RASSEGNA STAMPA

7 NOVEMBRE 2003
FRANCESCO PELOSO
[

Storica svolta del Vaticano: «Possono essere utili nella battaglia contro la denutrizione»
La Santa Sede apre al «biotech»: gli Ogm non sono più un tabù
La Santa Sede apre al «biotech». I famigerati organismi geneticamente modificati (Ogm) non sono un tabù, anzi possono aiutare nella battaglia contro la denutrizione che colpisce milioni di essere umani in tante regioni del Pianeta. E' una svolta, quella impressa dal Vaticano su una questione tanto dibattuta, dai molti significati. Per due giorni scienziati e studiosi di ogni parte del mondo sono stati convocati a discutere il tema in Vaticano dal Pontificio consiglio giustizia e pace alla cui guida è il cardinale Renato Martino. Che qualcosa fosse nell'aria lo si era capito dall'estate scorsa quando, lo stesso Martino, anticipò una disponibilità non casuale a discutere di un possibile utilizzo degli Ogm. Naturalmente l'apertura dalla Chiesa è sottoposta a diverse condizioni. In particolare, si dice, bisognerà procedere a una valutazione caso per caso rispetto alle produzioni agricole modificate in laboratorio; il che vuol dire attenzione ai possibili rischi per la salute umana, rispetto della biodiversità come patrimonio universale, valutazione delle conseguenze economiche derivanti dall'uso di Ogm soprattutto per gli agricoltori dei Paesi poveri.
Fino ad ora la posizione della Santa Sede in merito allo sviluppo delle bioetecnologie e alle sue implicazioni etiche era stata improntata alla massima prudenza. Da una parte si guardava al rischio che la manipolazione genetica fosse portata avanti senza alcun riferimento morale e con l'unico parametro dell'utilitarismo; in tal modo svaniva un orizzonte di valori e di principi ai quali ancorare la ricerca scientifica. Si sottolineava inoltre che laboratori e industrie impegnate nello studio delle biotecnologie non potevano essere guidati dal solo interesse del profitto economico. Queste preoccupazioni sono ancora presenti nella scelta del Vaticano, e però c'è un passo in avanti ben deciso.
Intanto va considerata la scelta di fondo: il «no» puro e semplice non basta più, i problemi posti dall'innovazione tecnologia e scientifica su scala planetaria vanno governati, anche sotto il profilo etico, e per fare questo la Chiesa ha deciso di accettare la sfida. Un semplice rifiuto avrebbe finito con l'emarginare anche chi è portatore di una visone critica del fenomeno. Ora, al contrario, la Santa Sede vedrà crescere la propria autorità nel campo della bioetica proprio perché ha infranto lo schema, superato, di una Chiesa nemica della scienza.
Il ministro della Salute, Sirchia, intervenendo nel corso del convegno, non solo ha affermato che gli Ogm non sono dannosi per l'uomo, ma ha ribadito l'importanza degli studi sul Genoma umano per curare il cancro. Dietro il dibattito di questi giorni dunque, si intravede la possibilità che, a partire dalla posizione assunta sugli Ogm, il Vaticano possa valutare con occhio nuovo anche altri aspetti delle tematiche legate alla bioetica.
Tuttavia la svolta del Vaticano sugli Ogm ha suscitato anche delle critiche. La Cimi (Conferenza degli istituti religiosi italiani), ha mostrato tutto il proprio disappunto per una scelta che potrebbe favorire i grandi gruppi agroalimentari e colpire i contadini dei Paesi poveri. I mercati più deboli verrebbero infatti investiti da prodotti a basso costo che affonderebbero le economie locali. Senza contare che le sementi modificate sono prodotte dalle stesse industrie del settore e da queste andrebbero acquistati creando un meccanismo di dipendenza.

inizio pagina
vedi anche
Biotecnologie