RASSEGNA STAMPA

7 NOVEMBRE 2003
editoriale
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Ma i focus group non sono istituzioni

Come scrive Eva Cantarella, si ritorna spesso a considerare l'esperienza politica degli antichi greci. In particolare, vengono frequentemente avanzate proposte volte a riprendere alcune forme di democrazia diretta al fine, si dice, di fare partecipare maggiormente il popolo alle decisioni politiche e, al tempo stesso, di controllare meglio i comportamenti degli eletti. In questo quadro, si è suggerito di indire referendum o utilizzare sondaggi (considerati, a torto o a ragione, capaci di rappresentare adeguatamente l'opinione di tutti i cittadini) per verificare l'opportunità e la popolarità delle decisioni più importanti. In entrambi questi casi - come in altre proposte di attuazione di forme di democrazia diretta - la soluzione non risponde però allo scopo, poiché viola uno dei caratteri fondanti del sistema politico ateniese: la partecipazione attiva e, in una certa misura, consapevole dei cittadini. È vero che con i referendum (o i sondaggi) si consente a tutti di prendere parte alle decisioni. Ma è vero anche che questa facoltà non si accompagna a un'adeguata informazione sul tema su cui si è chiamati a pronunciarsi. Sul quale, di solito, la maggior parte dei cittadini non dispone di sufficienti conoscenze né ha la possibilità di procurarsele in modo veloce e poco costoso. Di qui la decisione, frequentissima, di astenersi. Insomma, nel meccanismo referendario - e naturalmente anche nei sondaggi - manca quel processo di discussione e di approfondimento che connotava la democrazia ateniese.

Per ovviare a questo limite, alcuni suggeriscono di "informare" un gruppo di cittadini e chiamarlo a decidere. La proposta più recente, dovuta a J. Fishkin, riguarda i deliberative polls , una sorta di grandi focus group, condotti su campioni di qualche centinaio di persone, rappresentativi della popolazione. I partecipanti vengono raccolti in un unico luogo ove esprimono anzitutto il loro parere su di una certa tematica. Successivamente partecipano a una giornata (o più) di informazione a opera di esperti di politica di varie parti. Al termine viene chiesto loro di votare nuovamente: sulla base delle informazioni ricevute un numero significativo di partecipanti muta la propria scelta.

La proposta di Fishkin rende assai più consapevoli le scelte dei partecipanti al poll . Ma, proprio per il fatto di "informarli", rende questi ultimi "diversi" dagli altri cittadini e quindi non più rappresentativi degli stessi. Questo e altri limiti fanno considerare il deliberative polls come uno strumento utile per migliorare la tecnica delle rilevazioni sociali, ma certo non una forma "vera" di democrazia diretta. In generale, anche alla luce di queste esperienze, sembra preferibile un affinamento delle istituzioni di democrazia indiretta, ampliando le forme di partecipazione e di controllo dei cittadini, a una forse utopica riproposizione della democrazia diretta. Adatta certo - seppur con qualche limite - al contesto ateniese, ma difficilmente attuabile per le società postindustriali contemporanee

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