell'utero in prestito autorizzato dal magistrato dottoressa Schettini – tra codice deontologico dei medici e sua violazione diretta per l'ordinanza di un giudice. I tempi ormai erano maturi per una legge rappresentativa della maggior parte dei cittadini. Il nostro è un Paese eticamente moderato, sostanzialmente ancor dipendente dalle sue radici cristiane, per cui la legge sulla procreazione assistita non può che rispecchiare questa identità. Quanti sono in Italia a volere l'utero in prestito anche in caso di reale bisogno, quanti accettano un figlio nato dall'utero di un'altra? Coloro che acconsentono alla fecondazione eterologa, cioè bambini prodotti con seme o ovuli di terze persone, quanti saranno? Quanti giustificano la procreazione assistita con persone avanti negli anni (nonne madri)? Si possono prevedere leggi per gruppi numericamente irrilevanti? In linea teorica uno Stato che rispetta la dignità della persona umana può anche prevedere una legge per piccoli gruppi, ma di solito si tratta di situazioni estremamente «compassionevoli», come ad esempio la produzione di qualche farmaco per poche persone che nessuna azienda ha interesse a fabbricare. Non si pensi che questa sia la perfetta legge per i cattolici. È opportuno che il lettore conosca che sarebbe contraria all'insegnamento ufficiale del magistero della chiesa cattolica. Infatti, la legge prevede il ricorso non solo alle tecniche di inseminazione artificiale dove ovulo e spermatozoo si incontrano all'interno dell'apparato riproduttivo femminile (cosa che può essere accettata dal cattolicesimo), ma anche dalle tecniche di riproduzione in vitro, che formalmente sono rigettate dai documenti ufficiali della chiesa (tra tutti basta citare l'autorevole documento del Catechismo della chiesa cattolica). Tra le ragioni principali, l'enorme spreco di embrioni che, prodotti in vitro, andranno per lo più perduti: non meno dell'80%, nelle statistiche ufficiali internazionali. Questo è un Paese dove non esistono solo cattolici – anche se la stragrande maggioranza si professa appartenente a tale denominazione – e comunque non si può trascurare che in seno al cattolicesimo ci sono sostenitori della procreazione in vitro, limitata alla coppia stabile. Pertanto, questa legge anche se non piace completamente ai cattolici è quella che concretamente può passare in uno stato di impostazione pluralista. Considerata inoltre la riduzione di conseguenze peggiori di altre tecniche di riproduzione assistita, fortunatamente non previste nell'attuale progetto, i cristiani sono chiamati a votarla. Il non votarla corrisponde a lasciare uno stato di fatto che eticamente è peggiore o andare verso altre norme giuridiche presumibilmente meno buone. Presumere di potere far approvare una legge con la sola inseminazione intrauterina tra marito e moglie è un'utopia. Il ricorso alle tecniche di riproduzione assistita segnerà il futuro dell'uomo, ma occorre che siano rispettose di tutte le persone coinvolte. Ricorderemo che c'è stata qualche rara persona che voleva la clonazione anche per coppie che non hanno possibilità di produrre embrioni. La levata di scudi è stata generale in tutto il mondo. Tutti gli individui coinvolti nella procreazione assistita meritano rispetto, forse alcuni trascurano il rispetto del nascituro: per ciò che lo coinvolge e che segnerà per sempre il suo futuro e la sua vita, bisognerebbe assicurare dei diritti. È impressionante a volte vedere che alcuni trascurano cose così importanti. Chi di noi non avrebbe qualcosa da soffrire se fosse nato in seguito a interventi spregiudicati che hanno visto la propria nascita insieme però all'eliminazione di una gran quantità di altri fratellini. Può darsi che un giorno le cose cambino nell'opinione pubblica, ma oggi questa è la società in Italia e questa può essere una sua giusta legge. *Direttore della Scuola superiore di Bioetica, Messina

 
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