![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 DICEMBRE 2003 |
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Nuova legge sulla bioetica
Assemblea divisa. E a
Strasburgo rispunta l'embrione
L'assemblea nazionale ieri
ha iniziato l'esame, in seconda lettura, dei 30 articoli della legge sulla
bioetica, che il senato ha rinviato ai deputati con molte modifiche, che
cambiano il senso del testo presentato nel 2002 dall'allora governo socialista.
Al centro del dibattito, la ricerca sull'embrione e la clonazione terapeutica:
la prima versione le permetteva entrambe; la seconda le esclude, anche se il
ministro della sanità Jean-François Mattei propone una «moratoria» di 5 anni
per ricerche sulle cellule embrionali «suscettibili di permettere un progresso
terapeutico». Poi i deputati riesamineranno la situazione. Condanna totale,
invece, per la clonazione umana: viene istituito un «delitto contro la specie
umana», passibile di 30 anni di carcere e 7,5 milioni di euro di multa. Le leggi
di bioetica in vigore, che risalgono al `94, proibiscono ogni ricerca
sull'embrione. La prima versione del testo l'autorizzava sugli embrioni in
sovrannumero (ottenuti da fecondazione in vitro, e abbandonati dai «genitori»).
Gli schieramenti sono divisi trasversalmente. I socialisti
denunciano «il rovesciamento di prospettiva» del testo di legge in esame che
«penalizza la ricerca e i malati». Per l'ex ministro della ricerca Roger-Gérard
Schwartzenberg, «in uno stato laico non si può confondere articolo di fede e
articolo di legge». Ma i Verdi approvano le restrizioni del senato: per Noël
Mamère «è auspicabile restringere la ricerca sull'embrione umano ai soli campi
dove la ricerca sull'animale sia già avanzata», contro la prospettiva di
«eugenetica democratica o liberale». Il Pcf è contro la brevettabilità dei geni
umani, per non cedere alle «pressioni economiche». Divisioni anche a destra.
Mattei cita Max Weber (etica della convinzione ed etica della responabilità) e
afferma che «l'etica non è la morale»; l'Ump di Jacques Chirac lascia ai
deputati libertà di voto. C'è chi è favorevole alla ricerca sugli embrioni
abbandonati e chi denuncia «la concezione utilitaristica dell'embrione».
Il dibattito sulla nuova legge ha coinciso con l'esame alla
Corte europea di Strasburgo della richiesta di una donna che accusa la Francia
di violare l'articolo 2 della Convenzione dei diritti dell'uomo, che garantisce
a «ogni persona il diritto alla vita». La signora Vo, una rifugiata vietnamita,
aveva abortito al sesto mese di gravidanza per un errore medico (era stata
confusa con un'altra paziente, con lo stesso nome, che voleva togliere la
spirale).
La corte d'appello di Lione aveva condannato il medico per
omicidio involontario (con la motivazione che dopo l'undicesimo mese, che ai
tempi dei fatti era il limite massimo per un'interruzione volontaria,
l'embrione «non è più parte integrante della madre»). Ma la Cassazione ha
annullato la sentenza in nome del fatto che l'embrione non è una persona. Ieri,
il rappresentante del governo francese ha ribadito questa posizione: il
riferimento a «ogni persona» nell'articolo 2 della Convenzione «può applicarsi
solo dopo la nascita»; «privilegiare la vita del feto sarebbe una regressione
storica e sociale».
L'avvocato della donna, invece, contrario all'aborto,
sostiene che «la vita comincia con la fecondazione». La Corte europea dovrà
pronunciarsi a giorni. Un parere positivo potrebbe avere conseguenze su tutte
le legislazioni europee che permettono l'interruzione volontaria di gravidanza.
Pochi giorni fa, a causa delle polemiche sollevate, il ministro della
giustizia, Dominique Perben, è stato costretto a ritirare dal testo di legge
sulla sicurezza interna un emendamento che istituiva il «delitto di
interruzione involontaria di gravidanza», in caso di incidente medico o
automobilistico.