![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 NOVEMBRE 2003 |
|
Storica svolta del Vaticano: «Possono
essere utili nella battaglia contro la denutrizione»
La Santa Sede apre al «biotech»: gli Ogm non sono più un tabù
La Santa Sede apre al «biotech». I famigerati organismi
geneticamente modificati (Ogm) non sono un tabù, anzi possono aiutare nella
battaglia contro la denutrizione che colpisce milioni di essere umani in tante
regioni del Pianeta. E' una svolta, quella impressa dal Vaticano su una
questione tanto dibattuta, dai molti significati. Per due giorni scienziati e
studiosi di ogni parte del mondo sono stati convocati a discutere il tema in
Vaticano dal Pontificio consiglio giustizia e pace alla cui guida è il
cardinale Renato Martino. Che qualcosa fosse nell'aria lo si era capito
dall'estate scorsa quando, lo stesso Martino, anticipò una disponibilità non
casuale a discutere di un possibile utilizzo degli Ogm. Naturalmente l'apertura
dalla Chiesa è sottoposta a diverse condizioni. In particolare, si dice,
bisognerà procedere a una valutazione caso per caso rispetto alle produzioni
agricole modificate in laboratorio; il che vuol dire attenzione ai possibili
rischi per la salute umana, rispetto della biodiversità come patrimonio
universale, valutazione delle conseguenze economiche derivanti dall'uso di Ogm
soprattutto per gli agricoltori dei Paesi poveri.
Fino ad ora la posizione della Santa Sede in merito allo sviluppo delle
bioetecnologie e alle sue implicazioni etiche era stata improntata alla massima
prudenza. Da una parte si guardava al rischio che la manipolazione genetica
fosse portata avanti senza alcun riferimento morale e con l'unico parametro
dell'utilitarismo; in tal modo svaniva un orizzonte di valori e di principi ai
quali ancorare la ricerca scientifica. Si sottolineava inoltre che laboratori e
industrie impegnate nello studio delle biotecnologie non potevano essere
guidati dal solo interesse del profitto economico. Queste preoccupazioni sono
ancora presenti nella scelta del Vaticano, e però c'è un passo in avanti ben
deciso.
Intanto va considerata la scelta di fondo: il «no» puro e semplice non basta
più, i problemi posti dall'innovazione tecnologia e scientifica su scala
planetaria vanno governati, anche sotto il profilo etico, e per fare questo la
Chiesa ha deciso di accettare la sfida. Un semplice rifiuto avrebbe finito con
l'emarginare anche chi è portatore di una visone critica del fenomeno. Ora, al
contrario, la Santa Sede vedrà crescere la propria autorità nel campo della
bioetica proprio perché ha infranto lo schema, superato, di una Chiesa nemica
della scienza.
Il ministro della Salute, Sirchia, intervenendo nel corso del convegno, non
solo ha affermato che gli Ogm non sono dannosi per l'uomo, ma ha ribadito
l'importanza degli studi sul Genoma umano per curare il cancro. Dietro il
dibattito di questi giorni dunque, si intravede la possibilità che, a partire
dalla posizione assunta sugli Ogm, il Vaticano possa valutare con occhio nuovo
anche altri aspetti delle tematiche legate alla bioetica.
Tuttavia la svolta del Vaticano sugli Ogm ha suscitato anche delle critiche. La
Cimi (Conferenza degli istituti religiosi italiani), ha mostrato tutto il
proprio disappunto per una scelta che potrebbe favorire i grandi gruppi
agroalimentari e colpire i contadini dei Paesi poveri. I mercati più deboli
verrebbero infatti investiti da prodotti a basso costo che affonderebbero le
economie locali. Senza contare che le sementi modificate sono prodotte dalle
stesse industrie del settore e da queste andrebbero acquistati creando un
meccanismo di dipendenza.