RASSEGNA STAMPA

13 DICEMBRE 2003
LUIGI PASQUINELLI
[

Sotto accusa la legge sulla procreazione assistita: anteporrebbe un principio morale alla scienza

 

Divisi in nome dell’etica

 

 

 

Il parere degli esperti su come è mutato oggi il concetto di Bene e Male

 

 

LA SOCIETÀ italiana di ginecologia e ostetricia lancia un grido d’allarme: la legge sulla procreazione assistita approvata dal Parlamento è una legge etica, antepone un principio morale e religioso alla migliore soluzione scientifica di un problema, la sterilità. Una lamentazione che relega l’etica, la disciplina filosofica chiamata a pronunciarsi sul Bene e sul Male, nell’imbarazzante ruolo di intrusa. Scienza e tecnica, con le loro scoperte, suscitano interrogativi ai quali l’etica tradizionale fatica a rispondere. La morale vigente nella società occidentale è stata, fino alla metà del XX secolo, cristiana, un sistema di valori largamente condiviso da credenti e da non credenti. Oggi non è più così.
«L’etica cattolica dice Brunetto Chiarelli, docente di antropologia a Firenze e presidente della Società Italiana di Bioetica è legata all’epoca di Cristo, allora il mondo era abitato da 250 milioni di persone. Oggi siamo oltre 6 miliardi. Abitiamo in un pianeta non più vergine ma violato dalle tecnologie. Incremento demografico ed ecologia impongono nuove riflessioni. L’etica, oggi, deve essere razionale, legata alla scienza, sarà la scienza a sfamare le moltitudini, non la religione. Bene e Male sono legati all’equilibrio naturale. Nel 2050 saremo venti miliardi di persone, gli organismi geneticamente modificati possono piacere o non piacere ma sono l’unica speranza di sfamare tutti. Per lo stesso motivo bisognerà trovare nuove fonti di energia. L’Italia ha rinunciato al nucleare perché è una risorsa inquinante. Ora però, per garantirsi la sua quota di petrolio, è costretta a partecipare alla guerra in Iraq. E’ stato questo un percorso etico?».
L’etica del terzo millennio si associa a biologia, economia, politica, per risolvere nuove, scottanti, questioni. Nascono negli anni ’70 con il pensiero di John Rowles nei paesi anglosassoni le etiche applicate. Arrivano in Italia negli anni 80, opponendosi con la loro vocazione analitica allo storicismo e all’idealismo dominanti. «I due settori caldi sono la scienza e l’economia sostiene Emilio D’Orazio, direttore dell’associazione Politeia impegnata sul fronte dell’etica pubblica ma mentre la bioetica sta uscendo dall’ombra l’etica dell’impresa è ancora ai primi passi. In America esistono cattedre di business-ethics dagli anni 80. Da noi neanche una cattedra di etica degli affari, né integrazioni etiche nei corsi di marketing, finanza, eccetera, come avviene all’estero. Non è insegnata a scuola, nelle università solo storia dell’etica. L’etica economica è assente dalle istituzioni ma alcuni manager cominciano a interrogarsi su comportamenti e regole morali, soprattutto se devono fare i conti, all’estero, con sistemi di valori differenti».
Il carattere pratico dell’etica contemporanea si riflette a livello speculativo nella cosiddetta visione ermeneutica che oggi domina il dibattito filosofico. Fondata da Gadamer e ispirata ad Aristotele, intende l’etica come virtù applicata alla vita concreta: l’ethos è il costume vigente in una determinata comunità, sancito dalle leggi e incarnato nelle istituzioni. «Non è giusto sostiene Pietro De Vitiis, docente di Filosofia morale all’università romana di Tor Vergata fondare l’etica sulla scienza. La scienza è una teoria della fattibilità, non del valore. Non tutto ciò che è fattibile va fatto. La soluzione ai problemi etici deve essere lasciata al dibattito collettivo ed è inevitabile che lo Stato, attraverso le procedure democratiche, prenda le sue decisioni. Nell’Islam le norme le dà la religione, così in Israele. In Italia la chiesa cattolica ha notevole influsso. Tutto ciò forse è poco moderno ma è la realtà con cui fare i conti».
Quando l’etica si identificava con la religione le sue verità erano semplici, unidirezionali. «La novità di oggi riflette Valerio Pocar, docente di sociologia del diritto all’Università di Milano-Bicocca e presidente della Consulta di Bioetica è il pluralismo etico che riflette quello della società. Le istituzioni dovrebbero garantire pari dignità a qualsiasi posizione, sul piano giuridico e legislativo dovrebbero optare per scelte le più liberali e ampie possibili in modo da consentire a ognuno di muoversi secondo coscienza. La ricchezza della morale consiste nella libertà di scelta, la scelta obbligata non ha, da questo punto di vista, alcun valore. E’ gravissimo che le istituzioni vengano utilizzate per imporre decisioni etiche».

 
inizio pagina
vedi anche
Bioetica