RASSEGNA STAMPA

17 OTTOBRE 2003
ANNA MELDOLESI
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PER MEACHER GLI ESPERIMENTI SERVIVANO A PRENDERE TEMPO

Il giorno senza giudizio sugli Ogm

Le ricerche inglesi non hanno sciolto i dubbi, ora tocca a una commissione governativa

 

I giornali d'oltremanica avevano battezzato la giornata di ieri come "il giorno del giudizio". La presentazione dei risultati delle sperimentazioni nazionali sulle piante transgeniche doveva funzionare da ago della bilancia, spingendo Blair a decidere se aprire o meno le porte della Gran Bretagna agli Ogm con ovvie ripercussioni per il dibattito in corso in tutta Europa. Il primo bilancio a caldo, però, è che il 16 ottobre sarà ricordato come l'ennesima giornata di confusione. Per quanto gli 8 lavori pubblicati dalla rivista della Royal Society appaiano rigorosi, dettagliati e persino pignoli, danno ben poche risposte scientificamente rilevanti e di certo non aiutano a risolvere una querelle che è di natura prettamente politica. Il progetto da 6 milioni di sterline, che per 3 anni ha impegnato tanti ricercatori in circa 70 siti sparsi per la Gran Bretagna si è rivelato soltanto un esempio da manuale di scienza inutile?

Nelle scorse settimane Guardian e Independent hanno fatto a gara per pubblicare indiscrezioni catastrofiste, facendo infuriare l'accademia scientifica britannica che è scesa in campo per censurare la disinvoltura dei due giornali e invitarli a leggere i lavori prima di emettere verdetti. Ora che i dati sono nero su bianco, però, la Royal Society continuerà ad avere il suo bel da fare per correggere le sbandate del dibattito pubblico, perché i primi lanci battuti dalle agenzie prediligono i toni allarmistici e non lasciano spazio alle sfumature. Mentre i risultati sperimentali sono difficili - forse impossibili - da interpretare. In sostanza i ricercatori hanno confrontato 3 varietà transgeniche (mais, colza e barbabietola resistenti agli erbicidi) con altrettante varietà convenzionali, ripetendo l'esperimento in condizioni pedoclimatiche differenti. In diversi momenti dell'anno hanno provveduto a contare le erbe infestanti, ma anche lumache scarafaggi cimici farfalle e così via, per valutare se i diversi erbicidi impiegati nell'agricoltura convenzionale e in quella transgenica avessero effetti differenti sulla biodiversità.

Qualcuno ha provato a riassumere i risultati come in una schedina dicendo che gli Ogm hanno perso 2 a 1: il mais transgenico in linea di massima se la caverebbe meglio di quello convenzionale, mentre colza e barbabietola transgeniche farebbero un po' peggio della controparte non geneticamente modificata. La realtà però è assai più complicata. Non solo è scorretto parlare di Ogm in generale, perché i dati si riferiscono a 3 specifiche varietà valutate in un contesto geografico ben preciso. Ma il quadro è in chiaroscuro anche laddove questi Ogm mostrano performance apparentemente meno brillanti: nei campi di colza Ogm infatti si registrano meno farfalle, e nei campi di barbabietola Ogm meno api, ma in entrambi i casi risultano più numerosi alcuni gruppi di insetti del suolo. E allora, ha davvero senso sostenere che colza e barbabietola transgeniche sono dannose per la biodiversità? Come si fa a stabilire se un ragno vale più di una cimice? E poi siamo davvero sicuri che stiamo confrontando gli effetti di piante Ogm e convenzionali? Quello che facciamo in realtà è paragonare i diversi erbicidi utilizzati nei due sistemi - la modificazione genetica in sé è del tutto irrilevante - e i risultati sono destinati a cambiare se cambiano le modalità di applicazione dei prodotti. Un erbicida di bassa tossicità come il Roundup influisce sulla fauna circostante in via indiretta: non avvelena gli insetti ma elimina le erbacce di cui si nutrono. Insomma si potrebbe sostenere che gli esperimenti britannici hanno scoperto l'acqua calda: che gli erbicidi più moderni utilizzati con gli Ogm svolgono più efficacemente il compito di eliminare le erbacce e considerare questa efficienza come un difetto è come chiedere agli agricoltori di coltivare le infestanti. Per di più chi conosce l'agricoltura sa bene che gli Ogm sono solo uno tra tanti fattori in gioco, basta passare da una specie convenzionale ad un'altra anch'essa convenzionale per influire profondamente sulla biodiversità locale.

Già, ma allora perché nel 1999 si è deciso di intraprendere queste sperimentazioni? L'ex ministro dell'ambiente Michael Meacher - unica voce antibiotech del governo Blair prima di cedere il posto a Margaret Beckett - ha ammesso che questi esperimenti sono serviti "per prendere tempo" nel momento in cui lo scandalo Frankenfood era al suo apice. Ma questa è solo una parte della risposta. Nel mondo anglosassone è stato coniato un termine per indicare quel genere di scienza che corre dietro alle emergenze politico-mediatiche, cercando di rispondere alle ansie del momento invece di seguire percorsi sensati dal punto di vista scientifico. La chiamano ambulance chasing science. E non c'è dubbio che gran parte della ricerca degli ultimi anni sui rischi degli Ogm rientri nella categoria. I fondi e il sostegno politico per questi studi abbondano, poco importa se poi i risultati si rivelano banali, preliminari o irrilevanti al punto che spesso non vengono neppure accettati per la pubblicazione dalle riviste scientifiche. Adesso comunque la palla passa a un apposito comitato governativo che ha qualche mese di tempo per tirare le somme delle sperimentazioni e consigliare il governo sul da farsi. La vera patata bollente però continuerà a restare politica. Blair ha già dimostrato di credere nel biotech e si è vantato di non conoscere la retromarcia. Saprà ingranare la marcia e guidare la Gran Bretagna oltre le polemiche?

 

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