![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 DICEMBRE 2003 |
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Il senato distrugge le provette
Procreazione assistita
all'ultimo atto. Palazzo Madama approva tutti gli articoli senza emendamenti.
Oggi il voto finale. No all'eterologa, esclusi single e gay, sì alle coppie di
conviventi ma solo se risponderanno ai requisiti di «stabilità» dettati dal
governo
Tutti gli articoli approvati in fretta e furia senza modifiche.
Con qualche perla in più infilata in due ordini del giorno. La raccapricciante
legge sulla procreazione assistita, blindata dal governo e benedetta appena
l'altro ieri dal leader della Margherita Francesco Rutelli, avrà questa mattina
il via libera dell'aula del senato e dovrà tornare alla camera, oggi stesso,
solo per due rapide modifiche tecniche sulla copertura finanziaria. Ma ai crociati
delle libertà non bastava quanto già partorito come regalo di Natale alle alte
sfere ecclesiastiche (in senato ieri circolava persino la voce di telefonate
fatte personalmente da monsignor Ruini a tutti i cattolici della maggioranza e
anche a quelli dell'Ulivo). E' stato dunque approvato un ordine del giorno in
base al quale le coppie di conviventi potranno accedere alle tecniche
riproduttive solo se «stabili». E chi è che decide se un rapporto è stabile o
meno? Il governo, nientemeno, che stilerà una apposita lista di requisiti. Un
altro ordine del giorno cerca invece di riparare a un'altra nefandezza (e
soprattutto al rischio di vedere approvato un emendamento), cioè alla
irrevocabilità del consenso all'impianto dell'embrione, contenuta nell'articolo
6. L'aula di palazzo Madama ora impegna il governo ad esplicitare nelle linee
guida che di fronte a una revoca del consenso oltre i tempi stabiliti non vi è
obbligo, testuale, «di attuazione coercitiva di impianto». Va insomma chiarito
che nessuna donna sarà legata al letto per subire l'intervento. A questo punto
va però reinterpretato anche l'articolo 14, quello che vieta il congelamento
degli embrioni. Perché in questo testo le mostruosità fanno anche a pugni l'una
con l'altra.
Ma con la blindatura del governo, nella Casa berlusconiana,
nell'ultimo giorni di votazioni sugli articoli il dissenso dei laici di
maggioranza si riduce ai minimi termini. E poco conta la discussione tra i
ministri su come e quando la scelta di prendere posizione in favore del testo
si sia consumata: venerdì in consiglio dei ministri, all'unanimità, aveva detto
l'altra sera il sottosegretario Cosimo Ventucci e confermato ieri il ministro
Sirchia; veramente, racconta il responsabile del welfare Robeto Maroni, in
quell'occassione non se ne è mai parlato; «ne abbiamo parlato in molti, e
comunque non c'era bisogno di ufficializzare la scelta», è la via di mezzo
propinata da Carlo Giovanardi.
Come che sia, anche le lettere di precettazione partite
all'indirizzo dei senatori forzisti hanno avuto il loro effetto. E cade nel
vuoto l'appello ai medici che siedono tra i banchi del parlamento lanciato da
Roberto Polillo, responsabile politiche della salute della Cgil nazionale. Nel
pomeriggio, con una larga maggioranza e il contributo (superfluo quanto a
numeri) di una parte della Margherita e dei mastelliani, vengono bocciati gli
emendamenti che consentono anche alle coppie portatrici di patologie genetiche
di accedere alle tecniche di procreazione assistita, così come non fanno strada
tutti gli altri sul divieto di fecondazione eterologa (l'articolo 4 passa
intonso). Il repubblicano Antonio Del Pennino vede la situazione nera: nessuno
spazio per le modifiche. Dunque «siamo già pronti a far partire la macchina del
comitato promotore di un referendum», annuncia.
Nel Transatlantico di palazzo Madama, continuano però a
agitarsi i forzisti Lino Jannuzzi e Domenico Contestabile, che scuotono la
testa sconcertati. A metà pomeriggio, di fronte all'impossibilità di incrinare
il fronte integralista, Contestabile annuncia che non parteciperà più alle
votazioni. Un'altra forzista, la sottosegretaria agli esteri Margherita
Boniver, prevede un futuro nero: «Ci sono degli aspetti che hanno
dell'incredibile, sembra una legge dettata in un paese dove è in vigore la
Sharia. Bisognerà tornare a prima della 194 e vietare ogni forma di
anticoncezionale a partire dal preservativo».
Gongola invece Riccardi Pedrizzi, senatore nazional-alleato
e nume tutelare dell'embrione (a lui ironicamente Del Pennino suggerisce di
affidare la commissione che deciderà sulla stabilità della coppia) che in aula
si esibisce in scene da film horror , parla di
embrioni che verrebbero «uccisi» evidentemente da ginecologi serial killer. «E'
una legge disumana», si indigna il capogruppo diessino Gavino Angius e viene
prontamente bacchettato dal capo dei senatori forzisti, Renato Schifani, che
chiede, lui solitamente così mite, di moderare i toni. Dalla Casa
berlusconiana, poi, è tutto un mettere il dito nella piaga ulivista, nella
lacerazione che si è consumata su questo testo che, oltre a vietare
l'eterologa, discrimina single e gay, vieta la sperimentazione sugli embrioni,
non consente di produrre più di tre embrioni per volta, per impiantarli
contemporaneamente... Canta vittoria il leghista Calderoli, vicepresidente del
senato. Si esalta Olimpia Tarzia, Udc: «Il divieto di eterologa limita la
perdita di vite umane e garantisce il diritto del bambino di avere una mamma e
papà che siano tali sia geneticamente che socialmente».
Ma forse qualche dubbio sull'applicabilità di questa legge
comincia a balenare anche nella casa berlusconiana. E' in fatti il ministro
della salute Girolamo Sirchia a sostenere che «questo provvedimento ha il
merito di porre fine alla mancanza di regole», ma «potrà essere rivisto in
futuro».