![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 4 DICEMBRE 2003 |
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Embrioni,
veto italiano alla ricerca
A Bruxelles scontro tra il ministro Letizia Moratti e
l'esecutivo dell'Ue. Salta l'accordo sul finanziamento dei progetti di ricerca
che utilizzano cellule staminali
Avanti tutta contro la ricerca, quella sugli
embrioni, necessaria contro l'Alzheimer, il Parkinson e il diabete, ma un
peccato mortale per chi ne fa una questione di religione. Il tutto grazie alla
presidenza italiana e al ministro dell'istruzione Letizia Moratti che dà
spettacolo a Bruxelles: impone il voto su una proposta di compromesso che di
fatto impedisce la ricerca, perde, pur contando i suffragi come pare a lei, e
poi si rifiuta di mettere ai voti la proposta della Commissione, ben più aperta
e, soprattutto, più utile. Alla fine la Mortatti prova a spiegarsi di fronte ai
giornalisti ma finisce in un discorso patetico, pieno di errori e imprecisioni
tanto da indurre il Commissario alla ricerca, il belga Philippe Busquin,
normalmente un signore, ad assumere una serie di espressioni improbabili,
ritenendosi stupito, seccato, incredulo. Risultato: l'Europa rimane senza una
guida con cui decidere come e se finanziare i progetti sulle cellule staminali.
Eppure il parlamento europeo si è pronunciato a larga maggioranza (contro
popolari, eurodestra, verdi e lega) a favore dei fondi alla ricerca in quei
paesi in cui è permessa (stessa storia per la Commissione che proponeva solo
qualche limite etico praticamente insignificante a livello scientifico).
Rimangono i 15 a non mettersi d'accordo. Intanto il 31 dicembre scade la
moratoria di un anno e da allora in poi e fino alla fine del IV Programma
quadro sulla ricerca (31 dicembre 2006) sarà la Commissione a decidere caso per
caso, cioè esperimento per esperimento, se concedere i fondi o no. I paesi
membri dovranno quindi esprimersi a maggioranza qualificata, ma al contrario:
chi vuole bloccare il progetto dovrà avere la maggioranza. In pratica tanta
battaglia oscurantista solo per far perdere tempo alla ricerca.
La riunione di ieri era iniziata con la proposta Moratti sul
tavolo: finanziare solo gli esperimenti che utilizzano «cellule madri (cellule
estratte dagli embrioni sovrannumerari, ndr) o
linee cellulari (le cellule madri trattate, riproducibili e utilizzabili per
gli esperimenti, ndr) create prima del 3
dicembre 2003». Un limite di questo tipo equivale a condannare a morte la
ricerca perchè, come ha rilevato Busquin, «al momento in Europa abbiamo
pochissime catene di linee cellulari, 4-5 in Svezia e una nel Regno unito. Ci
vogliono almeno due anni per crearle e la percentuale di successo è bassissima.
Porre limiti di data rende impossibile la ricerca». Di diverso parere la
Moratti: «È una proposta più avanzata della legge statunitense, approvata
dall'amministrazione Bush, che prevede come limite il 7 agosto 2001». Non è un
peccato mortale andare più avanti degli Usa, soprattutto se a guida Bush, ma il
problema principale è che i modelli di ricerca, come ha fatto notare lo stesso
Busquin, sono assai diversi tra i due lati dell'Atlantico: «Da loro è quasi
tutta ricerca privata, a cui tra l'altro non vengono imposti limiti, da noi è
praticamente tutta ricerca con fondi pubblici».
Germania, Portogallo, Lussemburgo e all'ultima ora la Spagna
(che ha recentemente approvato una legislazione ben più permissiva) hanno
appoggiato l'Italia. Astenuta l'Austria, contro tutti gli altri anche se la
cattolicissima Irlanda, pur votando contro la proposta Moratti, è stata
conteggiata come astenuta.
La Commissione ha allora proposto un'altra formula:
finanziare gli esperimenti che utilizzano embrioni (non cellule madri o linee
cellulari) creati prima del 3 dicembre 2003. «Non diamo denaro per il prelievo,
è una questione etica importante - ha spiegato Busquin - ma non poniamo limiti
per lo sviluppo delle cellule, la cosa è scientificamente importante».
Effettivamente gli embrioni sovrannumerari già esistenti (quelli creati in più
per l'inseminazione in vitrio) sono svariate centinaia di migliaia in tutta
Europa, con un problema reale di cosa farne. Al tempo stesso non finanziare il
prelievo della cellula madre dall'embrione non comporta grossi danni per la
ricerca visto che si tratta di un'operazione relativamente semplice e
economica. La presidenza invece di votare questa proposta ha chiuso la
sessione.
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