![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 NOVEMBRE 2003 |
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Domani alle 17,30 alla
Fondazione Menna di Salerno si parlerà del libro di Pietro Coda «Il logos e
il nulla. Trinità religioni mistica (Città Nuova, Roma 2003)», con Ottavio Di
Grazia, Elettra Stimilli, Francesco Tomatis, Vincenzo Vitiello, Pina De Luca.
Il libro sarà anche al centro dell’incontro di venerdì a Napoli alla Pontificia
Facoltà Teologica di Capodimonte con l’autore, Bruno Forte, Adolfo Russo,
Francesco Tomatis e Vincenzo Vitiello.
«Teologo è colui che tiene in una mano la Bibbia e nell'altra il
giornale". Così Karl Barth, forse replicando a Hegel, per il quale la
lettura del giornale al mattino svolge per l'uomo moderno la stessa funzione
che per l'uomo medievale aveva la preghiera: porre il singolo in rapporto con
l'universale. Il teologo non negava l'importanza del giornale, tutt'altro;
negava che bastasse. L'esistenza umana è troppo complessa perché possa
esaurirsi nell'orizzonte mondano della storia. Di ciò Piero Coda dà ampia ed
articolata dimostrazione nel suo libro recente, Il logos e il nulla pubblicato
da Città Nuova, la casa editrice romana che ha in catalogo l'opera omnia di
Agostino.
La riflessione di Coda muove da questo interrogativo che agita i nostri giorni
inquieti: come è possibile un rapporto autentico, vero e rispettoso, tra fedi
religiose diverse e divergenti? Come entrare in dialogo con l'altro senza
negare né a lui né a se stesso la pretesa di verità della propria fede? Nessun
vero credente può infatti accettare che la sua fede sia destituita del valore
di verità. Il relativismo non è rispetto dell'altrui religione, è la negazione
d'ogni religione. Ed è proprio questa mancanza di rispetto per l'esigenza
veritativa della fede ciò che maggiormente alimenta l'integralismo religioso,
le cui nefaste conseguenze di guerre e massacri sono sotto gli occhi di tutti.
Solo una gran superficialità di pensiero e di animo può far concepire l'idea di
porre l'uno accanto all'altro tutti i simboli religiosi, come pur s'è sentito
dire in alcuni deprimenti dibattiti televisivi sul crocefisso nelle scuole.
Tesi non a caso sostenuta da quei laici che al tradizionale insegnamento della
religione vorrebbero sostituire quello, più moderno e liberale, di storia della
religioni. Che sarebbe come insegnare storia della musica ai sordi. Se manca il
sentimento religioso, che senso può mai avere la storia delle religioni?
Si rispettano gli altri soltanto se si è capaci di rispettare se stessi, le
proprie idee, i propri convincimenti, la propria "verità". Ma per far
ciò è necessario conoscersi. È questo il primo insegnamento di Coda, teologo
cristiano, che mostra la ricchezza e la profondità del cristianesimo, la
fecondità illimitata del pensiero trinitario. Non si possono affrontare in un
articolo di giornale le sottili questioni della teologia trinitaria. In questa
sede solo questo può essere ricordato, che nel Dio-Trinità come è implicata la
medesimezza del Figlio col Padre, così ne è postulata la differenza e pur la
distanza. In questa medesimezza-differenza sono insieme l'apertura della Parola
al mondo e l'ineffabilità del Padre, che neppure il suo Verbo attinge
esaustivamente.
Che cosa comporta questo per l'incontro interreligioso? Che la parola parlata è
sì il veicolo della fede, e veicolo privilegiato, ma non l'esaurisce. Oltre la
parola, compagno e sostegno della parola, è il sentire religioso, il rapporto
al Tu che costituisce l'io. La forza della parola è qui, e pertanto si entra in
dialogo con altri non per convincere o per esser convinti ma per partecipare
con altri al comune sentimento dell'umana finitezza, che è conoscenza della
comune dipendenza. Conoscenza che la nostra origine è oltre non solo noi
stessi, è oltre ogni conoscenza. Conoscere i limiti del conoscere è aprirsi
all'eccedenza dell'Altro, che è anche oltre la Parola, la sua Parola. Il
dialogo religioso è comunione di fedi, di parole diverse e pur divergenti, ma
partecipi del comune dolore del mondo: esperienza viva che nel male che si
compie nel mondo, noi stessi, che quel male compiamo e soffriamo, siamo anche
oltre il male. Se il cristianesimo si apre al mondo, se rifiuta qualsiasi chiusura,
è perché la sua fede è oltre se stessa, e solo così è rispettosa del mistero di
Dio.
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